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Cosa rappresenterà il nuovo Presidente della Repubblica?

Oggi i membri del parlamento si riuniranno per quella che sarà la prima seduta volta ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Ognuno prepara la propria strategia da adottare nel susseguirsi delle sedute. Si coinvolgono i grandi elettori – il PD ne avrà oltre quattrocento – e, naturalmente,un ruolo importante lo avranno pure i rappresentanti regionali.
Una cosa è certa: il ruolo del presidente della repubblica è ormai decisivo, tutt’altro che di mera rappresentanza. Adesso si guarda con curiosità chi dovrebbe decidere i componenti della corte costituzionale, si sceglie con cautela si sceglierà colui che presiederà il Consiglio superiore della magistratura. Ma soprattutto chi colloquierà con il presidente del consiglio. Per questo dovrà essere totalmente condiviso da tutte le forze politiche, facendole coesistere in un equilibrio che sarà determinante per il Paese.
Ora, tutti questi compiti molto delicati il presidente della repubblica li ha sempre avuti, ma la fisionomia della politica italiana è cambiata. Il sistema partitocratico è andato in crisi, tanto che le forze politiche – almeno da quattro anni a questa parte – non sono riuscite a dar ragione al voto popolare e, incapaci di eleggere qualcuno, hanno fatto ricorso alla saggezza del presidente, che ha dovuto prolungare il suo mandato per rimediare all’incapacità decisionale dei partiti e oscurare quello che ne avveniva all’interno.
Il nuovo presidente della repubblica, che tra un decreto e qualche grazia, potrebbe mettere le mani su quella seconda parte della costituzione, da anni oggetto di discussione, sarà l’artefice del tanto agognato bicameralismo perfetto? Sarà il traghettatore della repubblica parlamentare verso quella presidenziale? Staremo a vedere. Da queste considerazioni possiamo vengono spontanee una serie di domande:
Cosa dovrebbe rappresentare il nuovo presidente della repubblica oggi? Quale profilo dovrà avere? Dovrebbe ampliare e assecondare il peso decisionale che gli è stato conferito in questi anni, o essere una semplice istituzione che rappresenti la repubblica, tutelando i tre poteri fondamentali dello stato?
Lontani dall’immaginare una figura estranea da qualsiasi decisione politica, il presidente della repubblica dovrà restituire forza e fiducia alla propria gente. Per fiducia s’intende: restituire credibilità alla politica tornando al voto, auspicandosi quindi di non cadere in un altro governo di tecnici o saggi che siano.
Quando Sandro Pertini fu eletto presidente della repubblica si proveniva dallo “Scandalo Lockeed”, il quale vide l’allora presidente Giovanni Leone dare le proprie dimissioni. Pertini fu il presidente della gente, la figura che ripristinò i valori dello stato attraverso il sano patriottismo, valore fondamentale che aveva unito tutti contro il nemico in guerra, lo stesso che fece rinascere l’Italia negli anni ’80. Ma all’inizio degli anni ’90, la repubblica soffocò tra gli scandali e il malaffare. In quegli anni Oscar Luigi Scalfaro si prestò come personalità granitica, con il difficile compito di dare un esecutivo forte ai cittadini. Lo scandalo SISDE e la gestione di alcuni fondi – poi si seppe che il presidente non aveva alcuna relazione – macchiarono profondamente il suo operato, ma Scalfaro da magistrato ossequioso ai dettami della costituzione, seppe destreggiarsi e fu abile a scrollarsi da dosso quell’etichetta ultra conservatrice stampatagli, instaurando sempre di più un rapporto diretto con gli italiani. Certo anche Scalfaro fu costretto a formare un governo tecnico temporaneo, facendo traballare non poco il giudizio di una parte politica.
Insomma, ci si auspica che chi si insidierà al Quirinale sia una figura forte, che crei un rapporto diretto con i cittadini dopo la crisi economica e morale di questi anni. Una personalità che restituisca agli italiani la fiducia nella politica. Ultimamente i cittadini hanno dato credito all’astensionismo, abbandonando quell’assetto partitocratico che nel dopoguerra risultò fondamentale per la risollevata politico morale ed economica del paese. Vanno bene i movimenti, la rete, la democrazia dal basso, ma i partiti devono essere la scuola per la classe dirigente di domani. Per esserlo bisogna che al loro interno ci sia quella correttezza e quella passione che ai tempi di De Nicola, per intenderci, contraddistingueva la classe politica. Bene, il presidente che si insidierà prossimamente dovrà parlare nuovamente di “questione morale” all’ interno dei partiti. Non si può prescindere dalla politica, dalla scuola partitica, per far ripartire il paese. D’altronde tocca al potere esecutivo guidare l’economia, dare una condotta morale, riuscendo altresì a diffondere un’ immagine sobria dell’Italia in Europa e nel mondo per la propria credibilità. Il nuovo presidente che dovrà rappresentare “il nuovo”, riuscirà a far riavvicinare gli italiani alla politica? Per adesso, alla vigilia della sua elezione, sembra un disegno utopico.
Il nuovo presidente della repubblica avrà tanti fardelli sulle spalle. Dovrà essere il garante dei diritti di ogni singolo cittadino che si appresta a nascere o ad entrare in Italia. Deve ribadire che il nostro paese è un paese di opportunità, per tutti. Per questo deve affrontare insieme ai ministri e al presidente del consiglio la spinosa questione dell’immigrazione, trovando la giusta soluzione senza ledere alcun diritto umano. Il nuovo presidente parli di emarginati, sia vicino alla gente in modo da intenderne i reali bisogni. Si chiede un ossessivo dialogo con la parte bassa del paese. Ora più che mai si sente il bisogno di qualcuno che esca fuori dal palazzo. Il presidente dovrà essere il collante tra potere esecutivo e legislativo perché una volta per tutte si snellisca la burocrazia soffocante che attanaglia la magistratura. Ci si auspica che il nuovo presidente della repubblica tocchi con mano le problematiche in cui versa la scuola e risolva insieme ai ministri competenti le lacune che frenano l’università e la ricerca.

 

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