fbpx
GiudiziariaNews

Processo Scuto, si avvicina la sentenza

Se ne riparlerà il 17 settembre prossimo, ma ormai il momento della sentenza si avvicina. Forse potrebbe arrivare proprio dopo l’estate il verdetto per l’ex “re dei supermercati” di Sicilia Sebastiano Scuto, processato in appello, dopo il parziale annullamento della Cassazione nel giugno del 2014. La lunga e travagliata vicenda giudiziaria dell’imprenditore, intrecciata, secondo l’accusa, con la mafia, da San Giovanni La Punta (la Cassazione ha già sancito che per quanto riguarda l’area catanese e il rapporto con il clan Laudani, alleati di Santapaola, Scuto è un mafioso) fino all’ipotizzata espansione nel palermitano, è alle battute finali.

In settimana, davanti ai giudici della seconda sezione della Corte d’Appello (presidente Dorotea Quartararo, a latere Maggiore e Pulvirenti), si è tenuta un’altra udienza. Scuto, che ha sempre respinto le accuse che gli sono piovute addosso, sostenendo di essere piuttosto una vittima della mafia e di avere costruito in modo pulito il suo impero commerciale, ha fatto dichiarazioni, producendo inoltre documentazioni sanitarie sulle proprie condizioni di salute.
In particolare, l’imprenditore ha spiegato un fatto accaduto nel corso del giudizio di primo grado: in occasione della Pasqua del 2009, Scuto recapitò all’indirizzo della casa privata del sostituto procuratore generale, Gaetano Siscaro (che rappresenta l’Accusa nel processo), una lettera d’auguri, firmata da lui e dalla moglie. Il magistrato, all’udienza seguente la ricezione della missiva, consegnò ai giudici del Tribunale la missiva.

E cosa c’è scritto,fra l’altro, nella lettera: “…Noi, da molti anni, sotto la guida dell’avv. Truglio, ogni giovedì, facciamo una riunione di preghiera. Abbiamo pregato e continueremo a farlo, tutti insieme anche per Lei, che il Signore lo illumini nel suo lavoro. Avvicinandosi la Pasqua, Le Auguriamo pace e serenità, quella pace che io non ho potuto avere nei miei ultimi anni. Io per natura sono un positivo e un ottimista, anche in questi momenti sono sicuro che il Signore e Maria Ausiliatrice non mi abbandoneranno”.

Per caso, la lettera conteneva -più o meno velatamente- qualche minaccia? Non risulta essere nato alcun procedimento al riguardo.
Scuto, invece, durante l’udienza di questa settimana ha detto che era solo una lettera d’auguri, null’altro. Perché mandarla all’indirizzo privato del suo accusatore? Conosceva l’indirizzo di casa Siscaro in quanto un suo conoscente, un avvocato civilista, abita nello stesso immobile. Niente di particolare, insomma.
Ma perché non mandarla –ci si potrebbe chiedere- all’indirizzo dell’ufficio dove lavora Siscaro?

Comunque, l’udienza è proseguita con gli interventi dei suoi difensori, i prof. Guido Ziccone e Giovanni Grasso, poi la Corte ha rimandato tutto al 17 settembre. Ci saranno repliche? Si arriverà alla sentenza?
Il Pg Siscaro ha già chiesto, il 18 giugno scorso, la confisca di quasi tutta la fortuna miliardaria di Scuto(esclusi una ventina di immobili) fra società e appunto immobili. Una fortuna sulla cui quantificazione in valore non c’è un dato preciso.

La Pubblica Accusa ha anche chiesto per l’imprenditore 12 anni di reclusione, la non concessione delle attenuanti generiche e la dichiarazione di permanenza del reato fino al 2010.
Vedremo. A settembre, ma il 14, ci sarà l’udienza per le misure di prevenzione, come deciso il 15 luglio scorso.

Frattanto, nel mese di giugno è arrivata la notizia della confisca di un conto svizzero riconducibile a Scuto. La decisione, che rigurda la cifra di 700 mila franchi svizzeri, è stata presa dal Tribunale penale federale elvetico. Nel conto, intestato al figlio incensurato Salvatore dell’ “ex re dei supermercati” e aperto nel 1997, sarebbero confluiti i soldi provenienti dall’attività del padre. I giudici d’Oltr’Alpe hanno deciso di continuare sulla linea tracciata dal ministero della Confederazione con il primo decreto. Secondo i togati “i valori patrimoniali sarebbero stati per svariati anni nella disponibilità dell’organizzazione dei Laudani”, il clan mafioso cui è legato –sentenza di Cassazione alla mano- il nome di Sebastiano Scuto.

La lunga e complessa indagine dei magistrati di Lugano è stata svolta in sinergia con la Procura Generale di Catania: fra l’altro, c’è spazio anche per l’impugnativa della difesa dell’imprenditore davanti ad un nuovo collegio federale.

Mostra di più

Redazione

Quotidiano on-line siciliano

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker