Cronache

La Regione supera il traguardo fondi UE, Musumeci “Sono veramente orgoglioso”

«Dopo aver superato l’obiettivo del Po Fesr, 719 milioni di euro al 31 dicembre, un risultato insperato, visto che alla fine del 2017, a tre anni dall’avvio della programmazione, erano stati certificati appena 6,3 milioni di euro, la Sicilia è promossa anche su spesa sociale, agricoltura e pesca», ad annunciarlo è Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia.

Sembrerebbe proprio che il futuro della regione siciliana si prospetti roseo: in tema di fondi UE il governo ha fatto centro. Per quanto riguarda le risorse comunitarie relative al Fse (Fondo sociale europeo), il quale si concentra su istruzione e formazione professionale, si è arrivati ad un traguardo di 118 milioni di euro. A dicembre del 2017 si partiva da 32,9 milioni di euro, con un fine 2018 previsto su i 96,7 milioni.

Non è stato semplice per il Governo Musumeci in appena dodici mesi, ma il risultato è stato sorprendente: sul Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), la spesa ammonta a 719 milioni di euro. Una cifra superiore di oltre 44 milioni di euro, considerato il minimo  di 674,6 milioni di euro.

«Un risultato ottimo visto il livello bassissimo di utilizzo delle risorse su alcuni Programmi in quel momento. Un obiettivo reso possibile da un grande lavoro di squadra politico e burocratico e da una sinergica collaborazione istituzionale con il ministero per il Sud», sottolinea il governatore.

Il Programma di sviluppo rurale destinato alle aziende agricole fa anch’esso la sua bella figura: supera di ben 185 milioni il limite di 377 milioni di euro prefissato da Bruxelles: spesa complessiva 562,3 milioni di euro.

«Sono veramente orgoglioso – conclude Musumeci – di essere il presidente di una Regione che sta iniziando a cambiare passo e che  guarda al futuro con ottimismo e minore rassegnazione. Prima le risorse non venivano spese e ritornavano indietro, ora questo non avviene più. Ovviamente è solo il punto di partenza, perché dobbiamo puntare a migliorare la qualità della spesa, modificando quella parte della programmazione, che non abbiamo fatto noi, per adeguarla alle esigenze del territorio».

E.G.

 

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Redazione

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