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Paolo Valentino e l’invito a salvarsi dalle angosce sociali – L’intervista

Lo scrittore milanese con "Tu salvati" è alla seconda opera pubblicata per SEM.

Ha cominciato scrivendo poesia: del 2009 i due volumi Prospettive (Anterem) e Il ragazzo che scompare (Le Voci della Luna). È lo scrittore, editor e ghostwriter di personaggi di calibro internazionale Paolo Valentino. Nel 2016 scrive il bestseller internazionale Il metodo Catfulness. La felicità insegnata da un gatto (Mondadori), a cui fa seguito nel 2018 Lezioni di Dogfulness. La gioia di vivere insegnata da un cane (Mondadori), anch’esso in corso di pubblicazione in diversi Paesi stranieri.

Il suo primo romanzo è Ritratto di famiglia con errore (SEM, 2017). Il 28 febbraio scorso, sempre per SEM è uscito Tu salvati, inno alla drammaticità degli anni cruciali di ogni essere umano, alla sua accettazione complessa e al ruolo della società. Attenzione, non è un manuale, ma un meraviglioso romanzo.

Per chi hai scritto “Tu salvati”?

«È un libro dedicato prima di tutto alle donne, e in particolare a quelle che ho conosciuto e che hanno condiviso con me le loro storie, anche quelle più dolorose. La mia speranza è di essere stato un narratore abbastanza sensibile nel raccontare temi tanto profondi come la maternità, il sesso, il cambiamento del corpo femminili nelle varie età della vita».

La crisi esistenziale e il peso del parere, altrui, da sopportare sembrano elementi chiave in questo romanzo di formazione: perché hai scritto “Tu salvati”?

«Ogni età ha un’emozione, e se l’infanzia per me è rappresentata, al di là dei giorni più luminosi, dalle piccole, grandi paure che ho cercato di far rivivere in Ritratto di famiglia con errore, l’adolescenza è il sentirsi costantemente sotto giudizio. In Tu salvativolevo appunto parlare di questo. Quando si cambia ci si può sentire tremendamente fragili, fino al punto di compiere gesti estremi. Eppure questa fragilità può dar vita anche alle cose più belle e struggenti».

In “Tu salvati” per una delle protagoniste, Arianna, metafora di ogni essere umano, il ruolo della famiglia, primo microcosmo, e gli altri passando dal medio al grande cosmo, è cruciale?

«Arianna ha una madre che la fa sempre sentire sotto giudizio per come si veste e quindi per l’involucro che si sceglie per mostrarsi al mondo. La ribellione a questo giudizio, nel momento in cui, per la prima volta in vita sua decide di saltare la scuola, è cruciale per porla di fronte a un’esistenza che è al di fuori, appunto, di quel microcosmo».

Paolo Valentino come ha vissuto le sue ere?

«La mia è stata un’infanzia bella, ma piena di piccole paure. Mentre l’adolescenza, che è stata l’età delle ansie, la ricordo comunque anche piena di emozioni belle, perché forti. È stato durante l’adolescenza, per esempio, che ho cominciato a scrivere davvero: dai raccontini che scrivevo alle elementari sono arrivato a cimentarmi con infinite raccolte di poesie e anche lunghi romanzi. Più o meno ne scrivevo uno all’anno».

Titolo enigmatico: chi si deve, e come, salvare?

Tutti abbiamo qualcosa da cui salvarci. Succede quando si cambia, perché passando da una situazione a un’altra è inevitabile lasciare dietro di sé qualche maceria. L’adolescenza – che poi non è un’età, ma una condizione che può riverificarsi a tutte le età della vita – è questo: c’è un “io” che osserva e un “io” che viene osservato, perché l’adolescente, in fondo, non sa ancora chi è, e spesso si rivolge a se stesso come a un “tu”, magari dicendogli: “Tu salvati”.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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