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Rapina a commerciante cinese, fermati altri 5 componenti della banda

Rapina a Giarre: i ladri sono accusati di rapina, detenzione e porto illegale d'armi e ricettazione

Catania – Rapina a commerciante cinese a Giarre, arrestati altri 5 componente del commando che ha messo in atto il colpo.

Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, personale della Polizia di Stato ha eseguito il decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di Ivan Bertino, nato a Catania (cl. 1985), Giuseppe Di Silvestro, nato a Catania (cl.1980), Paolo Di Silvestro, nato a Catania (cl. 1994), Cristian Gallo, nato a Catania (cl. 1986), Gabriele Vassallo, nato a Catania (cl. 1986), tutti gravemente indiziati dei reati di rapina aggravata, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e ricettazione, commessi in concorso tra loro e con altri soggetti già tratti in arresto in flagranza di reato dalla Squadra Mobile in data 17 settembre 2017.

In quell’occasione, infatti, nell’ambito di un mirato servizio effettuato a Giarre, personale della Squadra Mobile interveniva in via Don Tommaso Leonardi nel frangente in cui, 10 individui, travisati da passamontagna, alcuni dei quali armati di pistola, stavano aggredendo tre cittadini cinesi che stavano entrando in auto con un bagaglio al seguito.

Durante le concitate fasi della rapina – nel corso delle quali i malviventi fisicamente “placcavano” il cittadino cinese che custodiva il trolley – gli operatori di polizia, al fine di evitare più gravi conseguenze per la vittima, intervenivano immediatamente, riuscendo a trarre in arresto, dopo un rocambolesco inseguimento Salvatore Bonaccorsi, nato a Catania (cl.1989), Salvatore Calvagna, nato a Catania (cl. 1983), Salvatore Giuffrida, nato a Catania (cl.1986), Giovanni Trovato, nato a Catania (cl.1989) ed il cittadino senegalese, regolarmente soggiornante, DIOP SERIGNE Moustapha (cl.1968).

Particolare il ruolo rivestito dal senegalese. L’uomo, infatti, pur non partecipando all’aggressione delle vittime, in occasione della rapina era stato notato più volte transitare, a bordo di un’autovettura poi risultata provento di furto, nei pressi del luogo del delitto (fatto, questo, che aveva insospettito gli investigatori che opportunamente lo bloccavano subito dopo la commissione del reato).

L’analisi dei contatti, rilevati sugli apparecchi telefonici sequestrati, permetteva di accertare numerose chiamate incrociate tra il DIOP SERIGNE e CALVAGNA Salvatore che dimostravano il coinvolgimento del cittadino senegalese nei fatti.

Gli altri cinque complici, impossessatisi del bagaglio, riuscivano a fuggire a bordo di una delle autovetture con cui avevano raggiunto Giarre.

In sede di denuncia le vittime dichiaravano che, all’interno della valigia era custodita la somma di euro 60.000 circa, cifra che sarebbe dovuta servire ad effettuare un pagamento di merce già ricevuta.

Le investigazioni, coordinate dalla locale Procura Distrettuale della Repubblica, hanno consentito non solo di individuare i fuggitivi negli odierni fermati ma anche di raccogliere plurimi elementi di reità a loro carico proprio in ordine alla loro fattiva partecipazione alla rapina. Vano è stato il tentativo degli indagati di nascondersi, cambiando le loro abitudini di vita ed, in un caso, anche domicilio.

Nel corso delle indagini venivano sequestrati quattro veicoli, strumentali alla commissione del delitto, risultati provento di furto, sui quali erano state apposte targhe di provenienza furtiva.

Espletate le formalità di rito, i fermati sono stati associati nel carcere di piazza Lanza a Catania, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Durante l’esecuzione del fermo, infine, venivano effettuate una serie di perquisizioni, all’esito delle quali veniva rinvenuta, all’interno dell’abitazione in uso ad uno degli indagati (nella specie, GALLO Cristian) mezzo chilo circa di sostanza stupefacente del tipo cocaina. A seguito degli interrogatori di garanzia, il G.I.P. del Tribunale di Catania confermava il provvedimento ed emanava le relative ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di tutti gli indagati.

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Redazione

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