fbpx
CronacheEconomiaNews

Riforma Camere di Commercio, Confcommercio: “Condizionamenti politici sull’accorpamento”

Un pezzo minoritario della politica vuole mettersi di traverso sull’accorpamento delle Camere di Commercio siciliane: una “mossa” legata con ogni probabilità al futuro dell’aeroporto di Catania. L’allarme è stato lanciato oggi, in conferenza stampa, dai vertici regionali, catanesi e siracusani di Confcommercio, presenti con Pietro Agen, Riccardo Galimberti e Sandro Romano. Quando, su indicazione dei governi nazionali e regionali, condivisa da Unioncamere regionale e Confcommercio, sembrava che filasse per il meglio, con all’orizzonte quattro Camere (Palermo, Trapani-Caltanissetta-Agrigento, Catania-Ragusa-Siracusa e Messina) è accaduto un imprevisto: “un’entrata a piedi uniti” –così l’ha definita Agen- di due sottosegretari, Simona Vicari (sviluppo economico) e Giuseppe Castiglione( agricoltura), che hanno chiesto “di fare chiarezza”. Due esponenti dello stesso esecutivo che vuole la riforma. In questo modo, si è messo di fatto uno “stop” alle deliberazioni del Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico. Adesso, si attende la riunione ministeriale del 5 agosto: se andasse “a vuoto”, i vertici di Confcommercio annunciano che si rivolgeranno alla Procura della Repubblica di Palermo. Il tutto, nel periodo in cui l’economia siciliana è agonizzata, come emerso in sede di rapporto Svimez.

Così, come ha spiegato Galimberti, 180mila imprese sono al palo a causa dello stallo in cui versano le Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa per il mancato accorpamento, previsto dal Governo Renzi. Un operazione riuscita tra Palermo ed Enna, una fusione fatta in tempi brevissimi, deliberata dal Mise con decreto dello scorso 17 marzo e ad oggi col procedimento di rinnovo avviato, e andata a buon fine anche tra Trapani, Agrigento e Caltanissetta, deliberata dal Mise il 21 aprile scorso e oggi in fase di avvio del procedimento.

Cosa blocca la procedura di fusione delle tre Camere di Commercio del Sud Est? Per i vertici dell’associazione si tratta di intollerabili intromissioni da parte di parlamentari per impedire la fusione. Da febbraio –hanno spiegato gli esponenti dell’organizzazione del commercio- c’è un documento sul sito di Unioncamere che spiega la fusione, ma i due sottosegretari l’hanno letto?

“L’hanno fatto perché sono sciocchi? Incapaci?” si è chiesto Agen.

Lo stupore di tutti sui dati dello Svimez pubblicati nei giorni scorsi non disorienta Confcommercio che li giustifica come una logica conseguenza di una politica inesistente in Sicilia: in sette anni, da Lombardo a Crocetta non c’è mai stato un progetto di sviluppo per la nostra isola.

Un anno fa circa l’allora presidente della Repubblica Napolitano venne a Catania per assistere alla cerimonia “in pompa magna” della firma del Patto del Sud Est, che vedeva riunite in un’unica logica di sviluppo territoriale Catania, Siracusa e Ragusa. In quella occasione Confcommercio si astenne dal partecipare facendo presente che mancava al progetto un soggetto unitario delegato a svolgere la funzione di sviluppo.

“Fatte queste premesse – spiega Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia – analizziamo la situazione. Con l’accorpamento delle Camere di Commercio imposto da Renzi si sono finalmente concretizzate le condizioni per arrivare ad un’unica politica economica di area vasta. Unionacamere Sicilia delibera di indirizzare la costituzione di tre Aree vaste che diventano quattro a seguito di una norma approvata dal Parlamento nazionale che permette a Messina di rimanere autonoma. Partono a questo punto le operazioni per la costituzione delle Camere di Commercio di Palermo ed Enna, Trapani, Agrigento e Caltanissetta e Catania, Siracusa e Ragusa. Se per le prime due il procedimento è spedito e va a buon fine resta il mistero di quanto sta accadendo per Catania Siracusa e Ragusa. Il 21 luglio – continua Agen – la Commissione tecnica a cui è demandato il parere sulla funzione delle tre Camere, alla presenza del rappresentante della Regione Sicilia, esprime parere favorevole alla fusione, dopo un precedente rinvio per approfondire i rapporti relativi alla Camera di Commercio di Messina. Nella riunione del Mise del 30 luglio, che avrebbe dovuto deliberare la fusione e nominare il commissario ad acta, tutto viene rimandato a causa di una presa di posizione della Regione Sicilia determinata dagli interventi dei sottosegretari Castiglione e Vicari che bloccano la ratifica rinviando l’argomento”.

Cosa c’è dietro?

Secondo il presidente di Confcommercio Catania Galimberti “probabilmente a qualcuno non stava bene che il commissario ad acta fosse il segretario della maggiore Camera di Commercio, ovvero il dott. Pagliaro di Catania. E diciamo questo perché nei giorni scorsi si sono sviluppati movimenti mirati ad ottenere scelte diverse. Oppure – ha continuato Galimberti – la politica che oggi ha i numeri per comandare gli aeroporti di Catania e Comiso è spaventata dall’idea di perdere il controllo come succederebbe se si giungesse alla fusione. Infatti la nuova Camera del Sud Est avrebbe il 62,5% delle azioni della SAC spa mentre alle tre componenti politiche resterebbe il 37,5. Questo prima del minacciato aumento del capitale in borsa deliberato senza che l’imprenditoria catanese potesse esprimere il proprio parere in merito. Anche qui Crocetta dovrà spiegare come mai al commissario della Camera di Commercio di Catania Rizzo non sia stata affidata la delega all’aeroporto, determinando nella sostanza un esclusione della stessa dalla gestione della SAC ed escludendo così il maggior azionista”.

E ora cosa accadrà? “Attenderemo il 5 agosto – ha dichiarato Pietro Agen – per vedere se il Mise determinerà finalmente la fusione, in caso contrario chiederemo un incontro al procuratore della Repubblica di Palermo per renderlo edotto su una serie di fatti che nel loro insieme assumerebbero particolare rilevanza. Chiederemo un incontro con il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Movimento Noi con Salvini e La Destra di Musumeci per avere l’appoggio su una vicenda che è moderato definire scandalosa. Così come chiederemo una presa di posizione da parte del Sindaco Bianco, del presidente di Unioncamere regionale Montante e del presidente di Unioncamere nazionale Lo Bello”.

Tags
Mostra di più

Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker