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Rientra in Italia la salma di Salvatore Failla

È rientrata in Italia la salma di Salvatore Failla, il tecnico della Bonetti ucciso in Libia insieme al collega Fausto Piano. Una vera e propria esecuzione dato che, dai primi esami, sembra che i due italiani siano stati colpiti da un proiettile alla nuca. I corpi sono atterrati a Ciampino, accolti dal dolore dei familiari.

E nel dolore la moglie di Failla si sfoga e racconta di un ultimo disperato appello del marito durante una telefonata: ” Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto. Parla con giornali e tv, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere”. “Sono rimasto da solo, prima stavo bene ma ora ho bisogno di medicine. Muovi tutto quello che puoi, i media, i tg: ho bisogno di aiuto, la Bonatti non fa più niente”.

E che non sia stato pagato nessun riscatto lo conferma anche il ministro Gentiloni. L’accusa della vedova è chiara: il governo non ha fatto niente per proteggere il marito ed il collega, neanche davanti l‘autopsia eseguita a Tripoli nonostante il divieto della famiglia. Durante la conferenza stampa indetta proprio dalla vedova Failla, è stato spiegato come non sia stata un’ispezione cadaverica esterna ma una vera e provi autopsia, sostenendo l’importanza di recuperare il proiettile per poter identificare i rapitori ed il gruppo a cui appartengono.

La trattativa per evitare l’autopsia tra i due paesi, però, è stata particolarmente aspra, tanto che i rappresentanti italiani “sono stati costretti a dargli i corpi per l’autopsia perchè gli hanno puntato un’arma alla testa”, ha rivelato la vedova.

Ora toccherà, per quanto possibile, ai medici italiani fare chiarezza sulla vicenda.

foto ansa

 

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Redazione

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