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Precari in sciopero della fame contro la “buona scuola”

«Insegno storia e geografia all’Istituto statale comprensivo Montessori-Mascagni di Catania, sono un’insegnante di scuola primaria, precaria da venti anni. In vent’anni di precarietà nella scuola statale ne ho viste di cotte e di crude e ancora adesso sono costretta a farmi i corsi e i corsetti vari», racconta amareggiata Rita Carella, docente etnea in lotta. «A cinquant’anni – aggiunge – una avrebbe pure diritto di avere una collocazione tranquilla e invece siamo sempre in subbuglio. Renzi parla di sciogliere le graduatorie e, per ora, di un’assunzione di 35mila persone; ma, secondo me, da qui a settembre si assottiglierà ancora. Non si può rimanere passivi di fronte a questo sfracelo».

Rita, come tanti altri docenti precari, non vuole proprio cedere alla rassegnazione di fronte a quella che giudica un’ennesima opera di distruzione della scuola pubblica. Perciò partrecipa allo sciopero della fame a “staffetta”: due giorni ciascuno per protestare contro «le prese in giro del Governo Renzi». La lista dei partecipanti è in continuo aggiornamento e diventa sempre più lunga. «La protesta – racconta – è iniziata a Roma dove c’è un gruppo di persone molto attive che è in contatto con il ministero. Qui, a Catania, ai tempi della riforma Gelmini c’era un bel movimento. Io facevo la spola da Caltagirone, dove lavoravo, per partecipare alle manifestazioni e alle riunioni. Poi, con il tempo, tutto si è spento e la protesta è andata smorzandosi ma ora siamo a nuovo passaggio storico, Renzi vuole dare la mazzata finale alla scuola pubblica».

In concomitanza con l’inizio dello sciopero della fame dei docenti precari, anche gli studenti scendono in piazza per manifestare il loro dissenso verso la “buona scuola” renziana. In tutta Italia sono in corso manifestazioni e cortei, compresa Catania, mentre in giornata il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il Ddl scuola, rinviato ormai diverse volte.

«Sono contenta di fare lo sciopero proprio oggi  – aggiunge l’insegnante – perché sarà una giornata importante e io sono convinta che non l’approveranno nemmeno questa volta. Rimanderanno ancora e quando l’approveranno non conterrà la parte buona della precedente proposta di decreto, l’assunzione dei precari. Per il resto è malefico, va contro il miglioramento della scuola. Le riforme dovrebbero migliorare il sistema: la riforma della scuola dovrebbe migliorare la scuola; la riforma della sanità dovrebbe migliorare la sanità. Invece negli ultimi anni abbiamo visto solo a riforme demolitrici».

Da Catania a Roma, nonostante i chilometri, il passo è breve e l’esasperazione tanta. Stefania Azzollini, laureata in biologia molecolare praticamente “in tempo” e con il massimo dei voti. Durante il dottorato di ricerca in Scienze pasteuriane, vince l’accesso alla Scuola di specializzazione all’insegnamento secondari (SSIS) in Scienze Natuali e decide di voler insegnare. Vinto il concorso di accesso, lascia il dottorato e s’iscrive alla SSIS. «Esco con il punteggio massimo – ricorda – ed entro in graduatoria ad esaurimento (GAE). Appena entrata e con il punteggio minimo, non riesco ad ottenere la supplenza annuale in una scuola statale e così iniziano i primi anni di scuole paritarie. Nel frattempo la riforma Gelmini colpisce quasi mortalmente la mia classe di concorso. I ruoli nulli, le supplenze annuali sempre meno. Faccio anche la SOS, la Scuola di specializzazione sul sostegno. Massimo dei voti anche stavolta e da allora praticamente ottengo la cattedra annuale come insegnante di sostegno. Sono arrivata a nove anni di precariato. Sono stanca e arrabbiata. E sentire parlare con tanta leggerezza persone spesso incompetenti della vita degli insegnanti, del personale ATA e degli studenti mi fa diventare furiosa. Faccio questo sciopero della fame a staffetta proprio per questo».

E mentre la protesta si diffonde in tutta la penisola, in rete si moltiplicano i gruppi per discutere e organizzarsi. “Precari uniti contro i tagli“, “GAE IN RUOLO – NON UNO DI MENO” e persino l’enigmatico “Lip Lip UrrààA !!“. Lip, come Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica, ossia la formula che i docenti in lotta contrappongono alla “Buona Scuola” di Renzi. «Chiediamo a gran voce – chiariscono gli organizzatori – l’assunzione immediata e senza ricatto di tutti i precari della scuola, non subordinata all’accettazione dell’organico funzionale e del progetto di riforma renziano di cui non condividiamo minimamente contenuti e impostazione. Ci opponiamo con forza ad ogni tentativo di ricatto ed esprimiamo il nostro “no” convinto nei confronti della politica di tagli e dequalificazione della scuola pubblica statale di questo governo, in continuità con i precedenti, e nei confronti del disconoscimento dei diritti di chi nella scuola pubblica lavora da anni in una condizione di precarietà che non è oltremodo tollerabile!».

«Non abbiamo molti strumenti di lotta», sottolinea Rita Carella. “I sindacati, che si divono sempre, stanno cominciando a organizzare degli scioperi, ma non è solo la giornata di sciopero che fa la differenza. Questa iniziativa del digiuno mi è piaciuta, ne ho parlato ai colleghi della scuola in cui insegno ed è stata accolta dalla maggioranza perché tutti sono contrari, anche i colleghi di ruolo. Da oggi sia io che sono precaria sia una collega di ruolo faremo lo sciopero della fame. In generale – conclude Rita – tutte le colleghe della scuola sosterranno la protesta, perché si sentono vicine a chi vive questa situazione di insicurezza perenne».

 

 

 

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Redazione

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