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Salvate il posteggiatore abusivo

Salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano abusivamente, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare abusivamente l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 726 ad euro 2.918. Se nell’attività sono impiegati minori la somma è raddoppiata. Si applica, in ogni caso, la sanzione accessoria della confisca delle somme percepite, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.( legge 1º agosto 2003 n. 214 che introduce il comma 15-bis dell’articolo 7 del codice della strada)

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Italiani “popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori” e non solo. C’è qualcuno che racchiude tutto in un solo stile di vita.
Nel nostro Paese c’è una categoria professionale sottovalutata e spesso denigrata, un mestiere che non necessità di uno specifico titolo di studio, piuttosto di qualità intellettuali non comuni. Eroi moderni, architetti del traffico, missionari nel caos, imprenditori del ciglio stradale, artisti dell’incastro.
Il “posteggiatore abusivo” o “guardiamacchine ccù ddù fattu” è ormai una figura indispensabile per l’economia di tutto il meridione italiano e quindi dell’intera Nazione. Una veste che pochi sono degni di indossare con lucidità e competenza. Un altissimo simbolo di riscatto, coraggio ed ingegno.

Al diavolo ogni norma di legge, ogni ottusa e puritana concezione dell’ordine e della legalità, ogni denuncia dei media, ogni tipo di discutibile ironia sul web (“The Parker” dei “The Jackal” ad esempio) su questi moderni esempi di abnegazione e genialità. Solo invidia e cattiveria.

Il “posteggiatore abusivo” va tutelato e valorizzato. Come un animale in via di estinzione, come un giovane laureato pronto a migrare verso lidi più remunerativi, come un calciatore allettato da offerte straniere, come un fiore delicato in prossimità di un’estate torrida, come un agnellino a Pasqua.

Quale sarebbe l’economia meridionale senza questo imprenditore della strada? Nessuno immagina il caos per professionisti, casalinghe, impiegati e negozianti senza colui che scavalca la striscia blu agevolando l’uomo comune, agevolando tutti noi. Nessuno immagina l’enorme perdita di tempo per trovare un posto auto libero, acquistare il biglietto ed esporlo in macchina. Nessuno si immedesima in quel che si può ben definire “l’angelo custode dell’automobilista”.

Nessuno approfondisce uno dei pilastri dell’economia moderna terrona. Un eroe, uno scenziato, un santo. Un mago del tetris prestato al bene comune. Un soggetto che senza planimetria di strade o piazze, riesce a occuparle interamente da mezzi gommati senza recare danno alcuno agli stessi.
Chi è capace di giocare a tetris – mantenendo calma e spesso charme inglese e sotto un sole cocente o una pioggia incessante – con le più disparate tipologie di automobili ed automobilisti? Chi si immolerebbe per arginare una mandria di inferociti automobilisti nell’ora di punta, senza avere la tentazione di rannicchiarsi a terra, gemente, dondolante e con le ginocchia al petto? Chi?
Tanta materia grigia e tanto cuore speso per il quieto vivere e poi? Nessuna e ripeto nessuna (!) – e qui l’eco del grido di dolore per questi uomini cosi vilipesi – certezza di pagamento, di una misera moneta, di un irrisorio contributo per la custodia di un bene così prezioso. Non l’auto ma la calma, la salute, il tempo.

Talvolta stuprati nell’animo davanti ad automobilisti sordi ai melodici fischi, all’ammiccante “boncionno/bonasera” o ai dolci “a piacere” , “capo/dottore un’offerta”, “2 euro o la sposti”. Talvolta costretti ad ascoltare infami “non ho spicci” o “sto andando a scambiare”, talvolta ridotti a dover ricambiare sguardi di sfida simili alle occhiate lanciate dai cowboys nei film western di Sergio Leone.
Nessuno comprende, nessuno cerca di capire, nessuno studia il fenomeno, pochissimi rinunciano alla più borghese arroganza della classe media. Nessuno li osserva mentre leggiadri indirizzano uomini e mezzi con una delicatissima danza di braccia e mani. Come fosse un antico rituale celtico o un’antica danza orientale. Simili ai danzatori di capoeira o ai dervisci persiani.
Eppure ci sono. Con il loro lombrosiano volto scavato dalle intemperie, seduti in un cantuccio di piazza o appoggiati ad un palo, con la loro mano tesa, il loro marsupio sgualcito, la loro luccicante e sobria collana del battesimo, con il loro immancabile blocchetto di foglietti vogliosi di parabrezza, con il loro Tavernello quasi finito ed il loro sguardo da bambino sfortunato in uno spot dell’8Xmille. Una scena struggente alla quale si adatterebbe magnificamente “Theme from Schindler’s List” di John Williams o “Agnus Dei” di Samuel Barber. Eppure nessuna pietà del glaciale uomo moderno, nessun rimorso per quella fuga in macchina senza averlo pagato, nessuna lacrima spesa per quel goccio di Tavernello negato.

Facciamo un atto di coscienza con una mano sul cuore. Il posteggiatore abusivo va difeso e coccolato. C’è un po di posteggiatore abusivo in ognuno di noi.

God Save the illegally parked car…

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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