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Ospedale di Acireale: la lettera di un cittadino alle istituzioni

L’ospedale di Acireale continua ad essere al centro del dibattito dell’opinione pubblica acese. Il nosocomio acese, soprattutto all’interno del pronto soccorso e del settore di astanteria, vive una situazione di costante sovraffollamento che provoca degli evidenti disagi a tutta l’utenza. A proposito di disorganizzazione, la scorsa settimana avevamo raccolto la testimonianza del figlio di una degente che ha raccontato la situazione dell’anziana madre.

Oggi invece pubblichiamo la lettera scritta dal cittadino acese Giuseppe Licciardello, il quale con questa missiva racconta la situazione dell’ospedale acese allo scopo di sensibilizzare le istituzioni locali e nazionali in merito a tali problematiche. La lettera è stata inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed ad altre istituzioni come il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro della sanità Beatrice Lorenzin, il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, l’assessore regionale alla salute Baldo Gucciardi ed il prefetto di Catania Maria Guia Federico. Ecco di seguito il testo della lettera firmata da Licciardello:
« Illustrissimo Signor Presidente

Mi chiamo Giuseppe Licciardello e risiedo ad Acireale in Provincia di Catania. Questa mia lettera, scritta anche col pugno di tanti acesi, ha un solo obiettivo ed e’ quello di portare a conoscenza a quante più autorità possibili, la devastante situazione che ogni giorno si vive presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Acireale. Avevo in passato sentito tanti amici lamentarsi, ma costatando personalmente la situazione ho notato che è veramente insostenibile. Ogni giorno le persone vengono abbandonate al loro destino in una situazione di degrado e sporcizia totale: 20/30 persone ricoverate in astanteria per giorni e giorni senza sapere quale sarà il loro destino, alle quali si aggiungono i parenti e tutti i visitatori. Di notte la situazione peggiora ancora di più, in quanto il pronto soccorso non è per nulla controllato ed a volte rimane con la porta aperta con la possibilità che chiunque possa girare indisturbato nei locali suddetti. Parlo, come dicevo, per esperienza personale. La settimana scorsa ho ricoverato mia madre, 93 anni di circa 100 kg di peso; è stata lasciata in una barella per circa 5 giorni per poi essere trasferita all’Ospedale di Giarre. Due giorni dopo è stata di nuovo trasferita all’Ospedale di Acireale per una semplice ecografia per poi essere di nuovo sballottata verso l’Ospedale di Giarre. Mentre stavo lì, un mio cugino viveva esattamente la stessa situazione con la madre in questo caso di 85 anni. Un’altra vecchietta col femore rotto ancora da diagnosticare rimase in barella per due giorni, prima che venisse curata. Ma potrei raccontarne tante altre. Il padre di una mia conoscente è stato lasciato in barella per 6 giorni con una grave ischemia in corso e quando i parenti hanno capito che il loro congiunto non avrebbe mai visto un letto del reparto dell’Ospedale, sotto la loro totale responsabilità ed a loro spese, hanno deciso di trasferirlo di domenica, presso l’Ospedale Cannizzaro dove il malato ha ricevuto immediatamente tutte le cure del caso. La situazione dell’Ospedale di Acireale è proprio questa, i reparti funzionano e anche bene, ma il problema è che i posti letto non sono fatti per i malati che arrivano tramite pronto soccorso, ma vengono gestiti “tipo clinica privata”. Il ricovero viene effettuato direttamente in reparto dopo aver preso accordi con il “luminare” di turno o tramite “raccomandata”, mentre i malati che sostano in astanteria del pronto soccorso, rimangono posteggiati in barella per giorni e giorni, dimenticati da tutti fino a quando i parenti per disperazione decidono di trasferirli altrove o nei casi peggiori, quando giunge la morte e ci pensa lei a risolvere tutti i problemi che un sistema politico e sanitario malato come il nostro non è più in grado di risolvere. Proprio come è successo a un’altra mia conoscente che ha visto morire il proprio marito in una situazione così assurda. Perché le dirò anche questo, ci sta bene anche morire, se lì non sono in grado di aiutarci, ma che almeno si possa morire con la stessa dignità con la quale si è vissuti, e non in mezzo a sconosciuti che ti guardano, a finestre rotte, su barelle sporche senza neanche un lenzuolo monouso, al fetore proveniente dall’unico bagno ed alla sporcizia totale presente in qualsiasi angolo di quei locali. Le chiedo scusa per il mio sfogo, ma le assicuro che tutto quello che ho scritto è la pura e sacro santa verità, basta venire al pronto soccorso di Acireale e constatare di persona. Non sono in grado di sapere se questa mia lettera possa servire a qualcosa, ma le assicuro che la mia battaglia e quella di tanti cittadini onesti come me continuerà. Per le condizioni in cui versa sarebbe molto più logico chiudere il PS di Acireale, facendo in modo a quel punto che il 118 sia costretto a portare i malati altrove. Mi auguro si possa fare qualcosa, me lo auguro da cittadino, da padre, da figlio e da elettore che continua, malgrado tutto, a credere nella giustizia ed ad un futuro migliore per il proprio Paese.

Distinti Saluti

Giuseppe Licciardello»

Foto di repertorio.

 

 

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