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Paco, il folletto dei boschi

Il racconto di Donata Andreina Anna Virgillito

È Paco, il folletto dei bosco il racconto che apre il secondo mese dei Racconti da Urlo arrivati in redazione.

L’autrice dice di se: Moglie, mamma, commercialista di professione, scrittrice per passione. Vivo e lavoro a Catania. Amo i viaggi, lo sport all’aria aperta. Per me il bicchiere è sempre mezzo pieno.

Vi è un luogo, sui pendii del Monte Civetta, lungo un sentiero stretto tra boschi di pino silvestre, dove il sole non arriva quasi mai e d’inverno diventa un paesaggio ghiacciato. Strade di ghiaccio, muri di ghiaccio, alberi ricoperti di neve ghiacciata, casette immerse nel ghiaccio e viuzze tutte di ghiaccio. Non soffia il vento. Non cantano fringuelli alpini. Tutto è sospeso.

D’estate, come d’incanto, il mondo gelato si trasforma in una foresta di pini e prati verdeggianti. Farfalle variopinte s’inseguono tra primule, gigli, papaveri, volando da un ramo all’altro degli alti pini, rigogliosi e fieri, dopo l’inverno gelido, che piega tutto, persino loro.

Paco è il folletto di questo luogo. Vive nelle fessure dei una piccola baita ed ha il potere di mutare aspetto qualche volta per dispetto.

Un giorno d’estate, una famiglia diretta in cima pedalava senza fretta, cantando canzoncine stonate. Paco riposava soddisfatto dopo un gustoso pranzetto: bacche selvatiche e miele, quanto, tutto ad un tratto, un suono apocalittico lo paralizzò all’istante. Il padre aveva interrotto la melodia celestiale intonata dal più piccolo Paco, scontento, decise di fare uno scherzo al genitore. Cambiò il suo aspetto e divenne volpe, che corse veloce verso la famiglia. I ragazzini gridarono entusiasti. Anche la mamma urlava, ma sembrava spaventata. Paco sorrise. Da volpe si trasformò in lepre, poi in scoiattolo e quindi in gatto, ce miagolò proprio davanti al padre, che apriva il gruppo e fu costretto a fermarsi. Paco ritornò folletto e così, piccolo, si arrampicò sulla bici e afferrò la borraccia.

Il padre strizzò gli occhi incredulo: una piccola creatura fatata beveva la sua acqua e sembrò che parlasse: “Non mortificare un bambino che esprime talento. Accompagnalo, perchè possa fare meglio”.

Altre volte, Paco crea diversivi per ridere un pò, per rendere la giornata brillante. Sposta zaini riempiti di rifiuti, rotola sassolini, raduna gli animali per fare festa e attirare o spaventare i turisti.

D’inverno, Paco si burla degli sciatori che si nascondono dietro al baita a fare pipì. Ed allora, interviene, nasconde bastoncini, crea rumori spaventosi e l’incauto sciatore si allontana, senza essere riuscito a contaminare il suo luogo sacro.

Un giorno, il folletto incontra Carlotta. L’ha già notata altre volte, sci sotto i piedi, rallenta, dove tutti si lasciano andare, per ammirare il paesaggio ghiacciato. Paco sente che si può fidare. Un giorno in cui lei ascolta il silenzio, Paco le si avvicina, prima lepre, poi cane, infine uccellino. Lei lo guarda incuriosita, ma non scappa. Buon segno. Ed allora, Paco ritorna folletto, le sale su un ginochio.

Cominciano a dialogare. Lui ascolta rapito quella voce che trasmette serenità e racconta di lei e dei suoi figli. Paco, commosso dalla tenerezza che illumina la giovane mamma, le sussurra: “Stasera porterai un regalo ai tuoi bambini. Ascoltami. Ti racconto una storia”. E comincia a parlare del folletto Paco, degli scherzi e delle meraviglie del suo bosco.

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Redazione

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