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Picchiati per non uscire dalla stiva, 52 le salme tenute nella cella frigorifera

Palermo-Approdato ieri al molo centrale del Porto di Palermo un barcone con 52 cadaveri.

Da quanto emerge dalle testimonianze dei sopravvissuti, provenienti dal Suda, dalla Guinea, dalla Siria, dalla Palestina, dal Pakistan, Iraq, Bangladesh, Tunisia e Marocco, raccolte dagli operatori dell’Unchr e di Medici senza frontiere, che ieri hanno fornito assistenza psicologica ai migranti,  sarebbero morti per le ferite riportate, dopo essere stati bastonati e accoltellati per impedire loro di uscire, e per le esalazioni dei gas di scarico del motore.

Sono 52 le vittime del barcone tratto in salvo dal pattugliatore svedese Poseidon.

I barconi su cui viaggiavano 571 persone sono entrambi stati salvati dal pattugliatore svedese che da tre mesi è impegnato nelle operazioni di Triton nel Canale di Sicilia.

Sembra che dopo 5 ore di navigazione sia sorto un problema nei motori di una delle due barche, dove sono stati rinvenuti i cadaveri.

Le operazioni di accoglienza dei 571 migranti sbarcati ieri sera a Palermo si sono concluse in tarda notte. Tra di loro anche sette donne incinte, due delle quali sono state trasportate immediatamente in ospedale, a causa di ferite gravi e 16 minori non accompagnati. 
“Un gruppo di dodici sudanesi ai quali abbiamo fornito supporto psicologico ci ha detto che si trovavano nella stiva del barcone e di aver visto morire quattro amici che viaggiavano con loro – spiega il coordinatore del team di primo supporto psicologico di Msf, Dario Terenzi – Dicono di essere stati costretti a restare sottocoperta, di aver subito percosse, di essere stati picchiati per evitare che uscissero. Uno di loro ci ha anche riferito che una delle 52 vittime era suo cognato: pugnalato a morte per aver tentato di uscire dalla stiva. Dopo aver fornito loro assistenza, abbiamo fatto in modo che restassero insieme per evitare altri traumi”; e continua “Alcuni migranti – hanno raccontato di aver subito violenze fisiche, i sanitari in non pochi casi hanno riscontrato ferite da arma da taglio”

Le salme si trovano al momento nella cella frigorifera di un camion; adesso si dovrà cercare un luogo per procedere alla tumulazione. Il Comune di Palermo, infatti, non ha posti e campi di inumazione per potere garantire una sepoltura alle vittime. In base alla legge, deve essere il Comune dove sono state sbarcate le salme a provvedere.

A stabilire la causa dei decessi sarà l’esito delle ispezioni sui cadaveri, delle autopsie e degli esami tossicologici, che saranno eseguite sulle salme dai sanitari dell’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, in collaborazione con la polizia scientifica.

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Redazione

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