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Comune, “siparietto” Catalano-Raciti: e lei lo caccia!

Oggi, alle 19,15, nuova seduta di consiglio comunale. L’ordine del giorno della seduta, dopo le comunicazioni del Presidente Francesca Raciti annovera diversi punti, tra questi:

approvazione del rendiconto dell’esercizio 2015; regolamento Unico per l’accesso al sistema integrato dei servizi e degli interventi socio-assistenziali; variante urbanistica al P.R.G. vigente di area in Viale Acide De Gasperi ; ditta Green Garden. Adozione ai sensi della L.R. n. 71 del 27.12.1978; adozione Regolamento per l’istituzione e il funzionamento della Consulta Comunale dei migranti; consulta per la pace e solidarietà con i paesi in via di sviluppo, dei diritti umani, della difesa non violenta e del disarmo; atto di indirizzo per l’affidamento in concessione, per la durata di 5 (cinque) anni, del servizio di ricerca dell’evasione e di riscossione coattiva delle entrate tributarie ed extra-tributarie, della gestione per l’applicazione della TARI, nonché del supporto alla gestione della riscossione volontaria delle altre entrate tributarie ed extra-tributarie e delle attività opzionali del Comune di Catania; legge regionale 10 luglio 2015 n. 13. Individuazione delle tipologie edilizie del centro storico di Catania. Approvazione dello studio di dettaglio con effetti costitutivi – Zone, di PRG approvazione direttive comparti di ristrutturazione urbanistica; indirizzo politico per la dismissione della partecipazione azionaria delle società Servizi Idrici Etneo; S.I.E. – s.p.a.; indirizzo politico per la dismissione della partecipazione nel Consorzio Autostrade Siciliane;lavori di messa in sicurezza dello stadio A. Massimino realizzati a seguito degli incidenti del febbraio 2007, in occasione della partita di calcio Catania-Palermo. Pagamento spettanze alla società Catania Multiservizi s.p.a. per euro 762.925,12-Riconoscimento debito fuori bilancio ex articolo 194, comma 1, lettera e) del d.lgs. 267/2000.
Al vaglio dell’Aula anche una serie di mozioni e ordini del giorno a firma di diversi consiglieri comunali su tematiche varie.

Ieri, intanto, nella seduta di consiglio, “siparietto” fra il consigliere di “Art 4” Giuseppe Catalano e il presidente del consiglio Francesca Raciti. Cos’è accaduto? Per esprimere il proprio disappunto per le tante cose non fatte malgrado le numerose segnalazioni più volte ribadite in consiglio, il consigliere Catalano ha portato in aula diversi oggetti (compresi una guantiera di “chiacchiere” e una scatola di maccarroni): sassi e simili per ricordare i marciapiedi non curati e le mattonelle mancanti al viale Regina Margherita, rami per rammentare la mancata potatura di alberi, come in piazza Dante, foglie per non fare dimenticare gli incendi, in particolare in periferia, piatti e bicchieri per sottolineare la presenza di discariche in tanti luoghi cittadini, una busta per rammentare il non funzionamento della raccolta differenziata.

Un atteggiamento polemico che non è piaciuto alla presidenza, che ha prima richiamato il consigliere e poi lo ha cacciato. Reazione? Catalano non ha desistito e ha affermato di essere pronto anche ad occupare l’aula. Ilarità in consiglio.

Effettivamente, di problemi irrisolti a Catania ce ne sono tanti, basta solo osservare la realtà, ma non esagiarmo con la critica, anche perché gli sforzi del sindaco e della stampa che conta, con grandi sacrifici personali, non sono pochi per migliorare la città.

Da ricordare, poi, l’intervento, in mezzo ai tanti, di Manlio Messina che ha ricordato la vicenda dell’appalto delle spiagge libere. Secondo il consigliere di “Fratelli d’Italia”, il comune dovrebbe revocare immediatamente il bando.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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