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Estorsione o gioco sessuale? Parla l’avvocato del pianista Gianfranco Pappalardo Fiumara

Foto piccanti in atteggiamenti espliciti, una finta copertura e un gioco perverso: sono queste alcune delle caratteristiche che rendono complessa la presunta estorsione effettuata dal pianista Gianfranco Pappalardo Fiumara. La vittima del ricatto sarebbe il parroco Don Luigi Privitera, parroco di Trepunti frazione di Giarre.

Il parroco e il pianista, infatti, avrebbero intrattenuto una relazione di natura esclusivamente sessuale sfociata secondo l’accusa in piccoli e continui ricatti. La dinamica del rapporto viene raccontata alla nostra redazione da Enzo Guarnera, legale di Gianfranco Pappalardo Fiumara.

L’incontro in una chat gay

Il primo approccio tra Don Luigi Privitera e Gianfranco Pappalardo Fiumara si sarebbe consumato in chat gay, dove il parroco si presentava come un insegnante d’arte con una moglie lontana.

«La prima cosa che va detta è che il contatto lo cercherà sempre il prete con Pappalardo-Fiumara e non viceversa. Il prete era iscritto ad una chat per gay e all’interno di questa incontra il profilo del pianista,  prendendo contatti con lui. Inizialmente si presenta come un professore d’arte, sposato con moglie lontana e figli al Nord Italia. Successivamente gli propone degli incontri che, in totale, saranno tre e tutti a casa di Gianfranco Pappalardo Fiumara. Dunque, è colui che non si presenta come prete che andava a trovarlo. Dopo il terzo incontro il pianista gli dice che non vuole più continuare mentre il parroco insiste e questa insistenza determina degli screzi», spiega Enzo Guarnera.

La scoperta

Il prete, evidentemente, non è così bravo a nascondere la sua vera identità. I problemi arrivano, infatti, quando il pianista scopre la “doppia vita” del proprio amante.

«Pappalardo Fiumara scopre che quest’uomo è un prete casualmente. Mentre passa davanti alla chiesa di Trepunti vede uscire “l’insegnate” ma con la toga. Inizialmente rimane interdetto perché pensa che forse si sia sbagliato. Ma quando gli si avvicina lui nega la sua doppia identità. Dopo aver capitolato, tra il parroco e GianfrancoPappalardo Fiumara nascono ulteriori incomprensioni. La dinamica è affidata alla descrizione di entrambe le parti», puntualizza Guarnera.

«Non esiste una prova oggettiva di come effettivamente il loro rapporto si sia sviluppata. Tutto si basa sulle ricostruzione dei due. Pappalardo Fiumara afferma che nel rapporto il parroco gli disse di voler avere una posizione subordinata, quindi di essere schiavizzato. Nel corso di incontri il parroco registrerà ogni colloquio tra i due. Ma non solo: anche nel corso dei rapporti risalenti a prima che lui svelasse la propria identità  registrava tutto con il cellulare. Bisogna capire perché. All’interno di questo rapporto particolare, al prete piaceva impersonare lo schiavo. È vero che gli offriva dei soldi ma solo perché, per il parroco, era un modo per punirsi.  Quest’ultimo dunque gli offrì dapprima duemila euro. A ciò Pappalardo Fiumara rispondeva sempre a mo’ di gioco. Ogni conversazione ed ogni rapporto veniva filmato e registrato dal prete, a insaputa del pianista, che amava farsi fotografare in atteggiamenti “intimi”», prosegue l’avvocato.

Pare, però, che questo gioco perverso si sia fatto sempre più intenso dopo la scoperta del pianista della doppia identità del parroco. E che dunque, Gianfranco Pappalardo Fiumara abbia formulato dei ricatti, affermando che se Don Luigi Privitera non avesse pagato avrebbe rivelato la loro relazione al vescovo.

“Io non lo avrei mai fatto. Era solo un modo per intimidirlo ma faceva parte del gioco anche se mi ero arrabbiato dopo aver scoperto le sue bugie circa la sua identità”, avrebbe rivelato il pianista al proprio avvocato. 

«Tutte queste espressioni sono registrate perché ci sono gli audio. Infatti, Pappalardo Fiumara non smentisce ma afferma di non aver mai preso soldi. Tutto il processo si basa sulla credibilità delle due parti. La vera domanda è un’altra. Quando Pappalardo chiede soldi che il prete avrebbe già offerto, è una richiesta finalizzata a estorcere denaro o era all’interno di questo gioco distorto e perverso come lo definisce così lui stesso?», chiarisce Guarnera.

L’ultimo incontro tra Gianfranco Pappalardo Fiumara e Don Luigi Privitera.

A far scattare le manette per il pianista di fama internazionale sarebbe stato l’ultimo incontro nel corso del quale sono stati coinvolti anche i Carabinieri di Riposto.

«Nel corso dell’ultimo incontro il prete avvisò i carabinieri. Ma gli andò male perché Pappalardo Fiumara non prese il denaro. Quando il pianista uscirà dalla chiesa, infatti, gli agenti non gli trovarono addosso neanche un euro. Il prete sostiene, probabilmente poiché si intimorì davvero che il pianista potesse rivolgersi al vescovo, di avergli dato 2500 euro. Ma Pappalardo Fiumara risponde di non aver mai avuto niente poiché quei discorsi erano frutto semplicemente di intimidazioni verbali, come gioco. Ma nulla di più», afferma il legale Enzo Guarnera.

L’avvocato seguirà il caso fino al Tribunale del Riesame, la cui istanza da presentare sarà preparata in settimana. Per ora il Gip ha ritenuto valido il racconto del prete, disponendo così gli arresti domiciliari per il pianista. Enzo Guarnera, fondatore di tre associazioni anti estorsione, ritiene che non ci siano le condizioni per parlare di estorsione classica come definito dal Gip e dal Pm. Proprio per questo motivo, almeno fino al riesame continuerà a sostenere il pianista. Potrebbe ripensarci solo qualora venissero a galla elementi in contrasto con le proprie scelte etiche.

Si attendono ulteriori risvolti circa i provvedimenti di cui potrebbe essere destinatario il prete.

E.G.

 

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