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Reddito di cittadinanza, l’identikit del furbetto catanese

Il reddito di cittadinanza è un potente radar “scopri lavoratori in nero”. A Catania, quarta città in Italia per richieste, ha mostrato chiaramente quanti lavoratori abusivi operassero in nero tra i sobborghi dei quartieri.

I tanti blitz eseguiti dalle Forze dell’Ordine nel mese di luglio hanno permesso di tracciare chiaramente una precisa “identikit” di questi furbetti, convinti che fosse effettivamente difficile scoprire un’attività completamente abusiva con lavoratori in nero.

Primo posto sul podio: i parrucchieri

I parrucchieri abusivi sono attratti dal reddito di cittadinanza come api dal miele. Il caso dello scorso 11 luglio ne è la prova: una coppia di coniugi gestiva un salone di parrucchieri totalmente abusivo. Ma non solo: i due percepivano il reddito di cittadinanza. Accanto alla truffa nei confronti dello Stato si aggiungeva l’occupazione di un immobile di proprietà del Comune e lo sfruttamento dei dipendenti pagati a “pasta al forno”.

Una grande serie di controlli tra i quartieri popolari di Catania ha scoperto portinai e custodi di stabili totalmente in nero che in quanto disoccupati agli occhi dello Stato, percepivano tranquillamente il reddito di cittadinanza. Ma la “tattica” dietro era ben più complessa. Intere famiglie iscritte nelle liste di disoccupazione presso l’Ufficio di collocamento. Quando ottenere il sussidio diventa un “affare di famiglia”.

Un pasticciere, un salumiere e un pizzaiolo: sembra l’inizio di una barzelletta ma sono i mestieri svolti da tre uomini tra i quaranta e i sessant’anni che percepivano denaro dallo Stato pur lavorando. Denunciati anche due dipendenti di un autolavaggio di Librino: uno percepiva già il reddito di cittadinanza, l’altro ancora “pivello” era arrivato solo a farne richiesta.

Ad Acireale, invece, c’è chi ha preferito percepire il salario del reddito di cittadinanza piuttosto lavorare ad un progetto urbano indetto dal Comune. Il cantiere era già pronto quando 47 impiegati selezionati su 94 hanno deciso bene di rifiutare e “rimanere a casa”.

Come riconoscere un “furbetto”?

Il furbetto tutto lavoro in nero e reddito di cittadinanza vive sostanzialmente in un quartiere popolare. Approfittando della sua posizione non in regola, svolge lavori pur sempre umili presso attività anch’esse in nero o totalmente abusive. Spesso non è il solo in famiglia ad usufruire del sussidio ma è accompagnato dalla moglie o da altri familiari. Nelle zone dove prima il sostentamento della prole era dato da scippi e spaccio, ora, figura una valida alternativa per ricevere soldi “puliti”.

Prima che il reddito di cittadinanza diventasse realtà, tanti avevano immaginato la “caccia ai lavoratori in nero”. I numeri, poi, ne hanno dato conferma. Ad un mese e mezzo dal primo pagamento, le denunce in tutta Sicilia ammontavano già a 26, un numero destinato a crescere sempre di più.

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