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Parco del Bosco di Aci: come sperperare 4,5 mln di soldi pubblici

La risposta, surreale, se l’è sentita recapitare telefonicamente una parrocchia di Santa Maria la Stella, che chiedeva di poter usufruire del parco suburbano del Bosco di Aci per poter portare i propri ragazzi a fare una festa degli aquiloni: “Impossibile, non si sono i servizi igienici”.
Eppure, la stessa parrocchia ricordava benissimo che l’anno prima, in analoga circostanza, era stato possibile accedere al parco, e alla struttura in esso compreso (il “Casale Boscarino”). E i servizi igienici c’erano eccome.
Cos’è successo nel frattempo? Chiamando agli uffici per chiedere spiegazioni, è saltata fuori la verità.

Col cambio di Commissario alla guida di ciò che fu la Provincia di Catania, si è deciso un giro di vite sulle concessioni all’utilizzo del sito. In pratica, dato che il Bosco di Aci è un’area SIC (Sito d’interesse comunitario) sono concessi gli ingressi solo per attività aventi come scopo lo studio, la valorizzazione e la conoscenza dell’ambiente naturale. E far volare gli aquiloni, non rientra in nessuna di queste categorie. Fino all’anno scorso, c’era più elasticità nelle concessioni: attività scout, campi della Croce Rossa. Adesso, tutto sarà molto più difficile.

E già che di per sé poter entrare nel Bosco di Aci presupponeva un iter complicatissimo: bisognava scrivere alla Provincia per richiedere l’autorizzazione all’accesso, via fax o e-mail. Una volta ottenuto il lasciapassare, bisognava mettersi in contatto con i “ranger” (in realtà impiegati della Multiservizi) che aprivano e chiudevano i cancelli.
Tra un ingresso autorizzato e l’altro, il Parco rimane però chiuso e inaccessibile. Non proprio ciò che si pensava quando si decise di investire, e investire bene, sull’area e sulle strutture che in essa sono comprese.

La storia del Parco Suburbano del Bosco di Aci prende il via negli anni ’80, quando il Comune di Aci Sant’Antonio, allora guidato da Salvatore Urso, tentò di far inserire l’area, circa 70 ettari quadrati di zona boschiva, nel Prg comunale come area edificabile. Scattò una battaglia ambientalista sostenuta tanto dai socialisti quanto dai missini (con due consiglieri di quest’ultimo partito che si schierarono, fisicamente, tra il bosco e le ruspe) che fu vinta: dalla Regione il Prg arrivò con l’area del Bosco di Aci stralciata. Nel 1991 venne poi posto il vincolo paesaggistico dalla Sovrintendenza ai Beni culturali. Il Bosco era salvo. Ma cosa farne?

La proposta di farne un parco suburbano arrivò dall’allora consigliere comunale santantonese (poi consigliere Provinciale e candidato sindaco) Enzo D’Agata, nel 1996. L’idea piacque alla Provincia che se ne fece carico, accendendo un muto presso la cassa Depositi e Prestiti sotto la giunta Musumeci (nel 2000), per poi bandire il progetto sotto la giunta Castiglione, nel 2010. Un progetto mastodontico, che prevedeva, oltre alla realizzazione di sentieri e muretti in pietra lavica, anche la ristrutturazione dell’antico casale “Boscarino”, presente all’interno dell’area. Totale, quasi quattro milioni e 400mila euro. La gara fu vinta da una società agrigentina che nel 2011 consegna i lavori. Il parco viene inaugurato con una cerimonia in grande stile, con tanto di consegna delle chiavi dei cancelli e dell’edificio alla Provincia.

Mancano ancora dei dettagli: il bando per gli arredi interni del casale Boscarino non viene mai fatto perché non ci sono i soldi; quello per la sorveglianza viene prima emanato, poi revocato, e la custodia del bene affidato alla multiservizi. Ma si pensa di risolvere tutto con un bando per la gestione complessiva del parco. Il bando vede la luce nel 2013, tra le polemiche, perché giudicato molto restrittivo; partecipa solo una società, la “Luoghi Comuni” di Acireale, il cui progetto viene però giudicato insufficiente. Con la cancellazione delle Province decisa dalla Regione, poi, il Bosco sarebbe dovuto passare al Comune di Aci Sant’Antonio che, però, avendo i conti non in rosso, ma di più (infatti adesso è in procedura di dissesto), dice “no grazie” e lascia il parco nelle mani della ex Provincia di Catania.

Più di vent’anni dopo, dunque, il Parco del Bosco delle Aci, costato quasi 4 milioni e mezzo di soldi pubblici, è ancora appannaggio esclusivo dei dipendenti della Multiservizi, che si limitano a sorvegliare, di fatto, che nessuno entri a fare atti di vandalismo. Anche loro, pagati praticamente per non fare niente, e stazionare al casale Boscarino a sorvegliare una struttura di fatto inutilizzata.
Naturalmente, il fatto che i pochi “ranger” siano di stanza a casale Boscarino, lascia del tutto privi di sorveglianza i cancelli d’ingresso. E così cacciatori, runners, ragazzini in cerca di emozioni forti, e chiunque voglia accedere al parco basta che scavalchi la recinzione in uno dei punti più distanti dal casale per poter entrare nell’area a verde e fare un po’ quello che gli pare. Il che succede, quotidianamente.

Nel gennaio 2015 torna a interessarsi del parco Enzo D’Agata, che dell’apertura dell’area a verde pubblica ha fatto una sua battaglia da vent’anni. D’Agata scrive agli uffici della ex Provincia per chiedere che il parco sia aperto almeno nei fine settimana, al mattino e al pomeriggio, distaccando uno dei dipendenti della “Multiservizi” da Buscarino a uno dei cancelli d’ingresso. La risposta è di quelle da far cadere le braccia.

Nell’ambito del riordino amministrativo e funzionale delle ex Province – scrive il dirigente del dipartimento Ambiente, Energia, Polizia Provinciale e Protezione Civile Salvatore Racitila ridotta disponibilità economica, conseguente all’applicazione normativa nazionale e regionale, obbliga a una ridefinizione degli assetti organizzativi e a una riduzione dei servizi. Ciò premesso, si rappresenta che non è possibile l’attivazione di un nuovo servizio, conseguente a un libero accesso del pubblico, in particolare non è possibile assicurare un’adeguata sorveglianza, il controllo degli accessi e l’eventuale accompagnamento per visite guidate”.

Quindi, il Parco suburbano del Bosco di Aci deve rimanere chiuso. Un’opera costata quattro milioni e mezzo di euro. Soldi spesi per niente.

Raffaele Musumeci

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