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Ricordare Turi Ferro

«Papuccio non ti devi accontentare mai» l’11 maggio il regista Guglielmo Ferro ricorda per l’Urlo il grande Turi Ferro in occasione del 15° anniversario della sua scomparsa.

«Vai avanti e aspira sempre a cose più grandi. Cerca di capire se puoi fare meglio; mi instillava il dubbio cartesiano, come monito per andare oltre. Il mio è un ricordo da figlio ovviamente, sono gli affetti,  le emozioni, i momenti trascorsi insieme. Certo il ruolo di padre non poteva escludere la figura gigantesca che era nell’arte, dei personaggi che interpretava e con i quali siamo cresciuti io e mia sorella. Era una mente eccelsa, che non ha mai conosciuto il compromesso, fuori da schemi politici  era sempre alla ricerca della perfezione, impegnato solo nello studio dell’arte del teatro».

Turi Ferro fu un esempio per i suoi figli ed un grande figlio per la sua Catania.
Nato il 21 gennaio 1921, debutta da bambino nella “Brigata d’arte di Catania“. Interprete del mago Crotone in una messa in scena de “I giganti della montagna” di Pirandello diretta da Giorgio Strehler, avrà nelle opere del drammaturgo siciliano il suo punto di riferimento.

Nel 1957 crea con la moglie Ida Carrara l’Ente teatrale Sicilia. Tra i suoi successi le numerose versioni teatrali dei grandi romanzi siciliani: da “Mastro don Gesualdo” di Verga, al “Giorno della civetta” di Sciascia, al “Bell’Antonio” di Brancati. Per la Rai sarà l’indimenticabile padron ‘Ntoni nei “Malavoglia” e mastro don Gesualdo nell’omonimo romanzo di Verga.

Per non lasciar sguarnito il “mio” teatro, constrinsi Paolo Grassi a portare “I Giganti” a Catania. E lui, facendosi precedere dai tir della scenografia, obbedì

Il segreto della mia arte è… lavorare, amare la propria lingua con la stessa energia di Bruce Springsteen, amare il teatro come la famiglia.

 

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