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Tutto il resto ha poca importanza il nuovo titolo di Nicola Costa commuove e indispone al Canovaccio

A far da controcanto ad Alice Sgroi, Francesco Barnava. Ideali e cinismo si danno battaglia in scena

Una crisi personale e umana in Tutto il resto ha poca importanza, che diventa la crisi del teatro e della società di cui è specchio.

 Una vera e propria dichiarazione d’amore, scritta e diretta da Nicola Costa e che sarà in scena al Teatro del Canovaccio fino a domenica 8 aprile.

Alice Sgroi e Francesco Barnava, hanno incarnato quella che è una crisi umana che si riverbera negli ideali di ognuno, che siano libri, comunicazione, politica e…teatro. In pratica questo spettacolo rappresenta concettualmente ciò che il teatro stesso dovrebbe essere: uno specchio interiore riverberato nei cuori del pubblico e nella coscienza sociale. Uno spunto di riflessione e di scandalo capace quando fatto adeguatamente di cambiare le cose o quantomeno di sconvolgerle.

Tutto nasce da un momento di instabilità interiore dell’artista. Quel punto in cui, non riconoscendosi più, in quella meravigliosa condizione di chi si perde, ogni persona cerca di arroccarsi in punti di riferimento ed è meraviglioso che Costa abbia scelto in questo caso i libri, facendone un elenco pertinente di citazioni, e la musica, quella evocativa di un’epoca in cui in bene o in male ci si univa per combattere, in cui si credeva che il futuro potesse cambiare.

Una attenta Alice Sgori, protagonista al centro di mille trasformazioni, è stata capace di trasferire con prorompente delicatezza il travaglio interiore e personale dell’artista, incapace di capire il senso più profondo di sè stesso arroccandosi sul senso di protesta che sfiora il vittimismo rabbiosamente patetico, in un percorso concreto che cerca di trovare una qualche direzione. Quale modo migliore di muoversi quando ci si perde se non quella di mirar le stelle soprattutto se queste sono rappresentate da pensatori, filosofi, poeti e grandi del teatro. Le più lucenti su tutte, agli antipodi e allo stesso tempo punti di riferimento indissolubili e precise, Shakespeare, Brecht e Pinter ad unire tradizione e non senso. I bisogni ancestrali di ogni essere umano perché ogni percorso per quanto differente è sempre efficace a ritrovar se stessi.

Così la riflessione interiore, partendo dalle tavole di un teatro occupato illegalmente, diventa universale, sfociando in quella confusione che forse caratterizza la società italiana di oggi. Quella sensazione di rabbia contro tutto in un mondo in cui tutto spesso significa nulla ma che nella cui perdita di rotta Costa cerca di dare alcuni punti di riferimento.

A far da controcanto ad Alice Sgroi, Francesco Barnava. Cinico, ironico, non è altro che l’altra anima dell’artista, quel sè che non si vuole riconoscere ma con cui ognuno deve affrontare prima o poi. Quello razionale e logico, quello che con la sua voglia di arrendersi cova una rabbia verso se stesso che in fondo diventa il motore per una più lucida consapevolezza.

Uno spettacolo che non vuole nè sa essere tale per volontà dell’autore. Un canovaccio di riflessioni, di travagli talmente intimi da diventare il filo conduttore capace di unire l’intera società contemporanea e allo stesso tempo dimostra come tutto è collegato. Dalla politica corrotta a sconvolgenti casi giudiziari. Mescolando sentimento e cinismo, critica a frivolezza, recitazione delle più classiche al conferenziale più diretto, la coppia Sgroi-Barnava è stata capace di portare sulla scena un testo sicuramente difficile capace di mettere a dura prova chiunque ma allo stesso tempo di mettere in luce qualità ed eccellenze.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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