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Renzi a Catania, centro off-limits

E così ora sappiamo che domenica 11 settembre il centro di Catania diverrà zona off-limits. Qui è atteso il Premier Matteo Renzi che sul palco Sicilia approntato nel giardino di Villa Bellini concluderà il Festival Nazionale del Pd. Qui lo attendono per una manifestazione di protesta No Muos, No triv, insegnanti, precari, comitato per il no al referendum costituzionale, Fiom, Cobas, Usb, forestali…

A fare da sbarramento ci saranno cordoni di poliziotti decisamente meno rilassati di quelli che hanno operato il ‘filtro dolce’ ma efficace messo in piedi dal Questore Marcello Cardona per vegliare nei giorni scorsi all’ ingresso del Festival. Già perché nel capoluogo etneo i poliziotti hanno un bel da fare, quotidianamente, anche senza dover gestire la nuova tegola in arrivo.

C’è da aspettarsi poi che saranno schierati assai prima della Villa creando l’ennesimo vuoto. Il vuoto fisico di protezione per le autorità, ma soprattutto il vuoto simbolico: che sottolinea la distanza tra la città e le istituzioni che dovrebbero governarla.

E certo non è colpa da ascrivere alle forze dell’ordine. La gaffe iniziale effettuata sbarrando il passo a Matteo Ianniti il primo giorno è stata poi ampiamente rimediata con l’accoglienza protettiva riservata a tutti nei giorni seguenti. Ne’ si può dissentire con chi va in piazza per manifestare il dissenso verso un partito che governa la città, la regione e il paese e propone una manifestazione pubblica con non meno di trenta (30!) dibattiti, ma nemmeno una possibilità di intervento da parte dei cittadini.

Quando poi l’intervento c’è stato – forzando le maglie dell’organizzazione – per iniziativa di uno sparuto gruppo di professoresse preoccupate per le misure adottate dal governo sulla ‘Buona scuola’ abbiamo assistito a uno spettacolo surreale. Il Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, Davide Faraone, sprofondato nella poltrona sul palco da cui presenziava, rispondendo alle signore giunte ai suoi piedi ha insinuato nel botta e risposta un clima nemmeno tanto velato di minaccia. A che altro poteva servire ricordare, a più riprese, a persone di per sé poco avvezze a confronti del genere, gli accordi già presi in questura? L’utilizzo della questura come mezzo di dissuasione nei confronti di professoresse, maestre, madri e mogli preoccupate del proprio futuro è parso davvero fuori luogo. Se siamo stati noi, impreparati astanti, a non aver capito il rimando per linee interne (ma non si trattava di un dibattito pubblico?) di Faraone, ci scusiamo sin d’ora. Se invece l’interpretazione è quella giusta si scusi pubblicamente Davide Faraone, siciliano e parlamentare alla regione del Pd: con tutte le signore catanesi presenti quella sera e con le loro famiglie.

Ma si potrebbe ricordare anche la richiesta di dialogo gentilmente inoltrata dall’avvocato Nello Papandrea, certamente molto lontano dalla figura di un pericoloso agitatore, al Ministro della difesa Roberta Pinotti a proposito dei ripetitori Muos. Anche in questo caso nessun esito, nessun ascolto.

C’è solo da sperare che domenica il Premier Renzi faccia, come è lecito e doveroso, il suo discorso di chiusura senza che si scatenino altri guai. La città non ne ha davvero bisogno.

Il Festival nonostante il grande schieramento di Ministri e big del PD è stata un’altra occasione mancata. Per la Sicilia, per Catania per il PD stesso.

Non c’è da rallegrarsi. Non ce ne rallegriamo.

Maurizio Caserta

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Redazione

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