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Pfizer, Ugl: “Molti timori sul futuro dello stabilimento catanese”

Pfizer, la Ugl preoccupata per il futuro dello stabilimento catanese. “Si eviti di navigare a vista, ma sforzarsi per garantire l’occupazione. Sul vaccino già consapevoli che non si sarebbe potuto produrre a Catania”
Le Ugl catanese ha preso parte ieri ad un incontro, organizzato da Confindustria Catania, per la tradizionale informativa annuale riguardante il sito catanese di Pfizer.
Una riunione in videoconferenza che ha prodotto perplessità nell’ambito della delegazione sindacale guidata dal segretario territoriale Giovanni Musumeci e composta dal segretario della federazione provinciale Ugl chimici Carmelo Giuffrida, dalla sua vice Anna Greco e dal rappresentante sindacale Angelo Mirabella. Per l’associazione datoriale era presente Francesco Romano. Per la società, invece, la società hanno partecipato i manager Giuseppe Campobasso, Carmelo Fornito ed Ugo Della Corte.
«Anche se non abbiamo condiviso il metodo con il quale si è arrivati a questa convocazione, come Ugl ci è sembrato doveroso partecipare per ascoltare e la relazione della multinazionale. A maggior ragione in un momento estremamente delicato come quello che stiamo vivendo. Non ci sembrava corretto disertare il tavolo di confronto anche se non vi è alcun dubbio che quello di ieri, rispetto agli anni passati in cui azienda ed organizzazioni sindacali hanno potuto programmare insieme attività positive, è stato un momento obiettivamente surreale», affermano i sindacalisti.
«Il solo fatto che le previsioni stilate per il 2021 tracciano un orizzonte chiaro solo per i primi sei mesi, considerato che in primavera sarà necessaria una nuova verifica della programmazione, desta non pochi timori. Questo al pari della notizia che dalla seconda metà del prossimo anno la produzione di un farmaco, che ancora adesso è prodotto a Catania e venduto prevalentemente sul mercato cinese, sarà trasferita proprio in Cina nella quota parte che riguarda le dosi da distribuire nello stesso stato».
«Vuol dire che – aggiungono gli esponenti di Ugl – lo stabilimento etneo si dovrà occupare soltanto delle quantità da vendere nel resto del mondo che, ovviamente, sono in numero di gran lunga inferiore rispetto a quello necessario per la sola Cina. Siamo ben contenti che, invece, il livello di investimenti sul sito della Zona industriale salirà a circa 11 milioni di euro, anche se nel contempo non possiamo che esprimere preoccupazione sull’ipotesi di progressiva riduzione che dovrà essere confermata a marzo 2021, con relativo taglio dei volumi per 4 milioni di euro. Quanto al vaccino per il Covid-19, aldilà delle incomprensibili ed irresponsabili fughe in avanti da parte di altre organizzazioni sindacali autonome, come Ugl siamo stati sempre consapevoli del fatto che il nostro stabilimento non possiede le indispensabili tecnologie per produrlo, a differenza di altri siti dislocati nel mondo che già da tempo erano a prescindere pronti per simili produzioni».
«Abbiamo pure preso atto che, per questioni di estrema sicurezza, il Governo nazionale ha preferito scegliere aree militari per lo stoccaggio dei vaccini, ed infine abbiamo apprezzato la volontà da parte di Pfizer – concludono Musumeci, Giuffrida, Greco e Mirabella – di cercare costantemente il confronto, anche in questo frangente in cui la sicurezza del personale è stato argomento quotidiano. Auspichiamo, dunque, un ulteriore sforzo da parte dell’azienda perché la concertazione ritorni ad essere improntata su dati immediati e si faccia in modo di evitare ogni navigazione a vista, motivo di allarme tra il personale. La Ugl sarà sempre disponibile all’ascolto ed alla proposta cosciente del fatto che nessun posto di lavoro debba andare perso e che, principalmente, la sede Pfizer di Catania deve rimanere al centro del progetto di sviluppo internazionale della casa madre».
E.G.
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Redazione

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