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Palermo, GdF e Carabinieri sequestrano noti locali del capoluogo

Un’attività svolta congiuntamente dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri e dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo ha portato al sequestro, ai sensi della normativa antimafia, di un ingente patrimonio, costituito da numerosi complessi aziendali, quote di società, beni immobili (terreni, appartamenti e magazzini), autoveicoli, nonchè disponibilità finanziarie (conti correnti, depositi a risparmio, polizze assicurative), per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di prevenzione su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Il sequestro, finalizzato alla confisca, è stato eseguito nei confronti di:

DE SANTIS Maurizio, nato a Palermo il 12.08.1965 (in atto detenuto, tratto in arresto, con la moglie SALERNO Rita e il figlio DE SANTIS Giovanni il 4 aprile 2014, nell’operazione denominata “BUCATINO”);

SALERNO Luigi, alias Gino, nato a Palermo il 07.02.1947 (in atto libero, già condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione mafiosa ed estorsione aggravata a 9 anni di reclusione).

SALERNO è soggetto ritenuto “contiguo” alle famiglie mafiose di Palermo Centro e Porta Nuova.

Dallo sviluppo delle recenti indagini svolte dai Carabinieri fino al 2014, lo stesso sarebbe stato avvicinato da esponenti del sodalizio mafioso per reperire fondi da investire successivamente per finanziare un traffico di stupefacenti.

DE SANTIS Maurizio, genero del Salerno, risulta invece accusato di varie condotte estorsive con minacce aggravate dal metodo mafioso, ai danni di imprenditori della provincia palermitana, ai quali veniva richiesta la c.d. “messa a posto” per lo svolgimento delle loro attività

Le indagini hanno consentito di individuare un ingente patrimonio illecitamente accumulato in diversi anni di malaffare. Note aziende operanti nel salotto di Palermo, ville, appartamenti, auto, terreni e conti correnti sono stati passati al setaccio dagli investigatori e, alla luce della evidente sproporzione tra il loro valore e i redditi dichiarati, sottoposti a sequestro.

In particolare, il Tribunale di Palermo, oltre a quanto già emerso dalle indagini di polizia giudiziaria, ha infatti ritenuto che i beni oggetto di sequestro siano ingiustificati rispetto alle disponibilità accertate dei proposti, atteso che gli investimenti economici non sarebbero stati finanziati da redditi fiscalmente dichiarati dai rispettivi nuclei familiari.

Tra le aziende sottratte alla disponibilità, si evidenziano:

-il ristorante “Cucì”, già “Bucatino”, di via Principe di Villafranca, luogo di importanti incontri tra boss mafiosi della Provincia;

– il ristorante “Unico”, di via Principe di Villafranca;

– il bar / tabacchi “Daita Caffetteria”,di via Daita

-il locale “Jazz’n Chocolate”,di via Giacalone (sequestrata quota pari al

60%)

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Redazione

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