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Processo appello “Mulino S. Lucia”: il 28 gennaio la sentenza. E intanto il comune, parte civile, non viene citato!

Il 28 gennaio prossimo arriverà la sentenza di secondo grado per l’appello –che si svolge davanti ai giudici della seconda sezione, presieduta da Dorotea Quartararo– cosiddetto del “Mulino. S Lucia”, il grande centro direzionale e commerciale del gruppo Caltagirone, sorto davanti al Porto di Catania. Peccato che stamane è venuto fuori che gli uffici preposti del comune di Catania, che si è costituito parte civile in primo grado, non hanno ricevuto la relativa citazione. Parrebbe un disguido, di fatto un fatto da non poco che ha impedito all’ente pubblico di esercitare appieno i diritti di parte lesa.

In primo grado, nel maggio 2013, i cinque imputati sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”:

Giovanni Beneduci, amministratore della Acqua Marcia holding spa; Giovanni Cervi, amministratore della Grand Hotel Bellini; Maurizio Pennesi amministratore della Italgestioni; l’allora avvocato capo del Comune, Mario Arena, in qualità della componente la commissione edilizia; e Vito Padalino funzionario in pensione dell’ufficio urbanistico del Comune. Beneduci e Padalino sono frattanto deceduti e quindi è stata dichiarata l’estinzione del reato per morte dell’imputato.

La Procura della Repubblica ha presentato appello alla sentenza di primo grado.

La Pubblica Accusa, con il sostituto procuratore generale Miriam Cantone, ha già reso noto le sue richieste, per l’ipotesi di abuso d’ufficio: condanna per un anno per Mario Arena, un anno e due mesi la richiesta per Cervi e Pennesi. Il presunto reato di lottizzazione abusiva si è prescritto, ma ugualmente il sostituto procuratore Cantone ha chiesto la confisca dell’immobile.

La struttura, un grande centro direzionale e commerciale del gruppo Caltagirone, che dovrebbe ospitare uffici e negozi, secondo l’accusa poteva avere un uso soltanto industriale, portuale e ferroviario. Secondo la Procura sull’ex Mulino Santa Lucia sarebbe stata compiuta un’operazione non conforme agli indici urbanistici del Piano regolatore generale di Catania.
Invece, in primo grado sono cadute le accuse di abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva ed è stato disposto il dissequestrato l’immobile.

Al di là del dato giudiziario, resta la domanda sul “gigante” posto davanti al Porto: che ne sarà? Dopo anni di sequestro e i danneggiamenti subiti (è stata sporta denuncia dai proprietari dopo l’ultimo ed ennesimo atto vandalico), che cosa accadrà?

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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