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Perla Ionica, tutti i misteri di una vendita da mille e una notte

Parte prima dell’inchiesta. Il 15 di ottobre la Item dell’emiro comincia i lavori alla Perla Ionica malgrado vi sia un ricorso pendente in Cassazione presentato dall’ingegnere Costanzo. Questa è la punta dell’iceberg dell’iter sofferto che porta alla vendita del mastodonte alberghiero dove, la figura del membro reale di Abu Dhabi assume connotati da mille e una notte in una terra degradata come la Sicilia che adesso spera nell’arrivo in massa di ricchi arabi per scrollarsi di dosso le sue miserie. In verità, l’affare di “orientale” ha ben poco a partire dall’investimento dell’arabo che in proporzione è pari quasi a zero.

Saranno proventi italiani a finanziare l’opera con la Monte Paschi di Siena. La banca infatti dietro ipoteca posta sullo stesso immobile della Perla Ionica concede alla Item srl una linea di credito di ben 24 milioni di euro a fronte di una compravendita di euro 33.500.000 e non è tutto, perché il resto viene coperto grazie ad una fidejussione rilasciata dalla reale mutua assicurazioni.

Andando a guardare l’atto di trasferimento immobiliare scopriamo che la Item srl si impegna a versare nell’immediato 25.635.000, dei quali 21.000.000 in contanti e 4.635.000 recuperati dalla cauzione versata nel 2009 quando la società by emiro partecipò alla prima asta senza poi chiudere il contratto. Per i restanti 7.865.000 di euro si pattuisce invece un pagamento rateale in tre anni circa, garantito, come dicevamo, da una fidejussione Reale Mutua.

Volendo letteralmente tirare le somme, l’emiro in primissima istanza riesce a non metterci neanche un dirham (moneta degli Emirati) anzi fa pure in modo di recuperare tutta la cauzione versata nel 2009, perché ottiene un finanziamento di 24 milioni di euro dalla Monte Paschi a fronte di un versamento in contanti di 21 milioni all’atto dell’acquisto. Ecco chiarito perché negli Emirati Arabi sono così ricchi, perché riescono a comprare proprietà enormi come quella della Perla Ionica con il finanziamento di paesi in ginocchio come l’Italia.

L’affare però di arabo ha poco a ben guardare. Facciamo un poco di storia. La prima volta che Al Hamed visita la Perla Ionica è nel 2008. I commissari liquidatori della RTA, società in amministrazione controllata che fa capo ai Costanzo e che detiene la proprietà del complesso alberghiero, quel giorno annunciano l’arrivo del ricco arabo alla Perla Ionica e a fare gli onori di casa c’è l’allora presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello.

Punto di riferimento dell’emiro in Italia diventa l’agronomo catanese, membro accreditato di Confidustria, Salvo La Mantia che a novembre 2008 riceve ad Abu Dhabi dinnanzi al console italiano Sossio Natola la procura speciale da parte dell’emiro a costituire a Catania la Item srl, e per un affare multimilionario si fissa un misero capitale sociale da 100.000 euro. Vale la pena capire capire come ottiene un finanziamento una scatola vuota come la Item che non offre garanzie o capitali e per di più si presentà come società a responsabilità limitata da parte dei soci. Il 29 maggio del 2009 l’amministratore unico Salvatore La Mantia formula una proposta di acquisto per la Perla Ionica di 46.350.000 euro e nello stesso giorno i commissari liquidatori Diego Montanari, Seby Leonardi e Carmela Silvestri si affrettano a chiedere al Ministero dello Sviluppo Economico l’autorizzazione per pubblicare una quarta offerta di acquisto sulla base dell’offerta giunta dall’emiro. A novembre del 2009 la Item, dopo aver versato la cauzione di 4.635.000 si aggiudica la Perla. Il contratto di compravendita però non si perfeziona, per mesi i commissari liquidatori scrivono inutilmente alla Item per concludere la vendita, ma nulla da fare, La Mantia sostiene che troppi problemi ostano alla vendita del bene, tra questi le pretese di usucapione dei Costanzo su un immobile denominato La Zagara all’interno della Perla. Eppure il bando pubblicato sui quotidiani a cura dei commissari in questo senso è trasparente (vedi foto).

Pare che a La Mantia il prezzo di 46 milioni non vada più bene. L’affare salta.

Passano gli anni, quelli giusti perché possa essere fatta una nuova perizia, commissionata dal Ministero e pagata dalla Item, che a febbraio del 2014 stima un nuovo valore di 30.000.000. In 7 anni la Perla Ionica si usura per ben 46 milioni di euro. La perizia precedente a quella del 2014 risale infatti al 2007 e stima il complesso in 76 milioni di euro. Poco male per il gruppo sponsorizzato dall’emiro che acquista per 33 milioni di euro un complesso che comprende un albergo con 10 corpi di fabbrica, un centro congressi, un edificio residenziale oltre a ben 130 unità immobiliari, il più “misero” degli appartamenti è di 4 vani.

Oltre naturalmente alla mitica piscina olimpionica coperta, alle altre due piscine scoperte, al campo da tennis e sì, nel mezzo vi rientra pure il campo di bocce

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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