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Palasport di Acireale, l’appello di Gianluca Cannavò

La nota dell'ex consigliere provinciale

Questa sera il consiglio comunale sarà chiamato a discutere del PalaTupparello, una struttura dalla quale – l’ho detto e lo ripeto – il Comune farebbe bene a tenersi a distanza, non avendo le competenze e le risorse per gestirlo e, cosa più importante, non essendone proprietario. Giacché, udite udite, il Comune di Acireale, attraverso il denaro della collettività, sarebbe intenzionato ad andare a comprare un immobile del costo di oltre 4 milioni e per la cui messa in sicurezza ne occorre almeno un altro di milione. Il tutto caricando di debiti il futuro di questa città per comprare un Palasport che sarà destinato a fare la fine del Teatro Maugeri. Un’operazione da sconsiderati che, forse, potrà interessare a qualcuno ed in questo senso nella nostra mente si moltiplicano le illazioni, per buona parte legate a qualche ramo della burocrazia. Perché, è giusto che si sappia, i vertici dell’IRFIS  a mio parere non hanno creduto alle loro orecchie quando si sono trovati davanti il sindaco di Acireale che, chissà per quale arcano motivo o all’insegna della massima sprovvedutezza (vogliamo optare per la seconda ipotesi), chiedeva di pagare qualcosa che nessuno, di fatto, potrà mai togliere alla città. Il Comune, in sostanza, vorrebbe pagare debiti contratti da altri, quando invece sarebbe più logico che l’IRFIS, per recuperare il proprio credito, mettesse all’asta – attraverso il Tribunale – lo stesso Palasport, tenendo fuori da ogni contesto la collettività acese. Colui che se lo aggiudicherà pagherà la somma necessaria per soddisfare l’IRFIS, vittima della rocambolesca operazione orchestrata un trentennio orsono, ma di certo non potrà sdradicare la struttura da dove si trova. Questo significa che il nome di Acireale continuerà ad essere legato agli eventi di maggiore richiamo, come è avvenuto sin qui e a costo zero per la collettività acese che non merita l’aggravio di debiti che si vuole mettere in atto per fare contento non si capisce chi. E’ incomprensibile questo “mangiasciume” – come si dice dalle nostre parti – manifestato dall’amministrazione comunale di Acireale che, purtroppo, ci lascia pensare e riflettere, come vorremmo che facessero i consiglieri comunali, giusto per evitare che un giorno possano essere convocati dalla Corte dei Conti o dall’Autorità giudiziaria per fornire spiegazioni rispetto a quella che ha tutti i connotati per apparire come un’operazione “suicida”. L’amministrazione comunale lasci il Palasport all’IRFIS e risparmi il fiume di denaro che per 30 anni dovrebbe impegnarsi a corrispondere. Comprare il PalaTupparello, soprattutto nelle condizioni in cui si trova, non è affatto un affare per il Comune. Se, dunque, l’amministrazione comunale insiste su questo percorso a noi – ma non solo – sorgono forti sospetti rispetto ai quali varrebbe la pena porre la lente di ingrandimento su certa burocrazia che spinge per l’acquisto dell’immobile. E per dirla con Papa Pio XI, “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”. Non vorremmo, dunque, essere facili profeti, anche perché fatti e circostanze sono evidenti e chi intende farsi bidonare deve farlo con i soldi propri, non con quelli della collettività. Ai consiglieri comunali il compito di scardinare questo “meccanismo” che viene portato avanti come un’operazione di successo, quando invece è soltanto uno sperpero di denaro pubblico, secondo soltanto a quello impiegato per l’acquisto e la ristrutturazione del Teatro Maugeri.

Gianluca Cannavò già consigliere provinciale di Catania e amministratore locale di Acireale.

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Redazione

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