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CronacheSalute

Paternò, il via ai Cantieri di Salute Mentale. L’innovativo progetto del DSM

Nella suggestiva cornice della festa patronale di Santa Barbara, sono stati inaugurati ieri a Paternò i Cantieri di Salute Mentale.

Si tratta dell’innovativo progetto dei Dipartimenti di Salute Mentale dell’ASP catanese nell’ambito della Tutela della Salute Mentale in età adulta (TSEMA).

I locali del Palazzo Alessi hanno ospitato la mostra di dipinti e manufatti creati dagli utenti del DSM locale.

Dal Servizio al Territorio, per riappropriarsi della propria vita

I Cantieri di Salute Mentale nascono da una felice intuizione dei professionisti del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC), operanti presso la sede ospedaliera di Paternò.

Il progetto

«Siamo partiti dal presupposto di aprire al territorio il Servizio (il luogo dove la persona intraprende il percorso di riabilitazione), in modo da accorciare i tempi del reinserimento sociale. L’esperienza del ricovero, solitamente molto traumatica, viene così inserita nel contesto vitale della persona. Attraverso i gruppi di auto-mutuo-aiuto si crea una micro-comunità. È il punto di partenza in vista del ritorno presso la macro-comunità della società». A spiegarlo è il dr. Emanuele Militello, Psicologo Psicoterapeuta TSEMA.

Metodologie e finalità

L’obiettivo non può essere raggiunto con le sole forze del Dipartimento, di per sé precarie per l’insufficienza di fondi. La dottoressa Adriana Centarrì, Psichiatra e referente TSEMA, ha evidenziato insieme ai colleghi come sia necessario coinvolgere tutta la rete che sta attorno al paziente psichiatrico. Innanzitutto i familiari ed amici, fino alle realtà private e le diverse parti sociali operanti nel territorio.

L’intento è di estendere il percorso di cura non solo alla dimensione farmacologica, come in passato. «Oggi sono presenti a questo evento anche le Comunità terapeutiche con le quali collaboriamo, che hanno l’onere e il merito di accogliere i pazienti e curarne lo specifico percorso riabilitativo. Siamo aperti a nuove iniziative e siamo ben lieti di affiancare i pazienti in questa sperimentazione, che sta portando ottimi frutti».

Sulla stessa lunghezza d’onda la dottoressa Enza Palumbo, Assistente Sociale del DSM locale dal 1991. Personalità di rilievo e da sempre in prima linea nell’organizzazione e realizzazione di «attività artistiche e ricreative, come danza e teatro, lavoretti manuali o visite ai musei, permettendo così agli utenti di riappropriarsi del territorio in cui sono cresciuti».

Un notevole contributo è fornito dalla dottoressa Simona Bella, Pedagogista presso il Centro Diurno per i Disabili psichici, istituito all’interno del quadro della Legge 328 del 2000. «Attraverso i Laboratori artistici, organizzati dalla collega Veronica Puglisi, in qualità di Animatrice psichiatrico, gli utenti producono dei prodotti da rivendere nei mercatini. Il ricavato viene utilizzato per l’acquisto di nuovo materiale, come per delle gite o uscite. In questo modo, riusciamo in parte a sovvenire alla mancanza di finanziamenti».

Da pazienti a tutor

Il ruolo dei Facilitatori

L’aspetto innovativo del progetto TSMEA è rappresentato dal coinvolgimento diretto di ex pazienti psichiatrici, che hanno vissuto sulla propria pelle gli innumerevoli disagi della malattia mentale. In questo nuovo quadro multidimensionale, essi ricoprono un ruolo di primo piano: sono stati definiti Facilitatori, perché, attraverso l’esperienza e l’apprendimento di specifiche competenze acquisite nel corso dei trattamenti, possono «consigliare» chi versa adesso nelle condizioni già da lui sperimentate, indicandone la strada.

Gli stessi Facilitatori hanno preso la parola nel corso dell’evento, descrivendo il loro contributo all’interno del Servizio. Essi si sono definiti «esperti per esperienza», umili nel mettere in gioco il proprio delicato travaglio interiore, adesso condiviso apertamente nei gruppi di auto-mutuo-aiuto. Questi gruppi sono aperti a tutti, un luogo protetto dove le proprie difficoltà trovano un ascolto privo di pregiudizi e al contempo ricevuti i consigli da chi una affine esperienza l’ha vissuta.

I clinici psicoterapeutici

La dottoressa Irene Giordano, Psicologa Psicoterapeuta del progetto, sostiene la necessità di un simile agire terapeutico, che va oltre la mera professionalità e influisce sul quotidiano delle persone.

«Occorre costruire un setting diverso, dove l’utente si senta ascoltato e compreso, agevolandone l’interazione con gli altri utenti e prospettandogli una lettura alternativa delle situazioni personali, che sono fonte di disagio e malessere», dichiarala dottoressa. «Elemento fondamentale in questo approccio è l’infusione della speranza e il superamento dello stigma solitamente associato alla malattia mentale, permettendo così alla persona di uscire dall’isolamento in cui si viene reclusi dai pregiudizi sociali derivanti».

Attività interculturali

Oltre ai Laboratori artistici, nel corso di quest’anno gli utenti si sono impegnati con un Cineforum. Le proiezioni scelte mirano al commento di film relativi alla dimensione psichiatrica. I personaggi delle storie scelte da Il lato positivo a Limitless, da Joy a Stand by me, si sono rivelati di ispirazione, seppur romanzata, per uscire dalla propria crisi. Quindi, il riscatto dal disagio vissuto.

La giornata è stata allietata dalle musiche di un gruppo di chitarristi che hanno accompagnato i diversi momenti. Ma anche dall’estro pittorico di Nunzio Papotto che ha dipinto due tele in estemporanea.

La risposta di Paternò: un impegno che parte da lontano

Un tempo bastava essere «diversi». Bastava attraversare un momento di disagio per essere giudicati degni dell’interdizione ed essere. Di conseguenza, reclusi in un manicomio.

La salute mentale dipende non solo da una particolare patologia, ma anche dalle nostre relazioni sociali e dall’ambiente circostante. Non è facile costruire progetti se non vi è una proficua coesione tra professionisti di diverse branche e le istituzioni territorialmente interessate. Attori protagonisti per la costruzione di una società migliore, attenta alle esigenze dei cittadini.

«Da molti anni Paternò si dimostra sensibile al tema della Salute Mentale. Le amministrazioni come le associazioni private avvertono come un dovere l’aiuto alle persone in difficoltà», ha ricordato il Sindaco Nino Naso. Nonostante i molteplici impegni previsti per la festa di Santa Barbara, ha voluto partecipare all’inaugurazione e far sentire la vicinanza dell’amministrazione comunale.

Le prime attività dei Cantieri si svolgeranno nelle scuole locali nel corso di questo mese. L’obiettivo è far conoscere agli adolescenti le iniziative del Servizio, nonché testimoniare l’esperienza della malattia mentale.

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