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Pubbliservizi: il “sistema Catania” colpisce ancora?

“Adolfo Messina ha scoperchiato non solo un sistema operante dentro Pubbliservizi. Ha scoperchiato, probabilmente, un sistema catanese”. Stavolta, il Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta ne azzeccata una. Non gli capita, spesso. Ma, stavolta, al di là della simbologia mafiosa, sulle vicende attorno alla partecipata si staglia il “sistema Catania”, un groviglio di relazioni di Potere di ogni tipo, dove i confini politici scompaiono, dove alla fine sembrano tutti (o quasi) amici. Con un finale (che dura da decenni): le risorse pubbliche vengono depauperate, mal gestite, a fini di arricchimento privato.

In attesa dei riscontri e del responso della magistratura sulle eventuali responsabilità e gli eventuali collegamenti da dimostrare (e le attese sulla nuova Procura a conduzione Carmelo Zuccaro sono molte…), restano le ipotesi che vengono fuori dallo scandalo delle passate gestioni della Pubbliservizi.

Messina ci ha messo la faccia (ipse dixit Crocetta), ha controllato carte su carte e si è rivolto alla Procura della Repubblica. Sullo sfondo che c’è? Sembra proprio esserci un uso disinvolto del denaro pubblico e magari altro?… Chi l’aveva detto in passato? Pochi o nessuno.

La descrizione più compiuta di questa “macchina di arricchimento” (di pochi) l’aveva descritta il Presidente del Tribunale dei Minorenni Giambattista Scidà. Catania sembra volerlo dimenticare (come per tante altre cose), eppure basterebbe rileggere le pagine di Scidà per riscoprire antichi “vizi”, o meglio il “cancro” che distrugge Catania, un luogo popolato di abitanti, dove il bene pubblico è sempre o quasi sterco. Prima di tutto, le “esigenze” private. Quelle –sì- sopra ogni cosa. E magari gli organi di controllo guardano altrove…? Pippo Fava (altro “straniero in patria”) scriveva quarant’anni fa che “Catania è fondata sull’interesse privato”.

Passano i decenni, si scambiano al governo gli schieramenti politici “alternativi”, ma la sostanza resta la stessa: la risorsa pubblica è negletta, c’è chi “ingrassa” e chi…langue nella marginalità. Sociale, economica, politica, in sintesi. I protagonisti del “sistema Catania” sembrano cambiare, ma dietro le facce, in realtà, muta poco.

Ieri, le 24 ore l’hanno confermato. C’è voluto un “colpo” di quelli di Crocetta per “scuotere” la solita giornata in cui il catanese davanti a due atti intimidatori non da poco conto (e per nulla casuali, visto che hanno colpito il “braccio” e la “mente” della nuova Pubbliservizi), si sarebbe “addormentato”, come suo solito, con l’ausilio di frasi di circostanza. Per piombare nell’indifferenza.

Il presidente Crocetta, che per venire a Catania ha sospeso i lavori di una giunta regionale già convocata, ha detto due o tre cose che “pesano”: “Adolfo Messina non è solo” C’ è chi lo sostiene. Poi, ha ricordato le denunce su un certo modo di gestire la società e le sue risorse (con responsabilità tutte da verificare) presentate alla Procura della Repubblica dallo stesso Messina. Ora la domanda è una sola: che farà il Presidente? L’aggressione è stata forte, il messaggio appare chiaro: “vi dovete fermare”. Chi appare aver dato la “chiave giusta” d’interpretazione è il senatore Giuseppe Lumia: “sono vicino al presidente della Pubbliservizi di Catania, Adolfo Messina, e al dirigente Salvatore Vicari per l’atto intimidatorio subìto. L’azione di rinnovamento e pulizia avviata sulla Pubbliservizi di Catania – ha affermato – sta facendo saltare gli equilibri di un vecchio e consolidato sistema di potere, come avevo evidenziato con un’interrogazione parlamentare dell’agosto scorso”. E ancora: “Con questa reazione, secondo il classico metodo mafioso, si vuole impedire che si vada fino in fondo, ma stavolta hanno fatto male i conti. Adolfo Messina sapeva bene a quale sfida era stato chiamato dal presidente Crocetta. Ecco perché questa azione violenta verrà respinta al mittente con gli interessi. Il percorso di legalità e sviluppo andrà avanti con il pieno sostegno delle istituzioni”.

Concetti che si sommano alle parole di Crocetta, che ha espresso vicinanza al presidente della Pubbliservizi. E ha aggiunto: se qualcuno si fosse messo in testa che con questo tipo di azioni sia possibile fermare un treno in corsa si sbaglia di grosso. Messina ha trovato un’azienda in perdita con la prospettiva di far perdere centinaia di posti di lavoro. E cosa ha fatto? Ha tolto il sistema di corruzione che passava per i settori dirigenziali fino ai lavoratori e a cui una parte della politica catanese ha strizzato l’occhio. In questa azienda deve essere stato toccato qualcosa di grosso”. E, siccome Catania resta sempre una città che “parla” a gesti, ecco l’assenza, ieri, del sindaco Enzo Bianco, il sindaco metropolitano, ente socio unico della Pubbliservizi. Mentre “piovevano” le attestazioni di solidarietà, il primo cittadino ha atteso. Poi, dopo le cinque e mezza, a conferenza stampa conclusa, ha emanato un comunicato: “esprimo la solidarietà della città metropolitana di Catania per i preoccupanti atti intimidatori verso il presidente di Publiservizi Adolfo Messina e il vicepresidente Salvatore Vicari. Invito gli inquirenti a svolgere accurate indagini per individuare i responsabili senza tralasciare alcuna strada.

Catania sarà sempre dalla parte di chi lavora con scrupolo, svolgendo il proprio ruolo con professionalità, sobrietà ed impegno. Troppe preoccupanti ombre si addensano su Publiservizi ed è ora di fare piena luce”. Inconfondibile il modo di fare, british quell’ invito agli inquirenti “a svolgere accurate indagini per individuare i responsabili senza tralasciare alcuna strada”: insomma, Bianco è coerente. Si dimostra sempre per quello che è.

E per restare nella coerenza, altrettanto ha fatto Rosario Crocetta che ha così chiosato l’assenza del sindaco: cu voli va, cu non voli manna. Ma non tocca a me polemizzare col sindaco della vostra città”. Prosit.

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