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Peppe Giuffrida “Canto i fatti che accadono davanti ai nostri occhi”

Dopo il corto La ricotta e il caffè, che aveva raccontato in poco più di un minuto la storia di Giuseppe Fava, esce il primo disco del cantautore Peppe Giuffrida, contenente la canzone di chiusura dell’omonimo film Nomi e Cognomi, che sabato 16 maggio alle 21 sarà presentato al Cinema Margherita multisala  di Acireale.

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Dalla scrittura di canzoni pop per altri artisti ai tuoi testi impegnati. Com’è avvenuto il passaggio?

«Ho sempre scritto per me, ma avevo pudore a far sentire i miei testi, perché chi comprava i miei pezzi non voleva sentire queste tematiche. Mi è capitato di essere censurato e di sentirmi dire “Ci vuole un pazzo per produrre questi pezzi. La gente ascolta la musica per rilassarsi, non per pensare”. Ora la situazione sta iniziando a cambiare. La gente non ha mai smesso di voler pensare, è quello che le viene buttato in faccia che le ha fatto dimenticare di pensare».

Dunque bisogna imporsi con le produzioni per far sì che resti il pezzo così come l’hai immaginato?

«Bisogna trovare il proprio produttore. Ci sono tanti artisti e produttori, così come tra uomini e donne: devi trovare il tuo. Nel contratto con la Draka ho carta bianca, che per me è il massimo. Avevo quasi smesso di proporre delle canzoni mie, tanto non le voleva nessuno. Ed infatti per caso mentre ascoltavano canzoni per altri artisti partì Passa la banda. È piaciuta talmente tanto che mi hanno subito proposto il contratto per il disco e la produzione di un corto per la canzone».

Com’è stata l’esperienza nel cinema come attore nel film Nomi e Cognomi?

«Non è stata facilissima. Il regista mi ha proposto di fare un piccolo cameo nel film, inizialmente dovevo essere il killer (una parte ottima perché senza battute). Avevo recitato in teatro, ma il cinema è diverso. È tutto velocissimo, orari assurdi per un musicista. L’emozione era tanta, essere in scena con Lo Verso. Non so se è un’esperienza che rifarei. Mi è piaciuto molto recitare, ma perché era molto bella l’atmosfera, si crea una grande famiglia».

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Come ti aspetti che andrà il disco?

«I testi della canzoni raccontano un mondo e tutte seguono un unico filo conduttore. Io mi sono limitato a guardami intorno. Spara racconta di un fatto, come la strage familiare, che ormai accadano ogni tre/quattro giorni. Ho fatto un sogno parla di un argomento che riguarda l’intera società, Nomi e cognomi e Passa la banda parlano dell’omertà. Non vorrei che il disco sembrasse un tg, ma di fatto racconta la vita di chi apre gli occhi e si guarda intorno. Spero di non essere relegato a cantante di nicchia, che ha il suo pubblico, vorrei che questi argomenti arrivassero a chi normalmente guarda un notiziario senza nemmeno ascoltarlo. Il messaggio di arrivare arriva, ma dipende solo da te, se vuoi farlo tuo. È come la lotta per un’ingiustizia, è di tutti, ma dipende se vuoi farla tua».

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Redazione

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