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Possessione diabolica: il comportamento secondo la Chiesa Cattolica

È l'editore Il Melangolo con un pamphlet di 80 pagine a pubblicarlo.

Possessione diabolica, non è la prima casa editrice che diffonde il comportamento da adottare, anche perché più volte l’editoria vaticana lo ha proposto.

Manuale di esorcismo nel 2012 vede la luce. Poco meno di un mese fa è uscita la seconda edizione sempre per la genovese Il Melangolo.

La  premessa, molto significativa che riscontra i fatti nei tempi attuali, è curata da Demien Karas, che ipotizza l’evocazione del diavolo nell’epoca digitale. 

“Chiunque desideri essere salvato deve restare soprattutto saldamente ancorato alla fede cattolica. Chiunque non la conserverà nella sua integrità e purezza è senza dubbio votato alla morte eterna”.

 

Così recita un passo del manuale che non pochi interrogativi pone: chi ha dubbi sulla esistenza del diavolo come entità avversa spiritualmente, è destinato ad essere facile preda dello sconfinamento della purezza? Parrebbe di si.

Dunque partiamo dal presupposto che io sono un frate, monaco, cappellano et alii, mancato, che per diverso periodo mi sono ritirato in un convento, monastero, o altro di cattolica memoria.

Brave persone in ritiri spirituali

L’esperienza dura, perché sconosciuta, se non teoricamente però, prima, mi ha davvero garantito una esplorazione interiore di uno dei punti focali del cristianesimo cattolico: il perdono e il mantenere quelle insidie di prosopopea della parola e della materia che possedevo prima. Una redenzione su quanto pezzo di merda e figlio di troia ero.

Sono un umile, ma mi piace denigrare l’altro: un ipocrita generato non creato

Portiamo il caso che io abbia capito che esaltare le mie doti, essere al centro dell’attenzione, altro non è che una perdita di tempo, e che il mio ruolo di teologo, inteso cappellianamente (che a questo punto è l’acme del cattolicesimo), altro non era che un errore, così come la letteratura espressa in scrittura non è sempre bene corretta se non esistessero amiche filosofe che mi scrivono di sana pianta anche la lista della spesa, dunque io sarei un puro, che perdona se stesso in primis, e in parallelo, gli altri.

Pazzo e coglione: depresso

Consideriamo che io sia scemo e non pazzo, come mi dice il cretino, che la patologia ai vari dipartimenti di salute mentale non me la diagnosticano perché ho il culo coperto, ecco io posso scegliere di essere vessato dal diavolo o meno. Eppur nei tuguri di anguste stanze del mio cervello, proso cattolicesimo con voce da parrino.

Il mondo si accorge che io sono ben oltre la vessazione diabolica: sarei nella possessione. Sono nella mitomania, che poi per gusto e piacere estetico, lecco il culo dichiarando che devo chiarire la mia posizione (anche se nessuno ma l’ha chiesto), ma mi piace leccare il culo e allora del mitomane lo do al mio padrone. È nella mia natura, non posso farci nulla.

Consideriamo che io possa usare il Woebot, però dalle bassezze dei miei testicoli lo rifiuto, perché non ho bisogno di supporti contemporanei digitali psicologici.

L’interrogativo della possessione diabolica

Da quale diavolo liberarmi? Da me stesso, facendomi fuori, o dal cattolicesimo? Eviterei ambedue, basterebbe, come Cioran insegna, abbassare la soglia della superbia angosciante e curare di ciò che si è, magari da un bravo terapeuta, che non impone necessariamente l’uso di sostanze psicotrope legali o meno.

Premessa

Poche le pagine della premessa per far riflettere che non sempre le alte cariche istituzionali e i loro leccaculo sono da prendere come esempio: spesso producono vessati dal demonio, dato che posseduti già lo sono, di quella tronfia e boriosa idiozia da coniglio. In periferia cappellani psicotropicizzati di umiltà si trovano, e anche se il culo glielo lecchi, qualche sano insegnamento te lo sanno dare.

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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