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Platino al parigino gatto Nero di Osvaldo Soriano

Oltre il gradino più alto del podio dove da 76 anni vive "Il piccolo principe", c'è "Nero, il gatto di Parigi", LiberAria Editrice

Che LiberAria, casa editrice indipendente nata in Puglia, diretta da Giorgia Antonelli, ci ha abituato a coup de théâtre, non è una novità. Con la traduzione curata da Ilide Carmignani de El negro de Paris (Nero, il gatto di Parigi) di Osvaldo Soriano, si è superata.

Ma non solo: a nostro parere ha superato un capolavoro rimasto in vetta per 76 anni: Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, che certamente rimane nel gradino più alto, quello d’oro.

Ma più su c’è il platino lucente delle stelle che Nero, il gatto di Parigi, mostra ad un ragazzino. Metafora di una bellezza ineguagliabile per lavarsi della sofferenza da abbandono di persone e luoghi.

Ebbene si, in questo volume di 49 pagine, intervallate da meravigliose illustrazioni di Vincenzo Peschechera, il primo romanzo per ragazzi scritto dall’indimenticato autore di Fútbol. Storie di calcio, spodesta tutti e dà lezione di umanità ben donde più elevate del succitato ‘Il piccolo principe’.

Nero, il gatto di Parigi arriva in Italia a trent’anni esatti dalla sua pubblicazione

Un libro rimasto per troppo tempo nella cantina sudamericana che produce meraviglie e che grazie ad un atro sud, quello del Gargano, dello sperone dello stivale italico,  vede luce nel nostro Paese e si impone a rigore e di diritto non soltanto come opera per ragazzi, ma come atto pedagogico e filosofico di riflessione sulla natura del cambiamento.

 

 

“Sapessi che dolore l’esistenza, che vede Nero dove Nero non ce n’è”

Cover
Cover

La citazione attinta dalla canzone Stage Door scritta da Franco Battiato e Manlio Sgalambro anni orsono, da il titolo a questo paragrafo perché rende bene l’idea di ciò che si racchiude in “Nero, il gatto di Parigi”. La tristezza nel lasciare tutto il nostro amore, nella nostra terra, per cause di dittature e cazzate varie della politica, costringe un ragazzino ad abbandonare il proprio Paese.

È l’Argentina il Paese. È la Francia il nuovo posto. Oltre a lasciare amici e compagni, nelle mani dello zio Casimiro, rimarrà la sua gattina amica di sempre: Pulqui. Rifarsi una vita, da ragazzino solo, fa intravedere le scie pessimiste del cosmico Leopardi, fino a quando il padre decide di andare in un gattile/canile a far scegliergli di adottare un gatto al proprio figliolo.

 

 

Nero, «[…] quello laggiù con l’aria da scemo» è la rivoluzione letteraria

In un angolo, annoiato e dall’aria scostante c’è un gatto nero, che viene scelto perché ha anche l’aria da scemo. La verità del protagonista è un’altra: dice così, per difesa, perché capisce che Nero è un gatto furbo, pertanto meglio fargli capire che lui è ancora più scaltro. In questa scelta Osvaldo Soriano, con simpatica ironia verso se stesso, consegna al lettore la prima lectio: non abbattersi anche se incontri il contrario (Nero) del tuo vissuto (Pulqui), che comunque ti aspetta sempre, perché tornerai da dove sei arrivato, perché le dittature finiranno.

 

L’onirico Nero: seconda lectio

Il gattaro Osvaldo Soriano
Il gattaro Osvaldo Soriano

Nel momento in cui tutto ti sembra fallire, non abbatterti direbbero psicologi e pedagogisti di ogni area, scuola e genere, ma non Osvaldo Soriano che nella sua seconda lezione con il mito dei gatti (oltre a impazzire per il gioco del calcio era un gattaro) altro non invita a vivere in quel confine tra l’onirico e la realtà, scrollandosi di dosso, ansie, preoccupazioni e angosce del passato che non sappiamo se, non, tornerà quanto ci torneremo noi.

 

Addio solitudine

Nel narrare il rapporto tra il ragazzino e Nero, l’autore, come nella scala di Allport, mette in auge le fantasticherie.
In un batter d’occhio Nero e il suo nuovo amico venuto da lontano, viaggeranno verso la scoperta dello stato di gioia assoluti.

Saltellando tra nuvole e tetti, giungeranno sulla cima della torre di ferro e da lì il miracolo: vedere il campo del Boca Juniors, dove gioca la seconda bandiera della storia della A.S. Roma, Daniele De Rossi.

Dove ha giocato Maradona, che nel 1989, anno di pubblicazione del libro, ebbe la fortuna di leggere questa goccia di platino del firmamento della letteratura mondiale.

Platino che finalmente giunge in Italia: lissù come le stelle che i due amici vedevano oltre le nuvole, per fiondarsi verso bellezze infinite e a risplender di luce.

 

Mi chino

LiberAria Editrice è quella piccola realtà che poco alla volta è diventata un pilastro della editoria indipendente di alta qualità. Desideriamo citare e consigliare solo alcune pubblicazioni, perché non possiamo sforare con le battute della rubrica, ma consigliamo di visitare tutto il catalogo di mamma nonché direttrice editoriale Giorgia Antonelli.

Giorgia Antonelli, direttrice editoriale
Giorgia Antonelli, direttrice editoriale

Mia moglie e io, Alessandro Garigliano
L’esemplare vicenda A. G. Poncaré, Amleto De Silva
Il narratore di veritàTiziana D’Oppido
La vita lontana, Paolo Pecere
La rampicante, Davide Grittani
Letteratitudine 3, Massimo Maugeri
Overlove, Alessandra Minervini
Comportati da uomo, Giovanni Battista Menzani

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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