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Restrizioni Conte, Musumeci: “Chiediamo locali aperti fino alle 23”

Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana non ci sta alle severe restrizioni contenute nel nuovo DPCM. Fino al 24 novembre, infatti, cinema, teatri e palestre dovranno rimanere chiusi. Mentre bar e ristoranti caleranno la saracinesca alle 18:00, evitando così gli assembramenti della movida e l’ora dell’aperitivo.

«Episodi come quelli di Catania o Napoli vanno condannati senza se e senza ma. Tuttavia -afferma Musumeci nel corso di un’intervista al Corriere della Sera- bisogna comprendere le ragioni della rabbia, se espressa in maniera civile si intende. E per questo avanzo una proposta al premier Conte. Un protocollo che consenta alla Regione siciliana, per alcune materie, di derogare anche nelle misure estensive e non solo restrittive. Ci permettano di aprire fino alle 23 ristoranti, bar, pizzerie. La chiusura alle 18 non ha senso. È l’ora in cui cominciano a lavorare».

«Assurdo consentire l’asporto, con le persone in piedi in attesa del cibo. Non sarebbe più logico farle sedere al tavolo nel rispetto delle procedure anti- Covid? In Sicilia la situazione non è tale da giustificare una misura così restrittiva. Noi -sottolinea il governatore- siamo all’ottavo posto per numero di contagi. Peraltro i ristoratori hanno adeguato le strutture».

L’Ugl al fianco del presidente Musumeci

«Il Governo nazionale non sia sordo alle richieste della Giunta regionale a nome dei tanti lavoratori, anche catanesi, che chiedono di poter continuare a lavorare dopo che hanno investito ingenti somme per poter accogliere la clientela in piena sicurezza. Non si può rimanere indifferenti davanti ad un grido di dolore di chi si trova costretto, ancora una volta, a rinunciare al proprio lavoro a causa di disposizioni discutibili».

Gli fa eco Giovanni Musumeci, segretario territoriale della Ugl di Catania, esprimendo vicinanza alle tante categorie di lavoratori penalizzate dall’ultimo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

«A nostro avviso quanto disposto non solo non risolve i problemi legati alla diffusione del contagio. Ma affossa ancor di più un’economica che a Catania, ad esempio, rappresenta oltre il 40% della produzione locale. Pensiamo al settore enogastronomico in generale, dalla ristorazione allo street food, al comparto ricettivo e turistico che non può contare neanche sulla destagionalizzazione dopo un’estate non certo felice. Ma anche ai vari ambulanti ed a tutta la categoria connessa agli eventi ed alle manifestazioni. Senza certezze, né contromisure adeguate, il rischio reale di un crollo verticale dell’economia in un contesto, come quello di Catania, già complicato non è affatto lontano con relativo pericolo per la tenuta sociale. Non ce lo possiamo permettere affatto!».

«Ci accodiamo quindi alla richiesta del presidente Musumeci, perché il Governo Conte dia lavoro e non ristoro nel rispetto delle attività di contenimento. Chiediamo – conclude Musumeci – più controlli e non chiusure. Riteniamo giusto e doveroso far lavorare chi è in regola e far regolarizzare chi non rispetta la legge. Su questo, auspichiamo unità di intenti tra tutte le rappresentanze datoriali e sindacali, oltre che della folta deputazione regionale e nazionale. Catania non può essere abbandonata al proprio destino».

E.G.

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Redazione

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