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Palazzotto (Sel): “Cara Mineo, si revochi l’appalto e si affidi a Protezione Civile” – Musumeci: Antimafia apre indagine su gestione del Cara

“Da anni denunciamo come il Cara di Mineo fosse al centro di una grande speculazione economica e politica e oggi ci aspettiamo che chi ha volutamente chiuso gli occhi su quello che accadeva attorno a quella struttura si assuma le proprie responsabilità.” Lo dichiara il deputato siciliano di Sinistra Ecologia Libertà on. Erasmo Palazzotto.

“Il quadro che emerge dalle inchieste in corso sui rapporti tra la politica e il consorzio di cooperative legate al centro di Mineo è davvero inquietante e per questo è necessario revocare immediatamente la gestione al consorzio e affidarlo alla Protezione Civile, in attesa che venga definitivamente chiuso. Siamo davanti ad una vera e propria holding della disperazione in cui risulta opaco il ruolo del Sottosegretario Castiglione e dello stesso Ministro Alfano, di cui Castiglione è il luogotenente in Sicilia. Ho depositato oggi un’interrogazione alla Camera dei Deputati, per chiedere ad Alfano come è stato possibile che né lui né il suo compagno di partito, Castiglione, si accorgessero del colossale conflitto di interessi di Odevaine, che del centro di Mineo era contemporaneamente controllore e dipendente” conclude Erasmo Palazzotto.

 

L’interrogazione completa

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro per l’integrazione. — Per sapere – premesso che:

il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Mineo è stato inaugurato il 18 marzo 2011 a seguito della proclamazione dello stato di emergenza nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini stranieri provenienti dalle regioni del Nord Africa con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 aprile 2011; 

il CARA è ospitato presso il «Villaggio della Solidarietà» di Mineo, composto da 403 villette di proprietà della Pizzarotti spa di Parma; 

il residence è diventato il «Villaggio della Solidarietà» attraverso un decreto di requisizione, il n. 16455 del 2 marzo 2011;

il costo stimato di indennizzo che è stato pagato dallo Stato alla Pizzarotti spa è pari a circa 6 milioni di euro all’anno;

la struttura è affidata al Consorzio siciliano di cooperative sociali Sisifo (LegaCoop), capofila di un raggruppamento composto da Sol.Calatino Caltagirone (aderente al Consorzio Sol.Co. Catania, rete di imprese sociali siciliane operante a Mineo dal 28 dicembre 2009), la coop-azienda di ristorazione Cascina di Roma, la Senis Hospes e la Domus Caritatis; 

l’accordo raggiunto con l’ente gestore prevedeva un costo di 46 euro per ogni rifugiato ospitato dal centro; 

la struttura di Mineo attualmente ospita oltre 4.000 migranti, a fronte di una capienza stimata di 2000 unità. A tal proposito, si rileva come l’incremento degli ospiti nella struttura sia riferibile al periodo in cui terminava lo stato d’emergenza e contestualmente il pagamento diretto dello stato dell’indennizzo alla Pizzarotti spa;

nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale” emergerebbero inquietanti elementi riguardo a numerose attività criminali connesse alla gestione dei flussi migratori e dei centri di accoglienza per i richiedenti asilo che dimostrerebbero come alcuni personaggi, oggi arrestati o indagati, avrebbero, con grave danno alla collettività, tratto vantaggi personali grazie a rapporti privilegiati anche con gli uffici del Ministero dell’Interno; 

in particolare, desta particolare allarme la notizia secondo la quale uno degli arrestati, Luca Odevaine, fosse contestualmente membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione, a cui spettava il compito di valutare gli appalti per l’affidamento dellagestione del CARA, ed esperto di problematiche legate all’immigrazione e consulente del Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, ente attuatore del CARA di Mineo;

per questa consulenza sarebbe stato indicato dal Sottosegretario all’agricoltura, Giuseppe Castiglione, all’epoca Presidente della Provincia di Catania, citato tra l’altro in un’intercettazione telefonica pubblicata il 9 dicembre su Repubblica, dalla quale emergerebbe che Odevaine, parlando con una terza persone, avrebbe riferito di un incontro con lo stesso Castiglione, a Catania, per discutere dell’appalto per la gestione del Cara di Mineo e del soggetto, già individuato, che avrebbe dovuto vincere la gara d’appalto;

tale duplice ruolo avrebbe infatti consentito ad Odevaine di orientare e gestire il flusso di appalti nel sistema dell’emergenza immigrati, un affare da cento milioni di euro, in modo da favorire sempre gli stessi gestori, il consorzio di cooperative sociali chenegli ultimi tre anni gestisce il CARA di Mineo, il più grande centro d’Europa; 

in sostanza, per gli inquirenti, Odevaine, sarebbe l’uomo su cui poteva contare l’organizzazione criminale per indirizzare i milioni di euro dell’immigrazione;

inoltre, Odevaine, nel giugno di quest’anno, oltre ai ruoli ricoperti e richiamati in premessa, avrebbe fatto parte anche della commissione giudicatrice le proposte relative al bando per la gestione dei servizi del Cara di Mineo, così come era già successo nel 2012;

da fonti di stampa apprendiamo come la gara di giugno siastata vinta dall’Ati (associazione temporanea di imprese) che ha come capogruppo mandatario il Consorzio Casa della Solidarietà, a cui le altre aziende facenti parte dell’Ati hanno dato l’incarico di trattare con il committente. Sono le stesse cooperative e aziende che hanno gestito il Cara sinora: Sisifo, Sol.Calatino, Senis Hospes, Cascina Global Service, Pizzarotti e c. s.p.a, comitato provinciale della Croce Rossa Italiana;

rispetto al passato, dunque, sarebbe cambiato solo l’ente capofila: prima dell’ultimo appalto era sempre stato il Consorzio Sisifo, coinvolto nel 2013 nella scandalosa gestione del Cpsa di Lampedusa;

in definitiva, a parere degli interroganti, ciò che emerge dalle pagine dell’inchiesta Mondo di Mezzo, è un complesso sistema di rapporti tra la politica ed il business dell’immigrazione con il Cara di Mineo che diventa, anche grazie alla figura di Odevaine, un vero e proprio centro di smistamento dei flussi di migranti verso le altre strutture facenti capo alla Mafia Capitale;

solo così si può comprendere con chiarezza il motivo del sovraffollamento della struttura finalizzato alla creazione di un’emergenza continua attraverso cui bypassare tutte le procedure ordinarie per le gare d’appalto ed affidarle direttamente alla rete di cooperative appartenenti al sistema d’affari di Mafia Capitale;

già in passato l’interrogante aveva denunciato sia mezzo stampa che attraverso atti parlamentari, come il Cara di Mineo sia stato pensato per diventare centro di smistamento dei flussi di migranti da e per i centri di accoglienza straordinari e di come un centro di tali dimensioni sia inadeguato all’accoglienza ed all’integrazione, paventando il rischio che diventasse solo un grande centro speculativo;

infine, dai dati sulla distribuzione dei rifugiati in Italia per Regione nei CARA, nelle strutture temporanee e nei SPRAR, pubblicati sul sito del Ministero dell’Interno emerge la seguente situazione al 30 settembre 2014: in Sicilia sono presenti il 24% dei migranti, nel Lazio il 13%, in Puglia il 10%, in Lombardia il 9%, in Calabria e Campania il 7%, in Emilia Romagna il 5%, in Piemonte e Toscana il 4%, in Veneto e nelle Marche il 3%, in Liguria, Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna il 2%, in Umbria, Basilicata e Abruzzo l’1%; 

dalla lettura di questi dati appare evidente che, a parte la Sicilia che ha una ragione geografica tale da giustificare una percentuale di accoglienza così elevata, essendo punto di sbarco, non si comprende invece come la seconda regione sia il Lazio, con il 13% e soprattutto Roma, se non alla luce delle intercettazioni di Odevaine che dichiara di aver fatto aumentare i posti Sprar su Roma da 1000 a 2500 e soprattutto non si capisce come il tutto sia avvenuto senza destare alcun sospetto:-

– Quante siano e quale sia la ragione delle deroghe concesse al rapporto tra popolazione dei comuni/migranti previsto dal progetto SPRAR. In particolar modo riguardo il Comune di Roma si chiede di conoscere le ragioni, nonché le procedure autorizzative, che hanno portato ad una così grande crescita del numero di ospiti delle strutture per richiedenti asilo;

– Se e quali controlli sui requisiti soggettivi ed oggettivi degli enti gestori dei centri per migranti siano stati posti in essere, in via ordinaria, per accertare l’assenza di conflitti di interessi nonché l’eventuale presenza di ulteriori ragioni ostative all’affidamento;

– Se siano stati portati avanti dei controlli sul CARA di Mineo in ordine alla regolarità degli affidamenti e quale sia, ad oggi, il costo della struttura differenziando fra costo di gestione e costo per l’affitto;

– Quali siano le ragioni per cui il numero di ospiti del CARA di Mineo sia stato mantenuto costantemente al doppio della capienza consentita, e quali siano le procedure e i responsabili di tali deroghe alla capienza;

– Se il Ministro non ritenga che la figura di Odevaine fosse in conflitto di interessi, occupando simultaneamente il posto di membro del tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione e di dipendente del consorzio di gestione del CARA di Mineo. Si chiede, in tutti i casi, di sapere se fosse noto al Ministero questo doppio incarico e, nel caso, perché sia stato consentito;

– Se in via cautelativa, in attesa delle risultanze dell’indagine in corso ma alla luce delle evidenze già diffuse dalla stampa, il Ministro non ritenga di dover intervenire sospendendo l’appalto di affidamento di servizi per il Cara di Mineo ed avviando la procedura di chiusura della struttura, ad esempio affidandola alla Protezione Civile per il periodo necessario alla sua dismissione.

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Redazione

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