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Quasi quasi… Alice? No, Manuela Tacconi! – L’intervista

«Il sequel? In tre mesi era pronto»... dopo aver atteso 6 anni per il primo "pezzo" della saga.

Nata nella bassa e non pittoresca Lombardia, da diversi anni Manuela Tacconi vive in Toscana, regione che per lavoro e amore l’ha accolta con altrettanto sentimento. Una passione per l’abbigliamento tanto da diventarne “attivista”, ricoprendo, nel settore, diversi ruoli non solo in Italia. Casualmente lessi un piccolo passo di ciò che per anni ha tenuto nel cassetto fino a scoprirne una stilistica scrittoria non indifferente. A Più Liberi più libri 2018 si tenne la prima di “Quasi quasi… resto“, pubblicato per i tipi di CTL. Disponibile alla mia richiesta di intervistarla mi ha dato appuntamento ed eccoci pronti.

Dunque come stai?

«Bene direi».

È stato un lungo parto questo esordio. In tempi in cui tutti hanno fretta tu ci hai messo 6 anni circa. Per volontà non lo inviavi a nessun editore. Perché?

«Sei anni fa, iniziai a scrivere il libro che da qualche mese è in distribuzione. Lo conservai. Circa 9 mesi fa avevo bisogno di ripercorrere alcune tappe della mia vita. Me lo sono ritrovato, volontariamente davanti: eccolo che è nato.È stato un esperimento per esorcizzare alcune cose della mia vita, la morte di mia madre ad esempio».

 

 

La forma piacevole, sezionata in parti che sono mesi: novità o necessità di percorrere uno scadenzario?

«È un libro che si divide in parti riflessive e narrative: così da formarne il romanzo. Questo nasce come diario che ripercorre tappe della mia vita. Un diario che mi ha aiutato a schiarirmi le idee, situazioni, eventi, cause, durate 15 anni circa. Vi è un’altra divisione, quella dei capitoli che altro non sono che i mesi di un anno. Ogni mese porta a spunti di riflessione e lì forse faccio emergere alcune mie esperienze personali, come difficoltà familiari che ho vissuto, e che ho voluto che fossero presenti nel libro, ecco perché prima ti ho detto che è stato scritto nella forma del diario».

Un esordio ben lavorato e strutturalmente e temporalmente, tanto che subito è stato tra i più attesi a Più Liberi più Libri 2018…

«…è il mio libro esordio, ma già ho pronto il sequel…»

Così presto?

«…che dirti, 6 anni per scrivere una storia che ne racchiude 15, e 3 mesi per completare il seguito! – ride Manuela -. Dunque Nel seguito l’azione presenta delle variabili che sembrerebbero cambiarne la continuum, ed è proprio questa la sorpresa. È meno drammatico, si tralasciano le drammaticità delle mie esperienze». 

Dunque è autobiografico “Quasi quasi… resto”?

«Non del tutto. Ha la forma del diario come ti dicevo, e qualche episodio è ispirato dal mio vissuto, per ti dicevo che il conseguimento è più sciolto e divertente da leggere».

Come è avvenuto questo cambio radicale?

«Non ho pretese, se non quella di migliorarmi, pertanto dopo l’incontro con Michela Tanfoglio agente letterario, editor, insomma una che ne sa tantissimo di editoria e ho appreso nuove dinamiche e modalità di azione sul foglio…» 

 

 

 

Fermiamoci un attimo, rischiamo di andare fuori tema…

«… è vero! Torniamo a prima. Certo che il mio libro di esordio mi ha molto impressionato perché subito è stato proiettato alla Nuvola di Più Liberi Più Libri, la scorsa estate a Roma e per ciò tengo a ringraziare la casa editrice, la CTL di Livorno, che ne ha acquisiti i diritti».

Qual è la storia nel suo concreto?

«È la storia di Alice con una età tra i 35 e i 45 anni, lascio la fantasia al lettore, che si ritrova da sola dopo aver deciso di finire la relazione con Marco. La sua vita cambia, da sola che si ritrova, sola deve ripartire. Ricrea una nuova carriera lavorativa, nuove persone, nuove figure che le ruotano intorno. Incontrerà il nuovo tentativo di coinvolgimento sentimentale, che la metterà di fronte a decisioni importanti. Alice è la metafora della ragazza della porta accanto. Potrebbe sembrare un libro per sole donne, ma invece è per tutti».

 

Mi dicevi che hai scelto di lasciare sul vago, i luoghi e i tempi: non citi un luogo specifico, una città, un paese: perché?

«Credo che in un romanzo come il mio, non sia necessario avere i luoghi. Ho preferito così, crea più suspance e ho lasciato il discorso aperto, tanto che quelli che lo hanno letto quando ancora era manoscritto si chiedevano che fine avrebbe fatto Alice… da li, ho sviluppato l’idea del sequel».

Una domanda che non esula del tutto. Tu incontri diversi clienti, vi sono personaggi ispirati alle persone che incontri?

«Magari, chissà, dato che il secondo volume di questa, chiamiamola saga è pronto, in un terzo volume troveremo spazio?». – Si diverte molto Manuela a farmi capire se c’è altra carne al fuoco, e ride di brutto.

Dove deve arrivare questo romanzo?

«Sicuramente al cuore dei lettori».

Hai degli autori preferiti che ti hanno ispirato e spinto verso la scrittura?

«Sicuramente Sara Rattaro e Marone, in primis! Ma anche la Mazzantini non la disdegno. La Rattaro la prediligo, mi piace davvero tantissimo. Marone ha una scrittura grottesca e forse mi ha ispirato più della Sara Rattaro. Tra i classici: Herman Hesse, Oscar Wilde Shakespeare, Banana Yoshimoto».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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