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Reddito e lavoro, i grandi assenti della campagna elettorale

Il lavoro è il grande assente della campagna elettorale, nel dibattito pubblico e nei programmi

Ieri, finalmente, per la prima volta in questa campagna elettorale, ho partecipato ad una discussione bella e utile sul lavoro. Un confronto tra alcuni protagonisti delle battaglie sindacali di questi anni ed esponenti del mondo politico.

Tra questi, Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Mdp, il consigliere comunale Niccolò Notarbartolo e Vittorio Bertone, candidato nella lista Cento Passi, che ringrazio per la centralità che ha voluto dare al tema del lavoro, dedicandogli l’appuntamento più importante della sua campagna elettorale.

Tantissime le persone accorse al Campus d’Aragona, qualche centinaio, segno che affrontando le questioni concrete è possibile risvegliare l’interesse dei cittadini nei confronti della politica e limitare il drammatico fenomeno dell’astensionismo.

Il lavoro è il grande assente di questa campagna elettorale.

Assente nel dibattito pubblico, nei confronti tra i candidati ma anche nei programmi che perlopiù ripropongono slogan o ricette che hanno già dimostrato tutta la loro insufficienza: la decontribuzione selvaggia, la retorica dell’autoimprenditorialità dietro cui si maschera, spesso, l’abdicazione del pubblico nella gestione delle politiche attive del lavoro. Le uniche occasioni in cui ho sentito parlare di lavoro, in questa campagna elettorale, sono state quelle in cui qualche candidato promette il posto in cambio del voto.

E sono decine le segnalazioni che mi sono arrivate. Ed è questo, forse, il messaggio più importante dell’incontro di ieri: il lavoro non è, e non può essere, una merce di scambio elettorale, né la concessione di qualche potente, ma un diritto riconosciuto dal primo articolo della Costituzione, il primo fattore di riscatto e di promozione sociale dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli ed esposti al ricatto occupazionale.

Si è poi discusso delle grandi vertenze, come quella del call center Qè, che affliggono il nostro territorio, su cui la regione che verrà può avere un ruolo decisivo, dei giovani e meno giovani costretti a fuggire all’estero, del dilagare del lavoro nero e sommerso e del caporalato. Si è parlato di scuola e sanità, di come sia urgente investire sugli organici, e dell’esigenza di rafforzare gli organi ispettivi per dare piena attuazione alle leggi buone, come la 199 contro il caporalato, frutto delle battaglie sindacali di questi anni come quella condotta dalla Cgil di Catania con le inchieste e le denunce sullo sfruttamento nei campi che hanno portato pure all’arresto di qualche caporale.

Ma si è parlato anche delle “vertenze” invisibili, delle tante solitudini che vivono in un mondo del lavoro sempre più frammentato. Come quel panettiere che ho incontrato qualche giorno fa e che mi raccontato di essere retribuito in pane. Dopo una notte di lavoro, mi ha detto, gli viene corrisposta una “retribuzione” di qualche chilo di pane che lui rivenderà durante il giorno consegnandolo a domicilio alla rete di clienti, soprattutto anziani, che si è costruito negli anni.

O come i tanti giovani praticanti sfruttati negli studi professionali cui un’importante proposta di legge regionale sui tirocini retribuiti, scritta dai ragazzi del Cnpa e da Generazione Y, potrebbe dare risposta, se recepita. E’ emerso dal dibattito, infine, anche l’esigenza di garantire continuità di reddito ai lavoratori delle aziende in crisi. Migliaia di lavoratori siciliani, nelle prossime settimane, vedranno venir meno gli ammortizzatori sociali a causa delle scelte scellerate del governo Renzi che, attraverso il decreto legislativo 148, li ha aboliti.

Molti di questi sono monoreddito e attendono di essere ricollocati o riassorbiti. Nel frattempo – è la proposta condivisa da tutti i relatori presenti e fatta sua da Bertone – occorre prorogare questi strumenti di sostegno al reddito o, in alternativa, trovarne di nuovi.

Solo così riusciremo, parafrasando Antonio Gramsci, a riconnettere i tanti cittadini sfiduciati alla politica.

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