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Playa addio? Il litorale sabbioso sarà presto un dolce ricordo?

In Sicilia tutto è ben oltre l’orlo del baratro ma almeno c’è il sole e c’è il mare. Qualche Vecchioni – forse non a torto –  di turno abbozzerà pure la solita ormai inflazionata critica, spingendosi ancora in un’altra provocatoria quanto ormai celebre “isola di merda”. Ma perchè piangersi addosso davanti a questo mare meraviglioso?
Più strati di menefreghismo e strafottenza tengono a galla una terra come la nostra. Paesaggi deturpati irrimediabilmente, storia dimenticata, assuefazione allo scandalo ed al malcostume, economia seppellita, infrastrutture di cartapesta, burocrazia infinita ed inutile, privilegi inutili di caste indistruttibili, Cosa Nostra e Stidda, criminalità spicciola a livelli impressionanti, siti archeologici ed artistici deserti ed in rovina, rifiuti tossici sotto ogni provincia, abusivismo edilizio cronico, turismo inesistente, lassismo imperativo, baronati universitari, oligarchie imprenditoriali, agonia di ogni artigianato, sanità da terzo mondo, agricoltura defunta, mari ormai sporchissimi, mezzi di trasporto pubblici inesistenti. Tutto ciò è probabilmente vero ma guai ad ammetterlo.
Vale la pena insomma “furriarisi”, c’è altro per cui godere. Almeno abbiamo il mare e questo nessuno potrà togliercelo.

Ma se qualcuno vi dicesse che anche ciò non è più una certezza? Se qualcuno ponesse in dubbio le vostre rilassanti mattine d’agosto tra ombrellone, scarichi fognari a mare e sedia a sdraio?
E’ l’Università di Catania e precisamente un team della Facoltà di Geologia dell’ateneo catanese – attraverso un autorevole studio  (“Anthropogenic influence on coastal evolution: A case history from the Catania Gulf shoreline“) condotto dai professori Agata Di Stefano, Carmelo Monaco e Angiola Zanini e dall’Ingegnere Roberto De Pietro – a fugare un dubbio che inconsciamente si annida in ogni animo siciliano. Uccideremo persino il mare? Rinunceremo a quel poco di bello rimasto?
Uno studio che ha ricevuto l’encomio dell’Università di Hull e della titolata rivista scientifica internazionale “Ocean & Coastal Management” ma che non ha ottenuto un meritato riscontro in Patria. Poca eco e poco clamore come contorno alla misera e fatalista “sicilitudine” alla quale ormai siamo abituati.
Altrove una ricerca del genere avrebbe crepato palazzi e fatto tremare poltrone. In Sicilia no.
Oggetto del lavoro dei ricercatori catanesi è la correlazione tra il principale fiume siciliano ossia il Simeto ed il preoccupante arretramento della “Playa”, litorale sabbioso catanese tanto amato dal popolo balneare etneo ed una delle poche oasi (Oasi del Simeto) naturalistiche ancora in vita in Sicilia.
Attraverso l’approfondito studio di fattori e dinamiche di carattere geologico, fisico, idrico e storico – anche con l’ausilio di cartografie recenti e persino del geografo arabo Muhammad al-Idrisi (1154) , foto aeree e satellitari – i ricercatori catanesi sono arrivati ad una inequivocabile quanto allarmante conclusione: non solo la Playa arretra sempre più di anno in anno ma già nel 2021, i catanesi faranno a meno di altri 150 metri di litorale sabbioso.
La causa è meno sorprendente poiché è ancora una volta l’uomo a distruggere l’ambiente.
Bonifiche di dubbia utilità, opere idrauliche (serbatoi artificiali, traverse, sistemazioni idrauliche), opere di sistemazione fluviale (soglie, briglie, argini) e la selvaggia speculazione edilizia impediscono al Simeto il trasporto di sedimenti verso il litorale che, senza l’apporto di materiale solido proveniente dal corso d’acqua , arretra con ritmi vertiginosi, sgretolato dalle onde marine.
Spezzato quindi il naturale equilibrio tra terra ed acqua che impedisce il progressivo smantellamento del cordone di dune sabbiose.
Entrando nel merito dello studio, i principali serbatoi artificiali ossia Ancipa (realizzato sul fiume Troina, entrato in esercizio nel 1953), Pozzillo (realizzato sul fiume Salso, entrato in esercizio nel 1958), Ogliastro (realizzato sul fiume Gornalunga, entrato in esercizio nel 1966), Nicoletti (realizzato sul torrente Bozzetta, entrato in esercizio nel 1973), Sciaguana (realizzato sul torrente Sciaguana, entrato in esercizio nel 1992) che influenzano appena il 22% dell’intero bacino del Simeto, trattengono oltre un milione di metri cubi di sedimenti all’anno!
Senza lasciarsi andare a prospettive drammatiche, tirando in ballo le molte opere in stand-by e le molte altre in progettazione o costruzione, lo studio sottolinea quanto abbia donato (e sia consentita l’ennesima stoccata di amaro sarcasmo) il periodo del motto “cemento è bello” (tra gli anni 60 e 90) alla “nostra terra bellissima e disgraziata”.
La Playa quindi arretra ancora oggi pericolosamente. Dopo la drammatica ritirata nella zona della foce ed in tutta la fascia circostante (lo studio analizza circa 7 km di costa) a cavallo tra gli anni 60 e gli anni 90, la perdita di spiaggia riferibile oggi è quantificabile tra i 150 ed i 170 metri!

Adesso la tendenza si è attenuata ma non arrestata. In alcuni punti continua di 2,7 metri l’anno, il lago Gurnazza non esiste più ed è ora mare aperto. Questo perché? Perché il siciliano ama la propria terra a tal punto da costruire opere di dubbia utilità – l’agricoltura siciliana non vive da decenni momenti di splendore – a scapito dei propri paesaggi e, perché no, a svantaggio di una prospettiva turistica che forse non ha mai avuto prospettiva. A questo punto, è lecito pensare che nessuno può toglierci l’ultima certezza : abbiamo il sole. Del mare e di tutto ciò che lo riguarda, possiamo anche farne a meno.

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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