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Acireale: bagarre sul Palazzetto dello Sport

Il consiglio comunale approva la proposta dell'Amministrazione, ma in aula sono presenti solo 17 consiglieri

«Anche io come il consigliere Greco pensavo che, come dire, l’aula fosse piena e tutti avremmo votato quest’atto che consente chiaramente agli avvocati che hanno avviato un percorso importante di difesa della nostra città e ritengo e ribadisco che l’immobile, il Palazzetto, è e deve rimanere di proprietà della città di Acireale. Non comprendo assolutamente chi lascia l’aula nel senso che si viene in aula per rappresentare i cittadini. Si può votare contrari, si può votare favorevoli però è giusto rimanere in aula, dibattere, dire la propria, assumersi le proprie responsabilità. Posso non condividere, come dire, il voto contrario o favorevole, ma non chi abbandona l’aula diciamo non fa assolutamente il bene della città […] » – è con queste parole  che il Sindaco Roberto Barbagallo ha preso atto delle numerose e pesanti assenze al momento del voto della delibera avente ad oggetto la presa d’atto della destinazione a pubblico servizio del Palazzetto dello Sport di contrada Tupparello.

Amarezza, stupore, imbarazzo sono trapelati dagli sguardi e dalle parole del Primo Cittadino alla fine del consiglio comunale poichè evidentemente non presagiva tale “spettacolo”. Difatti sino a quel momento  gli argomenti ed i toni utilizzati durante le comunicazioni sembravano far presagire una seduta tranquilla per l’Amministrazione comunale.

Le segnalazioni e le doglianze sulla scerbatura, sul trasbordo e la raccolta dei rifiuti, sulla lentenza della commissione toponomastica, sulla pericolisità di alcune arterie e sulla manutenzione dell’illuminazione e della casa dell’acqua hanno ricevuto risposta esaustiva dal Primo cittadino il quale ha peraltro incassato l’approvazione del regolamento comunale per la definizione agevolata delle controversie tributarie in forma unanime.

Argomento spinoso della serata si è dimostrato, invece, la presa d’atto della destinazione a pubblico servizio del Palazzetto dello Sport di contrada Tupparello che a dire dell’amministrazione agevolerà la difesa del Comune di Acireale nel probabile futuro giudizio di Cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Catania n.418 del 2017 che riformando la sentenza di primo grado del Tribunale di Catania  n. 910 del 2012 ha dichiarato il Palazzetto del Sport pignorabile perchè non appartente al patrimonio indisponibile del comune.

« I dubbi sorgono spontanei e sono avvallati da giurisprudenza costante.» – ha dichiarato convintamente il consigliere di maggioranza Adriana Finocchiaro precisando poi che

Adriana Finocchiaro

«È vero che la sentenza richiama giurisprudenza in base alla quale la destinazione a patrimonio indisponibile può avvenire anche successivamente alla concessione dell’ipoteca facendola venir meno, ma dispone anche che nel caso di specie non è applicabile poiché manca il requisito più importante che è quello oggettivo. Ovvero dell’apparenza attuale dell’opera alla proprietà pubblica che invece spetta sino alla scadenza al privato titolare del diritto di superficie. […]  Riguardo, infine, il ricorso per Cassazione ho sentito che questa delibera potrebbe aiutare un eventuale ricorso per Cassazione. Io non lo ritengo, invece, diciamo, opportuno. […] Non vedo come questa delibera possa aiutare […] Quindi per questi miei dubbi non posso votare questa delibera. »

Angelo Bruno Piro

«[…] Ho forti dubbi sulla legittimita di quest’atto anzi penso che vi possano essere i requisiti  che questa delibera sia illegale in quanto il Comune può disporre dal punto di vista amministrativo dei beni in suo esclusivo possesso non solo materiale, ma anche e soprattutto giuridico al cento per cento. […] In definitiva il mio dubbio è che si sta deliberando al di fuori dei poteri del consiglio comunale al solo scopo di poterla portare, detta delibera, in Corte di Cassazione. […]» – ha rincarato la dose  il consigliere della Lista Primavera Angelo Bruno Piro.

Luciano Scalia

A gettare il cuore oltre gli ostacoli e i dubbi  giuridici ci ha pensato il consigliere comunale Luciano Scalia seguito poi da alcuni consiglieri di maggioranza  «Al di là  di quelle che possono essere le perplessità in merito alla delibera […] però voglio dire una cosa: noi siamo consiglieri comunali e quindi rappresentiamo in aula la città. Gli interessi della città. […] Oggi avrei fatto una battaglia politica qualora questa amministrazione avesse acquistato il terreno e l’avesse reso bene disponibile. Là è dove la politica deve entrare in merito! Ma quando si tratta che la politica e qualunque tipo di amministrazione cerca di rendere pubblico un manufatto del genere non dobbiamo nemmeno discutere! […] Il nostro dovere è questa sera  quello di votare, secondo il mio parere, è per questo che voterò favorevolmente questa delibera per il bene della nostra città […]»

Dubbi, distinguo e continue astensioni non sono però il dato politico maggiormente allarmante per l’amministrazione comunale. Difatti i già pochi 21 consiglieri di inizio seduta al momento del voto sulla controversa delibera sono rimasti solamente in 17 garantendo a stento il numero legale.

A dare ufficialmente il via ad un vero e proprio “esodo” ci ha pensato il consigliere comunale di Acireale Civica Nino Sorace che durante la fase dei chiarimenti ha dichiarato

Nino Sorace

«Allora io presidente dichiaro che dalle carte che mi sono state fornite tramite pec a me non risulta che questo » – riferendosi al terreno su cui sorge il Palazzetto dello Sport – « sia presente nel nostro patrimonio comunale per cui io lascio la seduta appunto per quello che ho detto già pocanzi»

Tuttavia nonostante  le assenze con 14 voti favorevoli, 2 astenuti e 1 contrario la delibera è stata approvata. Decisiva è stata la presenza di alcuni componenti della opposizione consiliare che per senso di responsabilità sono rimasti in aula per garantire il numero legale alla seduta e la presenza di uno “zoccolo duro” fedele al Sindaco Barbagallo. Insomma all’avvicinarsi dell’elezioni regionali si preannunciano tempi duri per l’amministrazione comunale acese che  su una semplice presa d’atto rischia di non avere i numeri in aula consiliare.

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