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Quel nazista che c’è in noi

Quel nazista che c’è in noi…

Oggi è la Giornata della Memoria, la ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio in commemorazione delle vittime dell’Olocausto.

Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz rivelando l’orrore del genocidio nazista. Dal 2005 si commemorano le vittime dello sterminio e tutti coloro che hanno protetto i perseguitati anche a rischio della propria vita.

Ma…dal 27 gennaio 1945 al 27 gennaio 2016 cosa è cambiato? Poco o nulla, la società nazista era e nazista è rimasta.

Molto spesso  ricordiamo i campi di concentramento nella maniera sbagliata. Diamo ai campi  un valore meramente storico senza capire che gli stessi vivono ancora nelle nostre menti, nelle nostre coscienze…

A tal proposito vi  voglio di mettere di fronte ad una foto, una “terribile” immagine che farà indignare molti di voi:

Ashley Olsen, Anna Frank, Davide Bifolco e immigrato morto
Ashley Olsen, Anna Frank, Davide Bifolco e un immigrato morto. Tutte vittime della società nazista

 

Nella foto ci sono 4 ragazzi morti in situazioni tragiche.

C’è Anna Frank, la ragazza ebrea morta di tifo esentematico nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.

La ragazza in bikini è Ashley Olsen, l’artista americana uccisa da un immigrato irregolare senegalese lo scorso 8 gennaio.

Il ragazzo con la camicia bianca è Davide Bifolco, il giovane napoletano morto il 4 settembre 2014 a seguito di un colpo di proiettile sparato da un carabiniere.

Infine, c’è un ragazzo morto durante un naufragio.

Queste foto scandalizzano per i seguenti motivi: Anna Frank era una brava ragazza, mentre Ashley Olsen era  una “ragazza facile”. Anna Frank era  onesta, mentre il Bifolco non si era fermato allo stop violando la legge. L’immigrato morto in mare non era stato costretto a venire in Italia, a differenza di Anna Frank che era stata deportata contro la sua volontà.

Inoltre se oggi esultare  per la morte di Anna Frank  è qualcosa di grave, gravissimo, per molti è normale dire che le altre tre vittime “se la sono cercata”. Sui social network in tanti hanno esultato per le morti degli altri soggetti presenti nella foto, se avessero fatto lo stesso per la morte di Anna Frank probabilmente dopo un paio di ore si sarebbero trovati la polizia sotto casa, o perlomeno facebook avrebbe provveduto a cancellare i loro commenti.

La categorizzazione…

Nei campi di concentramento un elemento fondamentale era la categorizzazione (ebrei, zingari, gay ecc….), ma oggi sta succedendo la stessa cosa. Se per i nazisti il nemico era l’ebreo, per molti  oggi il nemico è la ragazza americana (e sottolineo americana) che non segue gli schemi imposti dalla società, oppure, il “Bifolco” della situazione, colpevole a priori in quanto ragazzo dei quartieri popolari napoletani.

Con questo voler categorizzare sempre e comunque ci stiamo comportando da nazisti.

Se dobbiamo piangere per la morte di una ragazza seria, dobbiamo piangere anche quando a morire sono sgualdrine, emarginati, tossici o clandestini in cerca di fortuna. Questo non succede più nella società odierna. Anche nei telegiornali si parla sempre della morte di Elena Ceste, ma delle prostitute uccise in tangenziale nessuno ne parla.

Ricordare la Giornata della Memoria significa attualizzare ciò che è accaduto in passato partendo da un presupposto: in ognuno di noi c’è una parte nazista che non ci permette di guardare alla realtà senza pregiudizi e schemi aprioristici. Questa parte nazista non può essere eliminata, ma andrebbe quantomeno isolata per evitare che certi sbagli  possano essere riproposti, magari in forme e modalità differenti rispetto al passato.

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