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Premio Campiello Giovani 2015, intervista alla vincitrice Eva Mascolino

eva mascolino1campiellogiovaniÈ stata la vincitrice della ventesima edizione del Premio Campiello Giovani 2015, tenutosi sabato 12 settembre 2015 al teatro La Fenice di Venezia, con il racconto Je suis Charlie, la ventenne Eva Mascolino, catanese, studentessa della facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Catania.
Da Bologna dove si trova in attesa di partecipare alle giornate del Festival Pordenonelegge, il 17 Settembre, insieme agli altri quattro giovani finalisti e a Marco Balzano vincitore con L’ultimo arrivato, Sellerio, 2015, della 53esima edizione del Premio Campiello, ci racconta la sua esperienza, i suoi interessi, i suoi sogni.

“È stata una grandissima emozione, una vittoria inaspettata. Tifavo per il racconto di Loretta Minutilli, L’universo accanto, quindi per me è stata una sorpresa enorme, dovuta anche alla meraviglia di trovarmi insieme a scrittori, giornalisti, editori e protagonisti del mondo della cultura e dell’editoria. E poi vivere l’emozione di trovarmi al teatro ‘La Fenice’, in un città che amo molto come Venezia.”

Come hai vissuto questa esperienza?

“Da sola ma insieme a tanti amici con cui ho costruito un bellissimo rapporto di stima e di affetto. È stata un’esperienza itinerante, a contatto con diverse realtà culturali. E sono stata molto emozionata quando una tappa del Tour del Campiello è stata Catania, la mia città. Ho avuto la possibilità unica di conoscere molte persone, di confrontarmi e di condividere pareri e impressioni sulla letteratura. Da qualche mese vivo Besanҫon una cittadina della Francia per  frequentare l’Erasmus all’Université de Franche-Comté, e da quest’estate non mi sono fermata un attimo. Adesso mi trovo a Bologna in attesa di andare a Pordenone durante il Festival Pordenonelegge. Dove, insieme agli amici finalisti e al vincitore del Campiello Marco Balzano, parleremo agli alunni delle scuole dei nostri racconti e di letteratura e soprattutto della nostra esperienza di scrittori e del nostro rapporto con la scrittura.”

A Pordenone parlerai agli studenti. Come è stato invece il tuo rapporto con la scuola?

“Ottimo. Ho sempre amato leggere e scrivere. Con la scuola ho avuto un rapporto fecondo che mi ha lasciato molti ricordi. Quello che mi ha commosso di più il giorno della premiazione è stato ricevere le telefonate e i messaggi di affetto oltre che da parte dei miei genitori e dei miei amici dai miei ex insegnanti del liceo Nicola Spedalieri di Catania. È stata forse la soddisfazione più grande.”

 Il tuo racconto ha come protagonista un vignettista di un rivista satirica che si trova a convivere con i suoi drammi durante i giorni dell’attentato alla redazione del giornale francese Charlie Hebdo, e per ritrovarsi decide di fuggire in Sicilia. Hai scelto un tema attuale e Ilvo Diamanti nelle motivazioni della giuria ha sottolineato il carattere postmoderno di raccontare e rievocare quei fatti. Non hai scelto di raccontare la solita dimensione siciliana e meridionalista. Quale è stata la motivazione della tua scelta e perché sei stata premiata?

“Amo molto la mia terra ma non volevo darne un colore bozzettistico o verghiano. Degli autori siciliani il mio preferito è Luigi Pirandello per la sua capacità di scavare nel fondo più oscuro dell’animo umano. Il mio protagonista vive in una dimensione attuale ma il suo conflitto interiore e la perdita della propria identità ne fanno un personaggio moderno e allo stesso tempo archetipico. Come un personaggio in cerca d’autore dei romanzi e dei racconti di Pirandello. E poi penso che essere siciliani sia in realtà una dimensione interiore al di fuori di un certo immaginario estetico e vernacolare stereotipato.”

Anche il romanzo vincitore del Premio che narra di un bambino della provincia di Catania emigrato a Milano negli anni cinquanta racconta una storia ambientata in Sicilia. C’è molta Sicilia in questo Premio. La Sicilia ha ancora qualcosa da dire e da dare alla cultura in Italia.

Oltre Pirandello che citi spesso, quali sono i tuoi autori preferiti?

“Leggo moltissimo, e moltissimi classici, ma anche autori del ‘900. Studio cinque lingue e quindi conosco molta letteratura europea. Innanzitutto, Wolfgang Goethe e Guy de Maupassant, ma poi la letteratura russa, che ritengo la più intensa e prossima a noi contemporanei, Fedör Dostoevskij, Lev Tolstoj, ma anche autori meno frequentati come Vladimir Majakovskij, Anna Achmatova e Velimir Chlebnikov. Tra gli autori dell’America del sud amo Màrquez e Isabelle Allende. E poi i francesi del Novecento, tra tutti Camus e il suo Straniero. Invece tra i contemporanei leggo spesso Haruki Murakami e Amélie Nothomb”.

E tra gli autori italiani?

“Dopo Pirandello, i contemporanei Barrico, Antonio Tabucchi e Sebastiano Vassalli, la Chimera è un libro che consiglio volentieri a tutti.”

E gli autori che ti sono piaciuti al Campiello?

“Marco Balzano è una persona umanamente straordinaria. Ma a me è piaciuto molto il libro di Vittorio Giacopini, La mappa (Il Saggiatore, 2015). Un romanzo sulla difficoltà di cartografare il reale che trovo molto affine ai temi della difficoltà di rappresentare e raccontare la realtà.”

 E che rapporto hai con la scrittura e con la letteratura?

“Io quando scrivo sono felice. Scrivere è un modo per interpretare il mondo. Mi fa stare bene. È l’unico momento della giornata in cui mi sento in pace con me stessa. Credo che la funzione della letteratura sia questa. I latini dicevano delectare et docere. Cioè piacere e insegnare. Quindi innanzitutto è un piacere, ma poi un modo per imparare e insegnare, ma senza alcun moralismo. Un modo per aprirsi all’altro. Questo è il senso intimo della letteratura. L’ascolto dell’altro che è in sé e  che è fuori di sé. E quindi la condivisione. Ecco, penso che il piacere della condivisione sia il significato ultimo sia della scrittura che della lettura.”

Quali progetti letterari hai per il futuro?

“Il premio è stato uno stimolo per continuare a scrivere. Ma anche un riscatto avendo partecipato al Premio altre due volte. Ho voluto mettermi alla prova e capire se questa passione fosse una passione velleitaria o una realtà su cui investire e magari fare diventare un professione. Dopo la vittoria mi sono arrivate diverse proposte di pubblicazioni e di collaborazioni con delle importanti case editrici. Ma la forma racconto è difficile da pubblicare e non trova spesso un suo pubblico. Molti lettori ed editori preferiscono un prodotto più compiuto come il romanzo.”

Hai un romanzo nel cassetto?

“Non un romanzo ma un libro di racconti. Mi piacciono le forme brevi, che son quelle in cui mi trovo più a mio agio. Inoltre il racconto è un campo in cui è più divertente sperimentare nelle forme e nei contenuti. Vorrei trovare un editore che valorizzasse questa forma di narrazione.”

Hai viaggiato molto quest’anno, hai avuto l’opportunità di conoscere città e realtà diverse da quella della tua città. Pensi che il tuo futuro si restare in Sicilia?

“Sicuramente dopo la triennale andrò in un’altra città a fare la specialistica, forse a Trieste, per  perfezionarmi, ma mi resta ancora tempo per decidere. Questa vittoria è però un riscatto per tutto ciò che si dice di negativo della Sicilia e dell’università siciliana, del suo immobilismo. Mentre ero a Venezia ho conosciuto molti studenti del Conservatorio e di altre facoltà che mi parlavano benissimo dei loro colleghi di cui vantavano la preparazione.”

Cosa consigli allora ai ragazzi siciliani che intendono inseguire i loro sogni e le loro passioni?

“Di non arrendersi. Io ho provato più volte al Premio Campiello. Alla fine ho ottenuto di realizzare il mio sogno.”

Quale romanzo consigli ai lettori?

“Senza dubbio, Notre-Dame de Paris di Victor Hugo”

E quale libro hai adesso sul comodino?

“Io, Partenope (Rizzoli, 2015), il libro postumo di Sebastiano Vassalli, vincitore quest’anno del Premio Fondazione Il Campiello.”

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