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Rider, il vero volto dello sfruttamento digitale

L'intervista a Massimo Malerba

Si fa un gran parlare di riders e Gig Economy. Luigi Di Maio ha addirittura dedicato a loro il primo incontro da ministro del Lavoro e il dibattito occupa una posizione di primo piano nell’agenda politica nazionale. Abbiamo affrontato la questione con il sindacalista Massimo Malerba.

Perché questa discussione sui riders ha assunto un carattere tanto rilevante?

«I riders sono diventati l’emblema della cosiddetta Gig Economy, l’economia dei lavoretti, delle prestazioni malpagate, discontinue e prive delle tutele minime riconosciute al lavoro, inteso nella sua accezione classica. Ma sono solo un piccolo tassello del grande mosaico dello sfruttamento postmoderno».

Alla fine, stiamo parlando dei fattorini, che sono sempre esistiti.

«È vero. La consegna del cibo a domicilio non nasce certo oggi. Si pensi al classico “ragazzo della pizza”. Esiste da decenni, dall’avvento delle pizzerie da asporto. È l’antenato dei riders ma in una modalità, diciamo così, più “mainstream”. Come i riders di nuova generazione, il “ragazzo della pizza” inhouse, percepisce compensi da fame, non è assicurato contro gli infortuni, non ha diritto alla malattia, lavora in qualsiasi condizioni meteo. Nella nostra provincia sono oltre un migliaio i giovani e meno giovani che fanno questa attività. Ma c’è una differenza decisiva con i fattorini che operano per le grandi aziende del food delivery come Delivero o Justeat. Una differenza che nei fatti determina la grande attenzione mediatica verso queste figure».

Quale?

«I riders delle piattaforme digitali vengono contattati tramite le app, vengono pagati, quasi sempre a cottimo, tramite le app, i loro turni di lavoro sono regolati, confermati o disdetti, spesso anche all’ultimo momento, dagli algoritmi. Sono inoltre sottoposti a forme di valutazione e di punteggi di produttività elaborati automaticamente a seconda del numero di consegne effettuate e delle distanze percorse, ma anche per variabili al di fuori del loro controllo, come il numero di ordini rifiutati o le cattive recensioni degli utenti sulla qualità del cibo. Come in un episodio di Black Mirror, il rider non conosce nemmeno la faccia del padrone».

Però l’altro ieri, l’amministratore di Foodora Italia è uscito allo scoperto, minacciando di lasciare l’Italia se dovesse passare la linea di Di Maio sui riders.

«Di Maio chiede una cosa giusta: che i riders vengano inquadrati come lavoratori subordinati, e che venga loro riconosciuto anche il diritto alla disconnessione. L’amministratore di Foodora sostiene che se assumesse tutti sarebbe costretto a chiudere e a lasciare l’Italia. Peccato che in Germania funzioni esattamente così: i rider di Foodora sono assunti a con contratto di lavoro subordinato e guadagnano 13 euro l’ora e godono di tutte le tutele previdenziali e assicurative. Perché in Germania sì e in Italia no? Purtroppo, una sentenza del Tribunale di Torino ha dato ragione a Foodora negando la subordinazione a 5 lavoratori che avevano fatto ricorso. Per questo occorre subito intevenire sul piano normativo, coinvolgendo le organizzazioni sindacali. Peraltro, dal 3 dicembre scorso, la figura dei rider è stata finalmente inserita in un contratto nazionale, quello di Trasporti e Logistica che al momento, purtroppo, vale solo per i lavoratori subordinati. Un segnale importante, non solo perché grazie a questo contratto i lavoratori avranno un aumento di 108 euro, ma soprattutto perché si muove nella logica di una valorizzazione del settore contro la terziarizzazione al ribasso. Purtroppo, da questo contratto, rimangono al momento esclusi tutti coloro che lavorano fuori dai perimetri contrattuali, i lavoratori a cottimo, a partita iva, a progetto».

Di Maio ha proposto anche un salario minimo per legge. È una buona proposta?

«Se penso per esempio ai lavoratori outbound dei call center, che non hanno un fisso dico di sì. Ma deve essere accompagnato dalla contrattazione perché il lavoro non è soltanto il salario ma anche tutti gli altri diritti. Prendi per esempio i volantinatori, giusto per rimanere in tema di Gig Economy: che senso ha percepire nove euro l’ora, contro i 3,50 attuali, se poi quando ti ammali o quando piove o quando ti infortuni, o quando devi dare un esame non vieni retribuito?».

Un’ultima domanda. Ieri i LaburistiDem, hanno diffuso un comunicato in cui dicono di approvare le misure proposte da Di Maio. Molti li hanno sostenuti, altri li hanno criticati, tu da che parte stai?

«Hanno fatto bene. Quando le proposte sono buone vanno sostenute a prescindere dal giudizio che si ha su chi le propone. Tornare al merito delle questioni, e fuori dalle prudenze politiciste, sarebbe già un atto rivoluzionario. Soprattutto per le forze che si richiamano alla tradizione laburista».

(Foto Adnkronos)

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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