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Pulvirenti se ci sei batti un colpo!

La sensazione ricorrente che i tifosi rossazzurri hanno ormai al risveglio da ogni trasferta della propria squadra è un misto tra lo stupore, l’amarezza e la rassegnazione. E’ bastato un battito di ciglio per inabissarsi da una categoria a un’altra e ne è bastato un altro, e ce ne stiamo accorgendo settimana dopo settimana, per piombare verso il baratro della Lega Pro. L’ultimo messaggio della società rossazzurra è stato rivolto nei confronti della “Stampa eretica”. Lo slogan per questa dirigenza, e non certo per l’appassionata tifososeria rossazzurra, potrebbe essere “Non ci resta che piangere”, deve esserlo per chi un bagno di umiltà e di coerenza non lo fa da quando si è insiedato a Catania. C’è una realtà che mostra il Catania sprofondare settimana dopo settimana, nel calcio conta il campo, conta la classifica che in maniera incontrovertibile che il Catania è terz’ultimo preceduto da squadre abituate a lottare su ogni pallone. Quanto ascoltato dalla viva voce di Cosentino al termine della gara con il Crotone è qualcosa di incredibile, aver aggredito i giornalisti quasi a nascondere la realtà è qualcosa fuori dal mondo. Sarebbe ora di finirla di raccontare la favola dei playoff e parlare piuttosto di una squadra senza carattere, che non sa cosa deve fare in campo e che non corre più, che non ha fatto nulla per chiamarsi Catania, una squadra veramente alla deriva. Sono arrivati 8 elementi nuovi, avevano del fieno in cascina che adesso è andato completamente esaurito. Non può esistere un pensare positivo con una squadra che ha avuto una palese involuzione tattica, tecnica, atletica, dopo due partite casalinghe in cui il nuovo Catania aveva convinto sia nella fase offensiva che in quella difensiva ma anche da un punto di vista atletico e tattico, nelle due partite contro Crotone e Pescara l’incubo si è rimaterializzato. C’è un problema costante in questa squadra ovvero la condizione fisica, è inspiegabile come calciatori arrivati da altre squadre subito brillanti, adesso sono sostanzialmente irriconoscibili, l’altro aspetto inquietante è che con l’uomo in più, semplicemente limitandosi a uno scorrimento palla normale saresti dovuto necessariamente arrivare a calciare in area di rigore avversaria, e invece questo Catania non è riuscito a tirare una sola volta in porta su azione costruita, il tiro di Martinho è arrivato infatti su una svirgolata del difensore pescarese, quindi su azione casuale.

Incomprensibili appaiono poi le dichiarazioni di Marcolin che, smentito poi da Calaiò, affermare di esser rimasto soddisfatto della prova dei suoi uomini. Forse il tecnico dimentica che la sua squadra non ha mai tirato in porta, non ha mai sfruttato la superiorità numerica.

L’allenatore, degno di tale nome, deve essere in grado di trasferire a chi scende in campo il giusto atteggiamento, che non pùò essere quello di una squadra che tenta di conservare lo 0-0 e comincia ad avere paura negli ultimi 20 minuti messo alle strette da un Pescara gagliardo. Il Catania pauroso va curato dall’allenatore, e se a partita in corso le risposte che ti aspettavi stentano ad arrivare devi prontamente cambiare. Con un centrocampo assolutamente inguardabile in fase di possesso e non possesso perchè non ricorrere ad Escalante, Ojer o Chrapek. Evidentemente a Catania va di modo il clichè del va tutto bene, anche contro ogni evidenza. Nell’essere oggettivi non si corrono molti rischi, uno di questi è raccontare per poi diventare obbiettivamente poco credibili, ridicoli che il Catania meritava e voleva vincere la partita. Le conferenze di Marcolin e Calaiò (che da vero leader ha fatto il mea culpa, ammettendo le mancanze di questa squadra in trasferta) sembrano appartenere a due partite diverse, ma in realtà entrambi fanno parte della stessa squadra e hanno visto la stessa partita. Non è ammissibile che due rappresentanti della stessa squadra dicano due cose diametralmente opposte, perchè l’uno smentisce l’altro, anche su questo la società Catania non sembra aver gestito per il meglio la situazione. . A questo punto forse il silenzio stampa sarebbe stato più dignitoso visto l’effetto ottenuto.

Parlare di Ventrone è doveroso, è crollato tutto, i calciatori hanno perso quello smalto iniziale, il discorso caratteriale influisce ma se non hai gamba in cadetteria il carattere non può bastare. La realtà visiva è quella di una squadra piantata sul campo. E’ possibile che in 3 settimane la condizione atletica da ottimale si sia trasformata in pessima? La risposta è da ricercare nei carichi di lavoro eccessivi volti a garantire lo sprint finale, cosa che a febbraio inoltrato non trova alcuna giustificazione. Come può Ventrone che non è riuscito durante la lunga pausa invernale a correggere e risollevare la condizione atletica dei calciatori, rimediare in corsa? Le due ottime partite contro Pro Vercelli e Perugia sono chiaramente frutto di una squadra non preparata da Ventone, di metodiche di allenamento diverse, questa è la prova regina. Se in una stagione hai cambiato quattro volte allenatore, hai inserito un direttore sportivo, hai cambiato la squadra ma non hai cambiato il preparatore atletico resterà sempre il dubbio di non aver fatto tutto il possibile per migliore il rendimento della squadra. La preparazione atletica più costosa di tutti i tempi per il Catania, non solo non sta portando i frutti che era lecito attendersi in campo ma ha invece sin’ora riempito di crocette la lista degli infortuni e calciatori indisponibili.

Molti si interrogano sull’atteggiamento di Pulvirenti, lo vorrebbero più presente, che prendesse qualche decisione più importante. Un confronto, un’apertura, un dialogo costruttivo sarebbe vitale in un momento cosi delicato per le sorti rossazzurre, un tempo c’erano le 5 componenti Lo Monachiane che appaiono come un ricordo sbiadito. Dov’è quel Pulvirenti che abbiamo tutti amato, quello che prendeva decisioni rigide, che amava il confronto diretto, che commetteva si degli errori, ma imparava da questi per ripartire più forte di prima. Una delle sensazioni diffuse tra i tifosi rossazzurri è il Presidente sia obbligato nelle sue scelte, quasi incatenato non si sa da cosa o da chi. Permettere ancora oggi che accadano certe cose nella sua società suona quasi come una conferma ai dubbi della gente che ha a cuore le sorti del Catania. E’ ora di svegliarsi, il tempo è quasi scaduto. La squadra etnea si è infilata in un pericolosissimo imbuto perchè da qui in poi la squadra rossazzurra dovrà disputare 16 partite, 9 fuori casa e 7 in casa. Il Catania per salvarsi deve fare quello che fin’ora non ha saputo fare nelle 9 restanti trasferte, se ciò non bastasse bisogna ricordare che molte di queste trasferte sono contro le avversarie con cui dovrà lottare per salvarsi: Varese, Brescia, Entella, Latina, Modena. Fare tutto quello che si è dimostrato di non saper fare in un campionato e mezzo non può che preoccupare e non poco tutto l’ambiente rossazzurro che non può far altro che sperare in un cambiamento.

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