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Reddito di cittadinanza, i giovani siciliani vogliono lavorare

Non è più accettabile concedere che si possa governare il Paese sulla scorta dei luoghi comuni, tanto meno alimentando quelli che amplificano il divario tra nord e sud. Se fosse stato vero che i giovani meridionali non hanno voglia di lavorare e che attendevano l’ascesa del M5S al governo per ottenere il reddito di cittadinanza, oggi non resteremmo con l’espressione degli allocchi difronte agli oltre 20.000 siciliani che hanno lasciato l’isola per realizzarsi e costruire il proprio futuro lavorativo e professionale lontano dalla propria terra d’origine.

Il reddito di cittadinanza, quindi, non è altro che uno schiaffo morale per chi tenta di sbarcare il lunario altrove e per chi resta con la speranza che possa resuscitare dalla catalessi il mercato del lavoro nel Meridione e più in generale in Italia. Questione di scelte, possibilità e opportunità per chi resta e per chi va via che, in quanto tali, vanno rispettate in ogni caso.

I dati

Sono 1 milione e 883mila i siciliani che negli ultimi 16 anni hanno lasciato l’isola. Di questi, il 50% ha un’età compresa tra i 15 e i 34 anni, anche già laureati. C’è chi si è spostato al nord Italia e chi si è andato all’estero in Paesi come l’Inghilterra e l’Olanda, tra i più gettonati. A rilevare questi dati è Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno.

L’Istat a tal proposito stima che entro il 2065 poco più di 1 milioni di siciliani abbandonerà l’isola. Dagli attuali 5 milioni di abitanti la densità demografica dei residenti potrebbe ridursi a 3,9 milioni.

Si tratta di una migrazione forzata quella dei siciliani, giovani e non solo, per avere un lavoro che permetta loro di vivere in modo dignitoso, in certi casi anche per aiutare economicamente le famiglie che restano in Sicilia.
E il governo nazionale, come da clausola contrattuale proposta dal M5S, anziché incentivare l’occupazione e avanzare misure per riattivare il mercato del lavoro e dell’imprenditoria cosa propone? Una specie di assistenzialismo sociale chiamato ‘reddito di cittadinanza’, destinato in partenza a essere fallimentare. E il motivo è presto detto, nella sua ovvia banalità: come possono i centri per l’impiego trovare collocamenti se è carente l’offerta di lavoro essendo arenata l’imprenditoria?

«Un Paese che perde più di 100.000 giovani all’anno», scrive Tito Boeri nella relazione annuale INPS «è un Paese che perde spirito imprenditoriale, volontà di prendersi i rischi che ogni innovazione comporta». E aggiunge: «C’è una chiara relazione negativa fra età media della popolazione e tassi di imprenditorialità fra Paesi. Il declino demografico vuol dire, fin da subito, meno imprese».

Il passo indietro di Giorgetti,

Un barlume di lungimiranza sembra sfiorare la mano esecutiva della Lega, Giancarlo Giorgetti.

«Il reddito di cittadinanza? Ha complicazioni attuative non indifferenti», ha dichiarato il sottosegretario a Bruno Vespa. «Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso».

«Esiste un contratto. E va rispettato da entrambe le parti», risponde seccamente Luigi Di Maio che rimanda al periodo natalizio la presentazione del decreto.

Certo è che già nelle scorse settimane era stato annunciato che il reddito di cittadinanza sarebbe partito nel 2019. Prima o dopo le elezioni europee? Dalla risposta che avremo con i fatti scopriremo se quella che avvertiamo è o no la solita puzza di propaganda.

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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