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Pedofilia: la mappa delle diocesi siciliane non sicure

La Rete L’Abuso ha pubblicato una mappa geografica ove vengono mostrati tutti i casi di pedofilia avvenuti nelle diocesi italiane. Nella cartina, definita “mappa delle diocesi non sicure”, sono inseriti tutti i casi noti di “pedofilia clericale”: da quelli conclusi col terzo grado di giudizio, a quelli di cui non si è saputo più nulla. Nell’articolo abbiamo approfondito i casi relativi alle diocesi siciliane.

In Sicilia le diocesi non sicure,  ovvero quelle “macchiate” da casi di pedofilia, sono 19. A dirlo la Rete L’Abuso Onlus, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili.

In base ad una mappa realizzata dalla Onlus, le diocesi interessate da casi di pedofilia si trovano soprattutto nella Sicilia occidentale: ben 5 nella provincia di Trapani,  con 2 casi a Marsala e Trapani ed un caso a Custonaci, 6 nella provincia di Palermo (3 nel capoluogo di provincia, gli altri a Partinico, Collesano e Pollina).

A completare il quadro: 3 casi nell’agrigentino (2 a Sciacca ed uno nella città dei templi), 2 nel messinese (a Messina e a Canneto) e 3 nella provincia di  Catania (Acireale, Lineri e Randazzo).

Andando alla cartina c’è da dire che con il colore rosso  sono indicati tutti i casi di pedofilia con condanna fino al terzo grado di giudizio. Col colore rosso sono indicati altresì i casi di preti pedofili reo confessi o che hanno fatto ricorso al patteggiamento. Col colore giallo sono indicati i preti che sono attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è saputo più nulla.

pedofilia la mappa delle diocesi non sicure in Sicilia
Pedofilia la mappa delle diocesi non sicure in Sicilia

Andando ai casi avvenuti nella provincia di Catania uno riguarda Monsignor Carlo Chiarenza, il prete di Acireale accusato di pedofilia da un ricercatore di 38 anni, all’epoca dei fatti ovviamente bambino (articolo Acireale: prescrizione per il prete accusato di pedofilia). In realtà lo scorso novembre le accuse per il prete caddero in prescrizione, ma come evidenziò la stessa procura «le dichiarazioni rese dalle persone offese sono risultate dettagliate, coerenti e circostanziate (e perciò stesso incompatibili con l’invenzione dei fatti narrati)».

Un altro caso riguarda Lineri. Nella cartina il caso è segnato rosso, ma il prete in realtà non fu mai condannato. Il protagonista è un prete deceduto nel 2014: Don Antonino Visalli. Il prete venne accusato nel 1994 da una donna 33enne. La donna, in un’intervista concessa alla testata Telecolor, aveva riferito  di essere stata vittima di un episodio di pedofilia quando aveva solo 14 anni (articolo E la donna violentata denuncia il prete in TV).

Un altro parroco indicato nella cartina è Don Vincenzo Calà Impirotta. L’ex parroco della Chiesa Madre di Randazzo fu condannato in primo grado a 4 anni di carcere per violenza sessuale ai danni di un minore. Nel 2014, quando fu emanata la sentenza, furono tante le reazioni dei paesani: in molti difesero il prete adducendo come giustificazione il fatto che chi lo accusava non aveva prove (articolo Tutto il paese di Randazzo difende il prete condannato per pedofilia).

 

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