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“Quote tonno”: fra oligopoli e verità nascoste

A parere di molti armatori in Italia esiste un oligopolio del tonno: le “Quote Tonno” sono  un lusso gestito da sole 12 imbarcazioni, quasi tutte di Salerno

In Italia, a parere di molti armatori, è stato commesso un grave errore per quel che concerne le cosidette “Quote Tonno“. Secondo il giudizio dei pescatori le quote sono state assegnate in maniera anomala favorendo esclusivamente le imbarcazioni che utilizzano le tonnare: 12 in tutta Italia, quasi tutte di Salerno.

A denunciare il tutto Alfio Micalizzi che, in qualità di Presidente dell’Associazione Pescatori Marittimi Professionali, ha esposto il problema a diversi organi competenti.

Nello specifico Micalizzi ha fatto notare che sulle “Quote Tonno” nel tempo si è  venuta a creare una vera e propria compravendita  che non potrebbe esistere. In una nota, inviata a diversi enti ed organi preposti al settore pesca, Micalizzi ha fatto chiaro riferimento anche a problematiche come l’assenza  di politiche di ripopolamento ittico. Inoltre, il presidente dell’A.P.M.P. ha specificato che per i pescatori privi della “Quota Tonno” si viene a creare anche il problema delle sanzioni: gli armatori che usano la tecnica del palangaro, attrezzo formato da ami e conzi, possono pescare tonni anche involontariamente rischiando grosse sanzioni penali e civili.

Micalizzi ha specificato che salvaguardando il tonno, che è un predatore, la quantità del pesce azzurro viene a diminuire arrecando ulteriori  danni ai pescatori non titolari di quote. Infine, nella nota l’Associazione ha chiesto anche l’accesso agli atti per capire quale sia  il metodo di assegnazione delle quote.

L’Associazione Pescatori Marittimi Professionali ha presentato anche un esposto.

Nell’esposto, presentato alle Procure di Roma, Genova, Napoli, Palermo e Catanzaro, al  Comando Generale delle Capitanerie di Roma e a diverse Capinerie di Porto Siciliane, l’Associazione Pescatori Marittimi Professionale ha chiesto che:

“Si deve chiedere all’Europa, e questa è una precisa responsabilità del Governo, di rivedere l’accordo con la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT), di cui l’Unione europea è parte contraente. L’Associazione Pescatori Marittimi professionali da tempo denuncia l’attuale ripartizione delle quote del tonno rosso in quanto favorisce una ristretta minoranza di realtà, che ha in mano il 90 per cento delle risorse, e penalizza la stragrande maggioranza delle altre aziende detentrici. In merito ai criteri di assegnazione dei diritti di pesca, tra l’altro già finiti nel mirino di una sentenza del Tar del Lazio (Sent. 5123/14), negli ultimi 14 anni, tutti i provvedimenti assunti hanno di fatto affidato quello che è un bene comune, gestito da norme internazionali, ad alcuni soggetti per il solo fatto che nel 2000 avessero pescato più di altri.”

Nella denuncia l’associazione, tramite il suo rappresentante Alfio Micalizzi, ha fatto anche riferimento alla sentenza del Tar 5123/14. in base alla quale il tonno affidato alle imprese di pesca tramite specifica autorizzazione non è un bene su cui il titolare possa vantare un vero e proprio diritto soggettivo.

L’Associazione Pescatori Marittimi ha inoltre specificato che per la redistribuzione andrebbero favorite le imprese in difficoltà e quelle realtà regionali che storicamente, in un non lontano passato, avevano fatto della pesca del tonno una consolidata tradizione e che oggi non hanno alcuna impresa autorizzata a tale attività.

Infine, l’associazione ha dichiarato la propria volontà nel difendere i propri associati e non nei vari procedimenti penali e amministrativi.

Da quello che è stato scritto si evince dunque che le “Quote Tonno“, oltre ad essere gestite in maniera oligopolistica, arrecano anche danno al pesce azzurro. In altre parole, la “rigida” salvaguardia di un pesce predatore (il tonno) può causare la diminuzione delle prede dello stesso (il pesce azzurro).

 

 

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