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Pta Giarre: il giorno dell’ex assessore Massimo Russo. Un processo verso la sentenza

Due le notizie che arrivano dall’ultima udienza, davanti ai giudici della terza sezione del Tribunale di Catania, presieduta da Rosa Anna Castagnola, del processo cosiddetto del “Pta di Giarre” che vede al centro l’affidamento del sistema di informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza del comune jonico.

La prima: finalmente, al terzo “tentativo” si è presentato l’ex assessore regionale alla sanità Massimo Russo, testimone citato dalla difesa, in particolare da quella di Melchiorre Fidelbo, accusato di truffa aggravata e abuso d’ufficio, insieme agli ex funzionari dell’azienda sanitaria Giuseppe Calaciura e Giovanni Puglisi, oltre all’ex manager dell’Asp di Catania, il senatore Antonio Scavone.

La seconda notizia: alla prossima udienza, il 18 novembre alle 11,30, comincerà la discussione delle parti, con la requisitoria del Pm Alessandro La Rosa. Poi, ci sarà spazio per le Difese: la sentenza è prevista per il gennaio-febbraio dell’anno prossimo. Insomma, il processo è entrato nella fase finale.

Stamane il teste Massimo Russo, con un barbetta ben curata e qualche chilo di meno, oggi si è presentato con largo anticipo e ha passeggiato nervosamente nel corridoio del Palazzaccio. Alle 12,30 circa è stato “chiamato” il processo. La sua audizione è durata un’ora abbondante. Russo ha risposto alle domande degli avvocati difensori, in particolare di Pietro Granata e del Pm Alessandro La Rosa.

“Con il mio staff – ha detto – ridisegnai la mappa dei siti dove implementare un PTA, coerentemente con gli obiettivi della riforma della sanità siciliana che intendevo portare avanti”. L’opzione fu su Giarre per due motivi: perché lì si trovava un piccolo ospedale che poteva essere rifunzionalizzato; e ancora perché per il sito di Giarre era pronto un progetto, quello a firma di “Solsamb S.r.l.” e Asp Catania.

Ma del progetto della “Solsamb” non c’era notizia al Ministero, come ebbe modo di verificare la dirigente dell’assessorato Giada Li Calzi. Ma proprio quel progetto fu finanziato. Russo ha poi ripercorso, in sintesi, l’excursus amministrativo della vicenda, non senza qualche “stilettata polemica” contro la burocrazia regionale e sottolineando che la sua azione di assessore era diretta a venire incontro ai “bisogni del territorio”. Poi ha ricordato le proteste del giorno dell’inaugurazione del Pta:“ancora oggi non capisco a chi fossero dirette le critiche: se a me, o all’onorevole Livia Turco oppure alla senatrice Anna Finocchiaro”.

Finchè da un “articolaccio” di un giornale, Russo non lesse degli “inghippi” della vicenda: di qui, l’inivio degli ispettori, la relazione degli stessi e la decisione di revoca in autotutela per “violazione del codice degli appalti”.

Nel complesso, a sentire Russo viene fuori una vicenda piuttosto “pasticciata”, dove il funzionamento della macchina regionale lascia più di una perplessità e dove –a sentire l’ex assessore- la burocrazia regionale ha un ruolo non di poco conto. Altro che politica. Ma questa è la versione di un teste, seppure autorevole, che, al termine dell’audizione, non ha voluto rilasciare dichiarazioni di alcun tipo, nemmeno sull’attualità politica, ai cronisti che lo inseguivano.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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