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A Palmira, l’occidente cancella se stesso

Per l’umanità evidentemente è iniziata l’epoca del “reset” . Millenni per costruire e stratificare identità, cultura e arte e solo qualche decennio per piallare tutto con tristi e squallidi “mezzucci”.
Forse la volontà di qualcuno a cui non sono mai andate a genio ne storia ne arte, forse una presa di posizione inconscia dell’essere umano, resosi conto di non esser più degno del proprio glorioso passato o più probabilmente una tendenza mondialista volta ad annullare le nazioni , nell’accezione più profonda del termine, attraverso l’annientamento di ogni sorta di riferimento identitario. Sicuramente, nella stanza dei bottoni, è sempre più raro trovare qualcuno che soffra della Sindrome di Stendhal.
A Palmira, in Siria, l’ennesimo scempio a cui l’opinione pubblica sembra quasi abituata. Nessun orrore per la probabile totale distruzione di un sito archeologico tanto bello da poter essere considerato sacro non solo per gli studiosi ma per tutti noi umili e generici cultori del bello.
La gente non si stupisce più per una gola tagliata , figuriamoci per un teatro greco-romano distrutto a colpi di mortaio. Gl’italiani poi sono abituati alla distruzione di opere d’arte e siti archeologici.
In ogni nostra regione c’è una Palmira distrutta a colpi di malaffare e lassismo. E’ tradizione.
D’altronde siamo i latini del sale su Cartagine e della damnatio memoriae ad ogni costo, siamo i giacobini distruttori del Regisole pavese, siamo gli agrigentini della villa a ridosso della Valle dei Templi, siamo i graffitari dei centri storici.
Gli abitanti dell’ex Bel Paese quasi provano il fastidio di un vecchio carpentiere quando involontariamente sentono dire al tg che un “vecchio muro” si è sbriciolato. Gl’italiani con queste notizie sbadigliano e cambiano canale. Forse il loro passato è un fardello troppo pesante o forse è solo la presenza di questi maledetti reperti ad impedire la costruzione di piscine e villette abusive.
Inutile quindi sottolineare la sensibilità dell’uomo moderno davanti a queste tragedie culturali, inutile è scrivere ancora una volta in merito alle curiose e “primaverili” (un detto beduino , oggi più amaro che mai, recita “mafi rabia” ossia “non c’è più primavera”) dinamiche politiche internazionali che hanno portato l’ISIS a conquistare Mashrek e parte del Magrheb ed inutile è insistere riguardo il colpevolissimo lassismo (mi costringo a voler esser benpensante ed ottimista) occidentale nei confronti del Califfato, militarmente non irresistibile e politicamente non così autorevole. Ah dimenticavo. E’ “inutile” conteggiare le migliaia di vittime civili barbaramente massacrate.
Palmira quindi probabilmente è perduta. Sfregiata già irrimediabilmente, verrà utilizzata come campo di battaglia e sperimentazione di nuove tipologie di armi e tattiche militari.
Ma non è la prima gemma che il mondo moderno osa cancellare per sempre. Il mondo moderno. Perché è bene tenere sempre a mente che certe dinamiche autodistruttive ci appartengono in toto.
A tutti noi, ingranaggi di questi tempi moderni. Più a noi che ai nostri avi. Loro si, veri cultori del bello.
E non andando troppo indietro, l’elenco di gemme polverizzate va da se. Non ricordando ne la celebre distruzione dei Buddha di Bamiyan (distrutti dai talebani il 12 marzo 2001) ne elencando i tanti, troppi antichi luoghi sacri islamici devastati da questa cricca di fondamentalisti iconoclasti e dai loro foraggiatori in giacca e cravatta.
Dalla città assira Ninive in Iraq, a Raqqa in Siria, dai reperti dei musei iracheni di Mosul e Bagdad (secondo Salam Abdulsalam, docente di architettura a Baghdad, fino a questo momento, almeno 32.000 pezzi sono stati trafugati da 12.000 siti archeologici in tutto il Paese) ai musei di Apamea ed Aleppo in Siria, alle antiche città assire di Hatra, Khorsabad, Dur-Sharrukin e Nimrud in Iraq.
Senza dimenticare la distruzione di Dura Europos , definita la “Pompei del deserto”, il saccheggio del sito di al-Nabuk , la devastazione del teatro romano di Bosra , di un antico santuario musulmano sciita a Tikrit (luogo di sepoltura per 40 personaggi di primo piano nella storia musulmana) e l’abbattimento della moschea degli Omayyadi, costruita nel 705, ad Aleppo. L’elenco insomma è lunghissimo e dovrebbe anche essere straziante. Dovrebbe.
Tutto ormai un ricordo di quel che furono le grandi civiltà assira e babilonese. Omettiamo ciò che l’ISIS sta facendo in Libia. Ma solo perché costringerei il lettore a far le ore piccole.
Insomma il mondo occidentale come intende ovviare alle “distrazioni” di questi anni?
Sicuramente si aspetta un responso dall’oracolo Nobel Obama. Uno che per la pace è stato premiato. Uno che “Indiana Jones” o “Monuments Men”, film dove soldati americani proteggono a costo della loro vita delle opere d’arte minacciate dai nazisti, li avrà visti centinaia di volte.
Come intende procedere l’esercito yankee, che di arte sulla coscienza ne ha parecchia?
E l’Europa? Sempre pronta a seguire in ogni guerra il prode padroncino americano, questa volta che fa? In quale cassetto avrà dimenticato i principi ispiratori della tanto travagliata “Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico” del 1995?
No. L’Europaa bombarda l’ISIS a suon di moniti innescati con pura indignazione e fatti detonare sottovoce. Perché anche quando si parla di tagliagole ci vuole rispetto e tatto.
Hollande si dice “preoccupato”, Renzi scrolla le spalle , la Merkel ha la testa nel Donbass mentre Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco, si sbilancia con un “Palmira è uno straordinario patrimonio mondiale e un’eventuale distruzione sarebbe non solo un crimine di guerra ma un’enorme perdita per l’umanità”. Insomma un monito da brivido per l’ISIS. Magari tolgono gli occhi da Leptis Magna e Sabratha in Libia e magari si rimangiano la parola su Piramidi, Colosseo e luoghi sacri europei. Magari volevano solo mettersi in mostra. Magari.
Aspettiamo quindi una contromossa del Califfato , ormai messo alle strette da moniti e smorfie indignate.

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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