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Per il tribunale ha vinto il concorso, ma l’università non lo fa lavorare

Lettera aperta dello storico che si è visto scavalcato al ministro Fedeli

Aveva vinto un concorso da ricercatore all’Università di Catania nel 2011, ma nonostante tutto, il posto nella sede di Ragusa di Lingue e Letterature straniere – cattedra di Storia contemporanea –   è andato ad una architetto.

A sostenerlo non solo Giambattista Scirè, il ricercatore scavalcato è danneggiato, ma anche il TAR Sicilia che ha definito “Gran parte dei titoli presentati dalla vincitrice e positivamente valutati dalla commissione erano in realtà incongruenti con il settore concorsuale Storia contemporanea afferendo invece alla Storia dell’architettura o all’Architettura del paesaggio”.

Stesso persiero del Cga Sicilia, dove Scirè ha avuto ragione in forma definitiva.

L’università però non ha ancora assegnato il posto al ricercatore tranne che per 4 mesi, proprio a sostituzione dell’architetto, limitatandosi a un risarcimento parziale, 45mila euro, metà dei quali spesi in avvocati.

Sul caso si è aperto anche un processo penale, portato avanti dalla Procura di Catania. Tre membri della commissione sono stati rinviati a giudizio per abuso di ufficio ed esistono mail che proverebbero come il risultato del concorso fosse già deciso,

Ed è per questo che lo storico ha deciso di scrivere al Ministro dell’Istruzione Fedeli.

La lettera

“Quel concorso era irregolare, il vincitore reale ero io e non già la persona che la commissione – con una decisione definita dai giudici ‘illogica e irrazionale’ – aveva dichiarato vincitrice. Le sentenze hanno disposto il riconoscimento del titolo e il reintegro in forma specifica, allertando la Corte dei Conti per ingente danno erariale. Nonostante le decisioni dei giudici, il rinvio a giudizio della commissione, le ripetute diffide, non ho potuto ottenere il posto che mi spettava”.

“Per questa ragione, nonostante il totale isolamento posto in atto nei miei confronti dall’università, sentendomi di far ancora parte della comunità accademica – quella virtuosa e meritevole di stima, non quella di chi commette irregolarità e abusi nei concorsi – mi rivolgo a lei speranzoso sul fatto che voglia proseguire la sua azione di controllo dei meccanismi di reclutamento universitario.

Le chiedo di intervenire direttamente per palese inadempienza dell’ateneo permettendomi così di essere messo nelle condizioni di poter svolgere il lavoro di ricercatore e docente, come credo sia giusto, non solo per l’esito reale e nel merito di quel concorso, ma anche alla luce di tutti questi anni di sofferenza psicologica e materiale.

Credo che la mia vicenda rappresenti un po’ la silloge dei tanti mali che affliggono la nostra università”.

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Redazione

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