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Mutatis mutandis. In questo mondo esiste gente più inutile di un paio di mutande su Youporn

Convivo felicemente con questo giornale da appena sei domeniche. L’intenzione è quella di scrivere un blog settimanale spontaneo, dove i sorrisi si alternano ai sospiri lasciando sempre una finestrella aperta ai sogni di passaggio o a qualche vagabondo argomento che viaggia inquieto per le strade del mondo con una voglia infinita di essere sviluppato. Come un paio di mutande o quello che contiene.

Per tenere una rubrica del genere bisogna essere sempre in ascolto perpetuo e costante osservazione.

Qualche giorno fa, sono rimasta profondamente colpita dal seguente inciso:

“In questo mondo esiste gente più inutile di un paio di mutande su Youporn”

(Cit. by L’Urlo).

Quando la penna più tagliente della lingua più irriverente che abbiamo in città mi ha proposto di scriverci su mi è parso un tema bello e presuntuoso. Ma anche incredibilmente prosaico.

Cari lettori, le parole possono ancora creare dei piccoli miracoli nella vita di chi le incontra.

Per me che ogni giorno le rimesto dentro un calderone, tentando di dare loro una forma che mi assomigli, le parole restano un incanto. Le protagoniste di un rito.

Ma veniamo al rito delle mutande.

Cosa sono e da dove vengono?

Il termine deriva dal gerundivo latino mutandae (gerundivo di mutare) che significa “da cambiarsi”. Su questo non ci piove: qualora si usassero, vanno cambiate almeno quotidianamente.

I Greci non le adoperavano semplicemente perché non si sono mai posti il problema di coprire le parti intime. Anzi, almeno in giovinezza le ostentavano. Da adulti indossavano la tunica, ma sotto erano nudi e nudi dormivano.

Pare che neppure i Romani siano mai stati interessati a coprire le loro “vergogne”.

La vera svolta avvenne nel Cinquecento a opera di Caterina de’ Medici, moglie di re Enrico II di Francia.

Donna bizzarra e innovativa era appassionata di cavalli, introdusse quindi l’uso dei mutandoni, stretti e attillati, di cotone o fustagno affinché le gentildonne che andavano a cavallo potessero muoversi più liberamente.

L’indumento si diffuse tra le nobildonne di Francia e degli ambienti nobiliari europei, ma degenerò altrettanto in fretta in forme così lussuose e stravaganti da risultare addirittura scandalose.

Da raffinato capo per nobildonne, le mutande diventarono così uno strumento di lussuria e peccato.

Le autorità veneziane le imposero alle cortigiane per questioni igieniche e di decoro pubblico. Si chiamavano “braghesse” ed erano lunghe fino al ginocchio, spesso ricamate e impreziosite da nastri.

Diventarono così indumento simbolo delle prostitute, la loro inconfondibile bandiera.

Tornarono nel guardaroba del popolo solo nell’Ottocento grazie alle crinoline (una sottogonna, realizzata con un tessuto rigido e imbottita in crine, insomma una gabbia in fil di ferro, ma soprattutto altamente infiammabile, e che proprio per questo provocò vari decessi) che necessitavano un indumento che coprisse le parti intime.

Dall’ordinario allo straordinario

Oggi (quasi) nessuno ne fa a meno, ne esistono di tutte le forme, colori, tipologie e tessuti, (e anche sapore, considerato che ne esistono di commestibili) adatte per ogni situazione.

Gli esperti in ginecologia e dermatologia affermano però che le mutande sono utili solo se sono in puro cotone o fibra naturale. Quanti di noi adoperano questi tessuti?

Pur non essendo un’esperta di Youporn (dicono tutti/e così!) intuisco che i contenuti di tale sito, in termini di mutande, sposino la filosofia greco-romana di disinteresse nei confronti delle stesse. 

Tornando alla metafora della penna più tagliente della lingua più irriverente che abbiamo in città. Se qualche volta vi dovesse capitare di sentirvi come un paio di mutande su Youporn non pensate subito all’inutilità, ma piuttosto al “mutamento”. Niente come una mutanda, considerata la sua storia di alterno successo, ci ricorda che tutto è in divenire. 

E infine ricordiamoci che tutto sommato le attività per le quali si levano le mutande e le si mettono da parte sono spesso collegate proprio ai siti come Youporn o Pornhub. Ad esempio nelle isole Hawaii, dopo il falso allarme per un missile che si stava abbattendo sull’isola, Pornhub una volta appreso dello scampato pericolo ha registrato un traffico in picco.

Tutti quanti si sono messi a guardare porno subito dopo. Diciamo che esistono maniere più nobili per sfilarsi l’indumento, ma il nodo  della questione, sia nel reale che nel virtuale, resta sempre lo stesso: è meglio fare l’amore e non la guerra.

 

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