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Psiche e Società

Ricostruire il nostro modo di lavorare

Lavoro. Il lavoro per noi non è solo una fonte di guadagno, ma assume anche una gratifica personale. Una delle prime domande della nostra infanzia è stata: “che lavoro vorresti fare da grande?”

Siamo stati proiettati non solo al lavoro, ma anche a seguire un sogno, unire l’utile al dilettevole, guadagnare facendo quello che desideriamo fare.

Crescendo, il sogno si fa concreto e a volte deve essere aggiornato non solo alla società, ma anche a ciò che siamo più portati a fare e alle difficoltà che siamo disposti ad affrontare.

Insomma la vita si complica, le responsabilità si sommano e perdiamo di vista il concetto del lavoro che più ci piace.

Non ci concediamo più la possibilità di sognare.

L’1 Maggio in situazione Covid-19 ci fa pensare ancora di più al lavoro, che non abbiamo o che abbiamo perso o chissà quando potremmo riprendere.

Prima era una scusa per non lavorare adesso, invece, lavorare è un esigenza anche per trascorrere il nostro tempo.

Trascorriamo al maggior parte della nostra vita lavorando

Questa è una certezza, adesso che siamo fermi e obbligati ad esserlo possiamo sfruttare questo tempo per ricostruire la nostra futura vita. Siamo bombardati da notizie di quanti morti ci sono, quanti contagiati etc. Davanti alla morte non abbiamo scelta, o meglio possiamo scegliere in che modo vivercela.

La vita, invece, è piena di scelte, ogni scelta ha un peso, ma anche tante soddisfazioni. Ci siamo mai chiesti cosa possiamo fare con le competenze che abbiamo?

Se ci facessero adesso la domanda con la quale ho aperto questo articolo:

Che lavoro vuoi fare?

Oggi cosa risponderesti, un lavoro qualsiasi è la pratica. Diamoci la possibilità di sognare, di ripristinare i nostri desideri.

Questo è un momento di crisi, ma quando finirà dovremmo ricominciare, sappiamo già che direzione prendere?

Abbiamo l’occasione di ricominciare su una strada che non deve essere per forza quella che abbiamo lasciato. Possiamo risorgere come fenici, e cambiare questa volta, però, abbiamo il potere di farlo a modo nostro, mettendo avanti i nostri sogni e desideri.

Il tuo lavoro ti piace?

No, puoi fare qualcosa per cambiare, cosa implica il cambiamento, quali sacrifici quali responsabilità e quindi quali decisioni ci sono da prendere?

Rifletterci su non ci costa nulla, nel frangente facciamo quello che dobbiamo fare.

Si, possiamo apprezzare ulteriormente quello che facciamo e magari apportare dei miglioramenti, novità al lavoro che diventi non solo competitivo, ma anche innovativo e piacevole per chi lavora e per l’utenza.

Cogliamo in tutto quello che sta accadendo, non il lato positivo, bensì l’occasione di aprirci al cambiamento. Non è un lavoro facile, ci vuole coraggio a cambiare, ma lo si fa poco per volta e soprattutto non subito. Consapevoli del fatto che possiamo desiderare un cambiamento e che abbiamo tutti le carte in regole per farlo. Un passo dopo l’altro, senza dimenticare la direzione, l’obiettivo che vogliamo perseguire.

Catania è stata distrutta tante e volte e altrettante volte è stata ricostruita. Noi non siamo distrutti, ma ci possiamo “ristrutturare” se vogliamo.

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