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Inchieste

Quelle persone uccise dall’ISIS che dimentichiamo subito

Non si tratta di una guerra ufficiale, di una guerra canonica. Ma di guerriglia e terrorismo da una parte e bombardamenti sommari dall’altra. Le notizie però ogni giorno arrivano frammentate come in una routine quotidiana. Diventano come il meteo in ogni tg, dopo la politica interna, quella estera e poi i morti ammazzati dall’ISIS. Abbiamo approfondito cosa è l’attuale Islamic State in questo articolo che consigliamo di leggere.

Qui di seguito abbiamo raccolto i fatti degli ultimi mesi più cruenti e significativi di questa guerra e delle loro vittime che spesso dimentichiamo subito.

24 giugno 2014

A poche settimane dalla caduta di Mosul, la crisi che sta investendo l’Iraq assume via via dimensioni sempre più preoccupanti. Nel giro di diciassette giorni, dal 5 al 22 giugno, l’avanzata jihadista dell’ISIS – gruppo del terrore sunnita che ad oggi controlla vaste aree nel nord e nell’ovest del Paese aiutato da formazioni tribali e coalizioni dell’ex establishment baatista – ha messo a bilancio più di mille vittime e poco meno di 700 feriti.

12 agosto 2014

Un massacro di soldati compiuto dallo Stato Islamico dal bilancio che oscillerebbe tra i 500 e i 1.700 morti. E’ l’ultimo, raccapricciante racconto che emerge dal caos scoppiato in Iraq. Centinaia di militari iracheni e cadetti dell’aeronautica sarebbero stati massacrati dai jihadisti dello Stato islamico lo scorso giugno nella base aerea Spiker, a nord di Tikrit, dopo che l’avevano conquistata.

24 agosto 2014

Gli jihadisti che hanno preso il controllo di buona parte del territorio iracheno e siriano hanno mostrato ieri sera la decapitazione di un giornalista freelance americano rapito in Siria nel 2012, James Foley, postando un video in cui si vede un terrorista che sembra tagliargli la gola, in un rituale che negli ultimi anni si è già ripetuto diverse volte. Foley era stato rapito il 22 novembre 2012. Sino al giorno prima aveva inviato reportage e video dal Nord-Ovest della Siria, teatro di violenti scontri tra ribelli e regime di Damasco.

25 settembre 2014

Orrore e sgomento per la decapitazione di Hervé Gourdel, guida alpina francese di 55 anni, rapito domenica nelle montagne dell’Algeria dai fondamentalisti del gruppo jihadista Jund al Khilafa e giustiziato ieri senza pietà. «È la vendetta» per «l’aggressione crociata francese al Califfato», afferma l’ala algerina dello Stato islamico (Isis) nel video di circa cinque minuti, intitolato «Ecco il messaggio di sangue per il governo francese», che mostra l’esecuzione.

20 ottobre 2014

In oltre un mese di combattimenti intensi, l’Isis – che ora controlla in Iraq l’80% della provincia a maggioranza sunnita di Al-Anbar – non è riuscita a infliggere una sconfitta decisiva ai curdi a Kobane. Pur essendo riusciti per un breve periodo ad occuparne gran parte del territorio, i jihadisti – nelle cui file militano migliaia di mujaheddin stranieri, anche da Paesi occidentali – si troverebbero in difficoltà e nelle ultime settimane hanno inviato rinforzi nella città frontaliera, nella speranza di rovesciare le sorti di una battaglia che per il Califfato ha un alto valore strategico e simbolico.

Di questi, solo negli ultimi tre giorni, almeno 300.000 sono stati costretti a lasciare la città e i dintorni, 200.000 dei quali riparati nella vicina Turchia, gli altri fuggiti in Iraq. Ma ancora migliaia sono intrappolate all’interno di Kobane, fra l’incudine dell’Isis e il martello dei raid aerei alleati. Questi ultimi, oltre ai combattenti e ai mezzi dei miliziani estremisti, stanno prendendo di mira anche alcune infrastrutture petrolifere, nel tentativo di assestare un colpo al contrabbando di greggio con cui lo Stato islamico si finanzia per un valore potenziale che oscilla fra uno e tre milioni di dollari al giorno.

1 novembre 2014

La furia dello Stato islamico (Isis) non si placa, nonostante i raid aerei della Coalizione guidata dagli Usa. Una cinquantina di persone, tra cui donne, sono state giustiziate sommariamente a ovest di Baghdad dai miliziani jihadisti, mentre si stima che oltre settemila persone, tra loro centinaia di bambini, siano morte nell’ultimo mese nelle violenze in corso in Siria e Iraq.

L’OFFENSIVA DEI PESHMERGA A KOBANI
In Siria invece, dopo una estenuante attesa, stamani sono giunti a Kobani, la cittadina a maggioranza curda a ridosso della frontiera turca e assediata dall’Isis, i 150 miliziani curdo-iracheni (peshmerga) a sostegno dei combattenti curdo-siriani e di un manipolo di miliziani siriani arabi.

L’ONU: IN IRAQ OLTRE MILLE VITTIME IN UN MESE
E in Iraq, alla vigilia dell’Ashura, la più importante festività religiosa sciita, almeno 24 persone sono state uccise a Baghdad in una raffica di attentati dinamitardi. Queste vittime si aggiungono alle 1.300 cadute, secondo l’Onu, durante il mese di ottobre. Di queste, 856 sono civili e circa la metà (417) sono militari iracheni. Il picco vittime era stato raggiunto a luglio e ad agosto, con 1.737 e 1.420 morti, quando lo Stato islamico proseguiva la sua offensiva a ovest e a nord.

I QAEDISTI AVANZANO IN SIRIA
Ben più pesante è il bilancio di morti che giunge dalla Siria. L’Ondus, l’unica piattaforma che documenta le vittime di tutti i fronti rivali, ha reso noto un elenco di 5.772 vittime, di cui 1.064 civili. Tra questi 251 sono minori e 112 sono donne. La maggioranza dei morti sono militari e miliziani dei tre fronti nemici: lealisti, ribelli, jihadisti-qaedisti.

11 dicembre 2014

I miliziani jihadisti hanno diffuso sul web foto dell’esecuzione, spiegando che il tribunale islamico di Wilayet al-Furat, al confine tra Siria e Iraq, “ha deciso che un uomo che praticava la sodomia deve essere gettato dal punto piu’ alto della citta’ e poi ucciso a sassate”. Dalle foto non e’ chiaro in che luogo sia stata uccisa la vittima. In una prima foto si vede un uomo che viene lanciato da un edificio, mentre una seconda mostra un uomo che giace a terra.

L’uccisione degli omosessuali, per i tagliagole, non è certo una novità: già lo scorso 25 novembre l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria aveva dato la notizia della lapidazione di due uomini di 18 e 20 anni, ritenuti colpevoli di rapporti omosessuali. Secondo una antica tradizione islamica “i sodomiti devono essere fatti precipitare dal punto più alto della città, e poi lapidati fino alla morte”.

6 gennaio 2015

I jihadisti hanno annunciato di aver ucciso 8 iracheni nel nord del Paese perché «accusati di aver collaborato con il governo di Baghdad». Cinque erano poliziotti e due informatori, secondo l’Isis. L’ottava vittima non è stata identificata. Su un account Twitter spesso usato dai jihadisti per fare propaganda sono state pubblicate una serie di foto che mostrano otto uomini vestiti con la tuta arancione, inginocchiati, le mani legate dietro la schiena, mentre vengono colpiti alla testa dai jihadisti.

8 gennaio 2015

Due giornalisti tusini, Sofien Chourabi e Nadhir Ktari, sono stati ‘giustiziati’ in Libia da un gruppo affiliato allo Stato islamico.

Lo riferisce il Site, il sito di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web. I due erano stati rapiti nel settembre scorso.

L’esecuzione è stata compiuta a Barqah, a sud di Bengasi, affermano i jihadisti che pubblicano alcune foto dei due reporter. Nell’area è forte la presenza dei miliziani affiliati al ‘califfo’ al Baghdadi, al centro di una battaglia senza quartiere contro le forze filo-governative libiche.

27 gennaio 2015

Prima un attacco con un’autobomba alle 8.00 del mattino, poi il vero e proprio attacco con presa di ostaggi all’Hotel Corinthia, uno dei più lussuosi della capitale libica. Subito è arrivata la rivendicazione da parte dell’Isis.

Il commando, formato da quattro jihadisti, è entrato nell’edificio sparando, non si conosce per ora il numero degli ostaggi. A quanto pare, tutti gli ospiti italiani dell’albergo sono scampati all’attacco. Uno dei terroristi è stato catturato.

30 gennaio 2015

Un generale delle milizie curde irachene e cinque dei suoi uomini sono stati uccisi in un attacco dell’Isis nella provincia petrolifera di Kirkuk, nel nord del Paese. Lo riferisce la televisione panaraba Al Jazira.
L’attacco, cominciato poco dopo la mezzanotte ad ovest e a nord di Kirkuk, e’ stato seguito da combattimenti che sono proseguiti fino alle prime luci del giorno. L’alto ufficiale morto è il generale Shirko Rauf.

31 gennaio 2015

L’Isis ha diffuso il video della decapitazione dell’ostaggio giapponese, il reporter Kenji Goto. Lo riferisce il site, il sito di monitoraggio del jihadismo. Il video di 1 minuto e 7 secondi è Stato prodotto da Al-Furqan Media Foundation, la ‘casa di Produzione’ dell’Isis, ha aggiunto il Site è stato diffuso oggi su twitter. Goto indossa la tuta arancione come i precedenti ostaggi dello stato islamico.

Per la liberazione di goto, i jihadisti avevano chiesto il rilascio della terrorista irachena Sajida Rishawi in carcere in Giordania. Amman aveva dato la sua disponibilità, chiedendo a sua volta la liberazione del pilota giordano caduto nelle mani dell’Isis, Muaz Kassasbe. Oggi su twitter circolavano notizie non confermate che anche il pilota fosse stato decapitato.

 

 

 

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