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Rapine esplosive e spaccio: sgominata la “banda dell’acetilene” – VIDEO

Un sistemico lavoro di indagine ha permesso alla Polizia Stradale di sgominare una pericolosa associazione delinquenziale specializzata in rapine “esplosive” e spaccio di stupefacenti, in particolare marijuana e cocaina. Nella mattina di oggi proprio la Stradale, con l’aiuto di squadre della Polizia Giudiziaria, ha dato esecuzione a tredici misure cautelari emesse dal Gip di Catania su richiesta della Procura: in carcere sono finiti Alfio Maugeri, catanese, classe ’78, Marco Musmeci, di Acireale, classe ’92, Orazio Pappalardo, di Catania, classe ’87, Giuseppe Castorina, giarrese, classe ’80, Andrea Sapienza, di Giarre, classe ’74 e Liborio Previti, catanese, ’81; agli arresti domiciliari vanno invece Salvatore Pappalardo (Catania, ’82), Salvatore Patanè (Catania, ’61), Giuseppe Finocchiaro (Catania, ’78) e Gaetano Zammataro (Catania, ’87); obbligo di dimora e divieto di allontanarsi dalla proprio abitazione, infine, per Gaetano Florio (Acireale, ’89), Ignazio Rao (Acireale, ’91) e Alessandro Previti (Catania, ’91).

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Il solo “settore rapine”, a detta degli investigatori, aveva fruttato loro – a partire dal 2012 – circa 200.000 euro. La banda era strutturata in due gruppi: quello di Acireale, con compiti operativi, guidato da Alfio Maugeri, e quello di Riposto, con funzione logistica e di reperimento dei materiali, con al vertice Liborio Previti. Al contrario degli “acesi”, i “ripostesi” erano attivi anche nello smercio di droga. Sebbene l’organizzazione fosse autonoma rispetto alle cosche mafiose locali, gli inquirenti considerano Alfio Maugeri, Giuseppe Castorina e Liborio Previti “vicini” al clan Santapaola.

Le indagini erano scattate nel 2012, a seguito di due rapine perpetrate ai danni della stazione di servizio autostradale di Aci Sant’Antonio: il 28 settembre nella struttura raggiungibile in direzione Catania, il 27 dicembre nella struttura posta dirimpetto, in direzione Messina. La banda aveva prima sequestrato i dipendenti, e poi impiegato un metodo molto rischioso per far saltare le casse continue: le avevano fatte esplodere inserendo all’interno del gas acetilene attraverso una cannula collegata ad una bombola, e poi sigillando lo sportello con poliuretano espanso e das. Prima di allora, quel metodo era stato utilizzato una sola volta in Sicilia (a Catania), mentre casi più frequenti sono segnalati in Toscana ed Emilia Romagna. Si tratta di operazioni particolarmente delicate: in alcuni casi, assieme alla cassa sono andate distrutte le stesse banconote; senza contare i rischi per chi si trova nei paraggi e per i rapinatori medesimi.

Subito dopo i colpi, i malviventi cambiavano le automobili (quasi sempre rubate) e perfino i vestiti, e passavano le settimane successive in appartamenti non riconducibili a nessuno di essi. Un errore del gruppo (delle manovre di un’auto “di staffetta” piuttosto sospette all’interno di un’area di servizio in autostrada, risalenti al dicembre 2012) aveva tuttavia favorito l’avvio delle indagini, poi proseguite dalla Stradale (competente per i reati commessi sulla rete autostradale nazionale) con appostamenti, intercettazioni telefoniche ed ambientali.

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