fbpx
LifeStyle

Premio Campiello, due giovani catanesi tra i premiati

“Una manifestazione invidiata” così ha esordito l’assessore alla Cultura e al Turismo Orazio Licandro davanti a una platea partecipe, durante la presentazione della Cinquina finalista della 53esima edizione del Premio Campiello, per le opere di narrativa italiana, che anche quest’anno ha fatto tappa a Catania, l’8 luglio, al Palazzo della Cultura.

Tra i più prestigiosi d’Italia, istituito nel 1962 per volere degli Industriali del Veneto, con lo scopo di legare imprenditoria e cultura, il Campiello si è distinto negli anni per la sua vocazione popolare e non blasonata, nell’intento di divulgare ad ampio raggio l’amore per la lettura e per i libri, anche attraverso una serie capillare di incontri aperti al pubblico. Ma soprattutto attraverso la formula originale con cui procede alla selezione dei concorrenti, una giuria di Tecnici che premia i finalisti e una giuria popolare di Trecento Lettori anonimi a cui è deputata la scelta del supervincitore. Il tour 2015, che ha portato a Catania cinque validissimi e stimati scrittori, con lo scopo di incentivare concretamente la diffusione della lettura attraverso la conoscenza diretta degli autori, e stimolando la partecipazione attiva del pubblico dei lettori, attraverserà l’Italia per giungere infine a Venezia il 12 settembre 2015 per la Cerimonia finale di Premiazione.

Dopo l’introduzione del presidente della Fondazione Campiello, Roberto Zuccato, che ha spiegato le ragioni che sottostanno al premio, “conciliare cultura e impresa” e “fare conoscere la letterature e i libri in tutto il paese”, contribuendo efficacemente alla promozione e alla diffusione della cultura italiana, e di Piero Luxardo, presidente del Comitato di Gestione del Premio, la parola è passata al giornalista Gaetano Savatteri che ha moderato l’incontro e invitato sul palco, seguendo l’ordine stabilito casualmente da alcuni “pizzini” (termine che ha fatto un po’ bisbigliare la sala), i cinque finalisti, per presentare e discutere i loro libri, selezionati tra circa ottanta opere.

Carmen Pellegrino (Cade la terra, Giunti), Paolo Colagrande, (Senti le rane, Nottetempo), Marco Balzano (L’ultimo arrivato, Sellerio), Vittorio Giacopini (La mappa, Il Saggiatore) e Antonio Scurati (Il tempo migliore della nostra vita, Bompiani). A tessere il filo comune di tutte le opere è stato il tema della storia e il suo rapporto con la memoria e quindi la possibilità di farne una narrazione anche conflittuale nella consapevolezza delle molteplici narrazioni che si fanno di una storia.

Molti i temi e i collegamenti con la Sicilia, il meridione e le sue realtà. Dal romanzo di Scurati, ambientato durante la dittatura fascista che divide la storia dell’intellettuale e partigiano integerrimo Leone Ginzburg con quella di una famiglia del sud che vive la propria condizione di miseria con coraggio e che con altrettanta fermezza affronta le angherie dell’esistenza, alla possibilità di mappare l’esistente, allegoria dell’impossibilità di scrivere un romanzo storico oggi, nel lavoro di Giacopini, alla ricerca pirandelliana di stabilire una verità dei fatti tra i personaggi del libro di Colagrande.

Temi di attualità se si pensa alla nuove povertà diffuse oggi in tutta Italia e ai pericoli di un dilagante razzismo e di un rigurgito di fascismo in molti paesi Europei. Tra i più interessanti sicuramente i temi scelti da Carmen Pellegrino, unica donna tra i premiati, “abbandonologa” e storica, che tocca concretamente nel suo romanzo i luoghi abbandonati dalla storia. Il suo romanzo ambientato nel piccolo paese di Alento, in quella parte di Appennino che definisce l’“osso del sud”, racconta di “pietà e pietre” e dell’unica sua abitante, Estella il cui scopo è di far rivivere attraverso azioni quotidiane, ricordi e memorie le mille presenze che un tempo animavano quel luogo. Una storia che richiama il rischio che ormai vivono molti paesi del sud sempre più abbandonati e svuotati dalla crisi e dall’incertezza economica. Non meno attuale la storia riportata da Balzano, che torna con la memoria ai giovanissimi emigranti del sud Italia, e sceglie la Sicilia terra di migrazioni come ambientazione del suo romanzo. Una storia degli anni cinquanta che comincia da San Cono, provincia di Catania, da cui fugge ancora bambino Ninetto per fare fortuna a Milano e integrarsi col lavoro in fabbrica. Emigrazione infantile che rievoca scenari contemporanei.

Narrazioni sospese nel passato, ma come è il futuro che ci attende? Quello dei lettori e in particolare dei lettori catanesi? A spiegarlo è lo stesso presidente Zuccato che ha scelto “Catania per il forte contributo dato in passato alla narrativa e alla cultura del paese”. E per la tradizione che la città ha avuto con i libri e la letteratura. Molti sono infatti gli studiosi dell’università tra il pubblico, pochi però gli scrittori catanesi. Fa quindi piacere sapere che quest’anno tra finalisti premiati dal Campiello Giovani ci siano due giovani studenti catanesi.

Eva Mascolino, di Catania, e Gabriele Terranova, di Riesi, entrambi ventenni e studenti di Lingue, che si sono aggiudicati la Cinquina con i loro racconti, scelti su circa 400 inviati. La prima con il racconto Je suis Charlie, il secondo con Miseria. Uno di stampo giovanile ma già fermamente verghiano, l’altro, attuale e postmoderno sui fatti di Parigi, lega il tema della creatività con l’orrore del presente. Chiedo come immaginano un futuro possibile da scrittori e come le loro famiglie hanno aderito a questa scelta, oggi forse un po’ azzardata.

Senza pensarci troppo mi rispondono entrambi “con orgoglio”, “con divertimento”. Ma in ogni caso complici e con cui aspetteranno i risultati della premiazione finale. È allora in questi nuovi scrittori che la letteratura anche in questa città continuerà a crescere e a creare valore.

Tags
Mostra di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker